La Babilonia parigina di Yasmina Reza

In Letteratura

Babilonia è un romanzo dell’interno. Senza timore si affaccia sull’abisso dell’animo umano con uno sguardo disincantato, crudo ma mai crudele.

 

Al terzo piano è tutto pronto: sono state rimediate sedie a sufficienza per gli invitati e i calici eleganti in finto vetro sono stati acquistati per l’occasione. Gli ospiti stanno scartabellando nei loro armadi per scegliere il costume più adatto a fare la propria comparsa. Ci si prepara a una delle tante serate della vita, un pretesto come un altro per ritrovarsi tra vicini di casa e amici, per bere e chiacchierare del più e del meno e interrompere il tran tran quotidiano. Nessuno avrebbe mai potuto sospettare che anche la morte, senza i suoi appariscenti abiti di scena, si sarebbe imbucata alla festa di primavera di Elisabeth.

Babilonia è un romanzo d’interni. Yasmina Reza riesce a raccontare un intero mondo senza mai uscire dalle quattro mura scolorite di una palazzina di Deouil-l’Alouette, un quartiere immaginario alla periferia di Parigi. Per l’autrice è sufficiente affacciarsi allo spioncino o spostare lo sguardo da un piano all’altro del condominio.

Nell’appartamento del quarto piano ci sono i Manoscrivi: Jean-Lino, Lydie e il gatto nero Eduardo. Lei esuberante, capelli rosso fuoco e scarpe col tacco. Lui allampanato e maldestro, con il riporto, ha un giubbotto nuovo di pelle comprato da Zara, occhi malinconici con un lampo di malizia. Il gatto, una bestia intrattabile. Sono una coppia come tante, la cui storia è destinata a trascorrere senza che nessuno, o quasi, se ne accorga.

Sicuramente le loro vicende non sfuggono allo sguardo attento di Elisabeth Jauze, nata Rainguez, voce narrante e inquilina del terzo piano, sposata con Pierre e legata da una sincera empatia e amicizia a Jean-Lino. Infatti, pur ostinandosi a darsi del Lei, Elisabeth e Jean-Lino si comprendono meglio di chiunque altro, forse perché accomunati da una stessa esperienza di solitudine passata e presente. Questa amicizia, all’apparenza formale, fatta di silenzi condivisi e piccoli gesti di solidarietà, si rivela essere il legame più autentico di tutto il romanzo, tanto solida da sconvolgere e mettere in pericolo la tranquilla esistenza della protagonista.

Ci vengono poi presentati altri personaggi secondari: sono coloro che Elisabeth incontra durante i preparativi della festa, e sono gli invitati, amici e colleghi bohemian bourgeois dei protagonisti. Infine, fanno capolino sulla scena alcune figure lontane nel tempo e nello spazio che vengono rievocate dalla protagonista e che completano, senza mai apparire fuori posto, il variopinto quadro umano del romanzo. L’autrice descrive tutti loro attraverso delle istantanee dei loro caratteri, quasi possedesse il dono di fotografarne l’essenza. Alcuni di essi appaiono quasi come delle caricature: in maniera tragicomica vengono sottolineate le loro miserie, ma non vengono mai giudicati in maniera netta.  L’autrice si guarda bene dall’osservarli dall’alto in basso: al contrario, sembra quasi che ami le loro mancanze e che voglia penetrare il segreto delle loro debolezze, in primis quelle della protagonista.

Babilonia è un romanzo dell’interno. Senza timore si affaccia sull’abisso dell’animo umano con uno sguardo disincantato, “crudo ma mai crudele”.
Spostandosi da un appartamento all’altro, si scoprono oggetti che rivelano storie, che rievocano eventi passati e che ci aiutano a orientarci nel labirinto delle emozioni e delle ragioni che spingono i protagonisti a compiere determinate scelte, spesso apparentemente irrazionali.  I personaggi, intrappolati e definiti da un paesaggio scolorito, cercano di barcamenarsi in un susseguirsi caotico di eventi e più cercano di mettervi ordine, più le cose sembrano animarsi di una propria pazzia.

Ma il caos e la pazzia, nel nostro mondo tanto stigmatizzata, non sono forse anch’essi parte della normalità? Non conviene forse immergersi in questa follia anziché ostinarsi a volerla controllare, spesso senza ottenere alcun risultato? Come ci suggerisce Yasmina Reza è infatti impresa ardua tentare di scindere la follia dalla ragione, la ragione dal torto. È più che mai complicato decidere se voltare le spalle ad un amico in difficoltà oppure aiutarlo a costo di compromettersi in prima persona.

Babilonia è un romanzo di sfumature: sfumate sono le ragioni del cuore umano che spesso il regime della convenzione non arriva a definire. Ma lo sono anche le descrizioni dell’ambiente in cui la vicenda si svolge: gli spazi descritti arrivano al lettore per impressioni, per pennellate di toni sbiaditi in cui ogni tanto spiccano alcune macchie di colore grottescamente abbagliante, come le Gigi Dool rosse di Lydie.

Anche il confine che separa la vita dalla morte si rivela altrettanto difficile da determinare. La morte è percepita come una presenza quotidiana: lo conferma lo spirito della zia Micheline che torna dall’aldilà per rompere il paralume fiorato un tempo tanto detestato. Lo rivela il tepore di un corpo appena diventato cadavere.

Quello che prima c’era, un momento dopo semplicemente smette di esistere, lasciando dietro di sè una scia di cimeli improvvisamente privi di senso. Forse lasciando orfane le piante nei vasi sul balcone o un animale da appartamento, che sarà costretto a rivedere le proprie abitudini.

La memoria di chi non c’è più si sfuma a sua volta: perfino i nomi incisi nella pietra delle lapidi non possono nulla di fronte al passaggio del tempo che ne cancella a poco a poco le tracce, lasciando solo una parete sporca e grigia.

Sì, ogni vita deve prima o poi lasciare il suo posto ad un’altra, ma non facciamone un dramma. È questo ciò che sembra volerci dire Yasmina Reza, attraverso il flusso di pensieri e le considerazioni a tratti scorrette e graffianti di Elisabeth. Sicuramente non serve a nulla disperarsi: conviene conservare un certo senso pratico e abituarsi all’idea. Forse, nel frattempo, quello che ciascuno di noi può fare è inventarsi la propria gioia, e, perché no, dare una festa per celebrare l’inizio della primavera, comprare dei calici in finto vetro, quelli eleganti, e affacciarsi alla finestra per godersi l’ultima nevicata dell’inverno.