Non è un documentario “La maison des femmes” di Melisa Godet, ma il racconto, acuto e preciso, di come vive e funziona il centro di accoglienza delle donne maltrattate aperto a Saint-Denis nel 1916. Di questa iniziativa, che ha avuto molto seguito in Francia (ce ne sono oggi 39), vediamo successi e difficoltà (economiche e non solo), l’ottimismo attivo di molte operatrici e lo sconforto a fronte di qualche sconfitta. Un film che non addolcisce i lati più seri ma non scade nel didascalismo. Anche grazie a un cast di ottime interpreti, in primo piano Karin Viard, Laetitia Dosch e Oulaya Amamra
La Maison des Femmes, la Casa delle Donne, esiste davvero, non è solo il titolo di un film in uscita nelle sale italiane in questi giorni. È un luogo di accoglienza costruito per le donne e con le donne, alle porte di Parigi, per offrire aiuto concreto, cura e assistenza, e prima di tutto ascolto. Perché spesso le donne che hanno subito violenza hanno disimparato a parlare, a dire i propri bisogni, a esercitare i loro diritti, a scegliere autonomamente. Non lo sanno più come si fa a essere libere, e proprio da qui, dalla necessità di una nuova consapevolezza si cerca di partire, per ripensare il presente e immaginare il futuro.
La Casa delle Donne è stata costituita a Saint-Denis nel 2016 grazie all’impegno di una ginecologa, Ghada Hatem, ed è sopravvissuta per dieci anni in mezzo a mille difficoltà, combattendo quotidianamente contro la cronica mancanza di fondi, l’indifferenza della politica, lo spettro costante della chiusura, i piccoli e grandi fallimenti quotidiani. Sì, perché non tutti i percorsi si concludono nel migliore dei modi e la sensazione di impotenza, la voglia di gettare la spugna e arrendersi definitivamente fa spesso capolino tra una fatica e l’altra, qualche sporadica vittoria e più di un’amara sconfitta. Senza dimenticare che la Casa delle Donne ha dovuto sopravvivere anche a una pandemia. Ma alla fine questo modello ha mostrato la sua grande efficacia ed è stato replicato altrove. Oggi, in tutta la Francia, sono trentacinque le Maison des Femmes attive.
Il film della 42enne regista e sceneggiatrice Mélisa Godet, al suo esordio dietro la macchina da presa, non è un documentario: è un tentativo perfettamente riuscito di raccontare una storia vera con grande aderenza alla realtà ma anche con la capacità di coinvolgere emotivamente noi che guardiamo. Di interpellarci e in qualche modo spingerci all’azione. Un grido trattenuto, una lotta quotidiana, un progetto vincente: La maison des Femmes racconta la realtà senza abbellirla, tiene insieme il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, sotto il segno dell’empatia e della fiducia, nonostante tutto. Perché nella pluralità di storie che vengono messe in scena c’è posto un po’ per tutto, per la speranza come per la disperazione, ma in primo piano c’è ancora e sempre l’impegno a cambiare le cose.
Un impegno che vibra in ogni momento di questo film necessario e appassionante, che riesce in un’impresa tutt’altro che facile: mettere in scena la realtà con grande accuratezza, descrivere la violenza e i suoi effetti senza edulcorare niente, ma al tempo stesso evitando ogni didascalismo. Un risultato sorprendente per precisione ed efficacia, merito di una sceneggiatura ben calibrata e di uno stuolo di bravissime interpreti, con in primo piano Karin Viard, Laetitia Dosch e Oulaya Amamra. Nei cinema esce il 29 ottobre con il patrocinio di Amnesty International Italia e il sostegno dell’associazione Differenza Donna e di Kering Foundation.
La maison des femmes – La casa delle donne di Melisa Godet, con Karin Viard, Laetitia Dosch, Oulaya Amamra, Eye Haidara, Pierre Deladonchamps