Bianca si cura dieci minuti al giorno. Ma per salvarsi dovrà rivoltare la sua vita

In Cinema

Tratto dal romanzo di Chiara Gamberale, con la sceneggiatura scritta insieme a Francesca Archibugi, il nuovo film di Maria Sole Tognazzi è un ritratto femminile, ben supportato dalla prova di Barbara Ronchi, gentile, a tratti commovente, un po’ troppo trattenuto. La protagonista è una donna depressa e confusa, lasciata dal marito dopo diciotto anni di matrimonio, che cerca una strada per tornare a credere in se stessa. Consigliata dalla psicanalista Margherita Buy, sperimenta un esercizio curioso e inedito, che la metterà alla prova. Ma ci vorrà altro per rimettere davvero a posto le cose.

Bianca, la protagonista di Dieci minuti, il nuovo film di Maria Sole Tognazzi, ci appare fin dalle prime immagini sprofondata in una sorta di autoesilio dal mondo, una condizione di rassegnata infelicità che dà al suo sguardo una patina di perenne ottundimento. Uno stordimento che di certo ha a che fare anche con la quantità di psicofarmaci di cui ogni giorno si nutre, nel tentativo di sopravvivere alla depressione, alla paura, allo sconforto. Alla consapevolezza, per quanto confusa, di quanto c’è di sbagliato in te, se tuo marito ti ha lasciata dopo 18 anni di matrimonio e una relazione con un’altra donna, e tu non ti sei mai accorta assolutamente di niente.

Con l’aiuto di una psichiatra, la scorbutica dottoressa Braibanti (Margherita Buy), Bianca cerca di rimettere insieme i tasselli dispersi della sua vita e soprattutto di trovare la forza per affrontare finalmente i tanti nodi irrisolti che l’hanno portata, all’apice della disperazione, a tentare il suicidio. La dottoressa Braibanti propone a Bianca una sorta di esercizio da eseguire almeno una volta alla settimana: fare per dieci minuti un’esperienza inedita, provare qualcosa di mai fatto prima, mettersi alla prova, giocare, osare. E la protagonista ci prova, con serietà e abnegazione, cimentandosi persino in furti e sesso occasionale. Ma alla fine si renderà conto che la sfida vera è un’altra: tirare fuori da sotto i tappeti della casa di famiglia (da dove sennò?) i mucchi di polvere nascosti in anni e anni di segreti intrecciati e sguardi elusivi.

È un film pacato e gentile, Dieci minuti, costruito con mano professionale e buoni ingredienti, ma senza la capacità di toccare davvero le corde profonde dell’emozione. Maria Sole Tognazzi, che scrive la sceneggiatura insieme a Francesca Archibugi, adattando per lo schermo un romanzo autobiografico di Chiara Gamberale, sceglie uno stile morbido che smussa ogni angolo e sembra in grado di cicatrizzare ogni ferita, ma perde così per strada la possibilità di graffiare e inquietare.

Barbara Ronchi è brava a reggere il centro della scena, disegnando con Bianca un personaggio fragile e a tratti toccante, ma dialoghi e movimenti sembrano sempre trattenuti, come per un moto di improvvisa timidezza. La sceneggiatura, costruita come una sorta di indagine che a poco a poco svela i vari indizi componendo il puzzle complessivo e rispondendo a tutte le domande, è interessante, a tratti commovente, ma la contemplazione dello strazio dell’abbandono non riesce mai a diventare perturbante. Come accadeva invece, per esempio, ne I giorni dell’abbandono, dal romanzo di Elena Ferrante, protagonista proprio Margherita Buy.  

Dieci minuti di Maria Sole Tognazzi, con Barbara Ronchi, Fotinì Peluso, Margherita Buy, Alessandro Tedeschi, Anna Ferruzzo