Celebrare San Francesco con l’abito perfetto. A Lugano

In Arte, Cinema

Fino al 17 ottobre 2026 Villa Ciani a Lugano ospiterà “Francesco e l’abito perfetto. I costumi di Fratello sole, sorella luna”, mostra a cura di Lorenzo Cantoni e Alessandro Tosi, prodotta dalla Cattedra UNESCO dell’USI in collaborazione con l’Università di Pisa e la Fondazione Cerratelli in occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte di Francesco d’Assisi (1181/2-1226). Il percorso esplora il rapporto profondo e travagliato di Francesco con il vestire attraverso testimonianze biografiche, rappresentazioni artistiche e i costumi di Danilo Donati per il capolavoro di Franco Zeffirelli “Fratello sole, sorella luna”.

C’è un film di Zeffirelli, Fratello Sole, Sorella Luna, che dal 72 galleggia nella memoria attraverso la melodia ineguagliabile di Riz Ortolani e una particolare costruzione delle immagini. Farne il volano per un discorso sulla Regola Francescana, sullo spazio riservato al vestire tra le regole impartite ai seguaci, e sull’iconografia del santo attraverso i secoli,  è forse azzardato – riportare l’attenzione su un modo di fare spettacolo, così peculiare del cinema italiano, non lo è affatto.
Visitando le sale della mostra Francesco e l’abito perfetto. I costumi di Fratello sole, sorella luna a Villa Ciani a Lugano  (che si era già vista in una versione ridotta ma non meno suggestiva a Palazzo Lanfranchi di Pisa) si è messi a distanza ravvicinata con i costumi disegnati da Danilo Donati per il film di Zeffirelli. Vengono esposti su manichini, con una progressione che enfatizza due momenti particolari: la rinuncia ai vestiti da parte del santo nella piazza di Assisi, di fronte al padre,  e l’incontro con Innocenzo III a San Pietro.

In queste due scene, soprattutto nella seconda, si avverte il lavoro del costumista chiamato a creare contrasti tra i colori, sgargianti nei membri della corte pontificia, rispetto al saio  di Francesco. Sappiamo che lo sguardo da vicino tradisce, in un certo senso, la natura del costume, soprattutto di quello cinematografico che è fatto per essere visto attraverso la lente e l’illuminazione del direttore della fotografia. Risulta per questo più gradita la proiezione delle sequenze del film sulle pareti, riportate finalmente alla versione originale in inglese. Cuore della mostra è, si può dire, il documentario a colori girato sul set del film dai fratelli Verdone, Luca e Carlo giovanissimi, che interrogano Zeffirelli in maniera chiara sulla natura dell’operazione. Suso Cecchi D’Amico e Lina Wertmüller, autrici della sceneggiatura, avevano confezionato per il regista fiorentino un Francesco che sta tra Siddharta e Amleto, un  figlio chiamato all’età adulta e allo stesso tempo il  figlio di un Sessantotto un po’ soave e generico. Con l’aiuto determinante di Renzo Mongiardino, questo Francesco è spostato in location clamorose e fantastiche che sono a loro volta chiamate a interpretare i luoghi della vita del santo: San Gimignano “doppia” Assisi e la cattedrale di Monreale “sta” per la basilica di San Pietro.

E’ una logica spettacolare, non priva di una semplificazione pittoricista facilmente riconoscibile, che sviluppa grazie al colore e alla musica le premesse che erano rimaste acerbe (e banali) nel Saint Francis girato parzialmente da Michael Curtiz in Italia nel 1961 – logica che si distacca completamente dal bianco e nero sublime e documentaristico del Giullare di Dio di Rossellini. Il Francesco che parla in inglese è piuttosto un bel ragazzo che cerca una complicità suadente col nostro sguardo, quasi femminea, e per ciò intensa e difficile da dimenticare. Si veda la scena di Francesco con l’allodola, che Zeffirelli riprende dal film di Curtiz trasformando lo sguardo di amore di Francesco disteso sul letto, e volto al pubblico, nella performance del santo sui tetti di San Gimignano con la tunica bianca.

Donati arriva a immaginare i costumi per Zeffirelli forte della collaborazione con lui sui set shakespeariani (La bisbetica domata e Romeo e Giulietta) , ma la stilizzazione prepotente, quasi da Saint Laurent fuori dal tempo, ricorda piuttosto quello che aveva fatto nei film di Pasolini, in particolare nell’Edipo Re, e nel Satyricon di Fellini. Anche per questo motivo la mostra, curata da Lorenzo Cantoni e Alessandro Tosi, viene a prendere un posto particolare tra le celebrazioni della vita del santo che si sono mosse sul crinale tra arte contemporanea e riflessioni su quello che ci mettiamo addosso (ricordo almeno Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea, tenutasi al Palazzo Collicola di Spoleto, e il San Francesco al femminile, organizzato per Giulia Santambrogio dal Museo Hesse di Montagnola). 

Francesco e l’abito perfetto. I costumi di “Fratello sole, sorella luna”, Villa Ciani, Lugano, fino al 17 ottobre 2026