Vivere in mezzo al salmastro: parla Drusilla Foer

In Teatro

Ph © GALLORINI

Intervista a Drusilla Foer alle prese con il suo nuovo spettacolo: Venere Nemica prodotta da Best Sound.
Venere nemica è un inno all’accettazione e alla pietas nel senso originario della parola. Amore e comprensione per una donna, fragile, orgogliosa, rancorosa. Venere diventa, allora, l’archetipo di tante madri che devono confrontarsi con il passare del tempo, con l’attaccamento per i figli, con la competizione, nella fattispecie, per una nuora. In mezzo condizioni e stili di vita tra guerre, avvicendarsi della storia e il concetto di Dio

FOTO © GALLORINI

È partita da Milano la tournée di Venere Nemica, riscrittura drammaturgica della favola di Amore e Psiche di Apuleio a cura di Drusilla Foer. Prima di parlare dello spettacolo e prima del debutto arrivata nella capitale della moda per antonomasia, Drusilla inizia a raccontare di sé, del suo mood ( quella vitale ansia frammischiata a pigrizia che la connota, tipica di persone dotate di profonda sensibilità che sentono e cercano relazioni autentiche, che vivono con curiosità tra domande e  certezze senza esserne dipendenti ) e del suo rapporto con la città di Milano. «Non ho mai capito se io e Milano ci siamo simpatiche o no, ad ogni modo è una città a cui devo molto. La mia carriera teatrale è nata al Parenti».

 Il calore del pubblico accorso al Teatro Leonardo per applaudire il nuovo spettacolo dell’artista toscana lo conferma.  Lontano da snobismi e velleità ermetiche/estetiche, Venere Nemica rende accessibile e contemporanea a un pubblico eterogeneo la storia di miti lontani.

Diverso da Eleganzissima, Venere Nemica racconta la storia di qualcun altro «anche se quel qualcuno ha qualcosa che ci appartiene».  Drusilla sceglie di raccontare la favola mitologica di Apuleio «dal punto di vista di un personaggio laterale, Venere per l’appunto. La più stronza di tutte […] il bello delle storie è che possono offrire diversi piani di lettura, come Pinocchio, per esempio». Lo spettacolo è intriso di humour, malinconia e pietas per questa donna, immortale, competitiva, vanitosa madre alle prese con sé stessa e con la nuora, la bella umana Psiche (paragonata in terra a Venere «Ce ne sarebbe per Freud» – asserisce la Foer) di cui si è innamorato il suo più amato figlio, Eros.

La dea della bellezza sceglie di allontanarsi dall’Olimpo e racconta di quella conchiglia in cui è nata «in mezzo al mare, inquinato e umido», della sua relazione con Vulcano << sempre indaffarato a costruire armi, in mezzo alla polvere>>, dei modi di vivere delle persone tra comodità «vuoi mettere la messa in piega dopo tutto quel salmastro?» e constatazioni «i mortali si preoccupano in vita della morte invece che della vita in vita». Mischiatasi così tra gli uomini mentre narra delle prove inferte a Psiche (resa poi immortale, ma non dea), degli oneri della maternità e delle vicende amorose del figlio sceglie di congedarsi con la consapevolezza che seppur sia stata la prima e unica priorità di sé stessa, almeno ha saputo amare. Suo figlio. Quel figlio che Venere stessa ha deciso di proteggere e salvare quando le era stato annunciato come il più pericoloso. Amore, in fondo, è un sentimento degli umani che può dilaniare insieme all’altro «diabolico e geniale percepire: il senso di colpa».  Nell’offrire la sua versione dei fatti, nella sua scelta di ritirarsi lontano dai consanguinei in Venere Nemica c’è un profondo senso di accettazione in e per questa donna orgogliosa, rancorosa e fragile quale è Venere. Archetipo di vicissitudini universali umane. A coadiuvare la realizzazione scenica dell’operazione drammaturgica la regia di Dimitri Milopulos, la direzione artistica di Franco Godi e la presenza della brava Elena Talenti, nei panni della cameriera di Venere/Drusilla, con cui gioca a duettare la Foer.

Drusilla Foer prima di essere l’artista di successo che si conosce trascorre un’infanzia tutto sommato serena. Nasce in una famiglia senese distinta, viaggia molto all’estero, vive gioie e fatiche fino a quando dopo una perdita importante decide di ritirarsi da tutto sottraendosi alla socialità. Dopo un po’ di tempo riesce a uscire da quel periodo grazie anche alla vitalità di un nipote e complice il web. Mentre resta dove era, sceglie di comunicare anche se ancora un po’ appartata. Cura il suo sito, scatta qualche foto fino a quando un amico la invita a mostrarsi in pubblico in occasione dell’inaugurazione di un locale «Non pensavo neanche ci fossero tante persone», dichiara Drusilla.  La sua vita è costellata dalla ricerca di affetti veri e se c’è qualcosa che detesta è la mistificazione di quel che si è.

Si aspettava tutto questo successo?

No, dopo una perdita importante mi ero ritirata da tutto. Mi è stato di grande aiuto l’arrivo e la vitalità di un nipote. Ho aperto il mio sito web. Stavo dove ero, scattavo due foto fino a quando un amico a Prato mi ha chiesto di partecipare alla serata d’inaugurazione di un locale. Voleva rilanciarlo, toglierne la velatura politica che lo aveva connotato e così la serata è stata intitolata Drusilla contro tutti. In quella circostanza ho capito che la mia vita interessava. La visibilità è faticosa. Non capisco perché le persone smanino per il successo. A livello artistico sono felice. Credo che gli artisti debbano dire le cose quando c’è qualcosa da dire, un’urgenza. Venere Nemica è diverso come spettacolo da Eleganzissima. Innanzitutto perché racconto la storia di qualcun altro.

Come nasce l’idea di Venere Nemica?

Avevo una tata, Olga – condisce con ironia il racconto di sé Drusilla Foer – […]  da palazzo senese a l’Havana è un attimo. Era una ballerina, avevo paura che si spezzasse quanto era magra. Mi ricordo la sua frangetta rossa. Ad ogni modo invece che raccontarmi le favole mi narrava i miti greci. In Amore e Psiche ci sono tutti i temi dell’esistere contemporaneo. Le favole si possono leggere secondo diversi piani di lettura, come Pinocchio per esempio.

Qual è stato il testo/autore teatrale che per primo l’ha conquistata?

La Mandragola di Niccolò Macchiavelli, archetipo della commedia con quel che allude, dice, subisce, impone che poi ha a che fare con l’anima. Fu censurato.

In Venere nemica viene sviluppato il tema del rapporto della madre con il figlio e la nuora. Che mamma è stata la mamma di Drusilla?

Una donna libera, emancipata, schietta, dura più del padre. Laureata che per i suoi tempi significava prostituta. Onesta, religiosa, senza filtri, consapevole della sua estrazione, ma proprio per questo così. Mi ha insegnato che puntare il dito contro gli altri nelle lamentele significa puntare tre dita contro sé stessi.  Presuntuosa di una presunzione che un giorno ritorna da messa come se avesse vinto il Golden Globe, l’Oscar e mi dice: «guarda che ho pregato per te. Ho chiesto una grazia, una grazia alla Madonna, se non mi ascolta non mi vede più». Da episodi così a riscrivere la favola di Apuleio, Venere Nemica, è un attimo.

Come è avvenuto l’incontro con il regista Dimitri Milopulos?

Per ragioni urbanistiche. Da casa vedevo la sua. Conoscevo la sua compagna.  Sapevo delle sue produzioni, il Teatro di Sesto Fiorentino. Osservavo la sua meravigliosa vetrata liberty e vedevo un bel via e vai di gente. Mi sembrava un bel posto. E infatti è un uomo straordinario.

Voglio ricordare inoltre la brava ballerina, cantante Elena Talenti che divide con me il palco e Franco Godi.

Quanto si allena e provate al giorno?

 Sono una “provona”. Proverei ore e ore. Sotto debutto moltissimo e poi in realtà ancora moltissimo. Adoro cantare. E poi sono curiosa. Quando ho girato con Ferzan Özpetek ero un po’ una rompiscatole. Chiedevo delle luci, Elio Germano mi spiegava il controcampo. Si figuri, volevo sapere, non capivo. I tagli, i campi, le luci. A volte, anche poco ragionevole, forse. Mi muove la curiosità.

A che punto è il teatro secondo Lei?

Io sono più vicina all’intrattenimento. Il teatro ha preso anche altre strade, forme. Più ermetiche. Per me il teatro deve essere capito.

Che cosa consiglierebbe ai giovani che volessero occuparsi di spettacolo, nella fattispecie, dal vivo?

Di andare a teatro e osservare. Il senso del personaggio, degli oggetti, perché accadono alcune azioni senza tirarsi fuori dalla narrazione. Di leggerlo perché nella lettura si forma una struttura, un’idea, un pensiero, un linguaggio. E poi in un momento di alta disoccupazione, con l’irrompere dei cellulari, una certa qual noia, il teatro diventa un modo, un’occasione di stare con gli altri. Infine consiglierei di guardare anche il cosiddetto vecchio teatro.  

In occasione dell’allestimento di Venere Nemica avete organizzato prove aperte al pubblico. È un’esperienza che ripeterebbe? Dove è accaduto?

Sì, è un’esperienza che voglio ripetere. Le prove sono una specie di interregno tra te e il debutto. C’è un senso di affetto nel tempo di costruzione di uno spettacolo. Ogni tanto vorrei anch’io assistere alle prove di Drusilla – ride – osservare, assistere a un farsi senza quell’ansietà inutile da debutto. Abbiamo iniziato in un piccolo teatro di Firenze, all’Antella e poi a Pisa, a Pontesserchio. In quella circostanza però si è trattato più di una generale, una sorta di pre-debutto.

Finisce l’intervista, prima di concludere Drusilla mi spiega che a Firenze “di ciccia” significa conoscersi in carne e ossa. Ridiamo per l’ennesima volta, per il suo umorismo, forse più amorevole  di quel che appare, tipico di una persona che saputo rialzarsi e reinventarsi. Fa così l’autenticità. Quella che traspare quando è in scena, quando parla inquadrando il momento, quando improvvisa un bis. Quando parla di canzoni come doni scelti, selezionati e regalati. Successi e testi che rende inediti.

PROSSIME DATE

5 gennaio Politeama Pratese di Prato, 22 Febbraio Comunale di Predappio (FC), 28-29 febb e 1° Marzo al Garbatella di Roma

(Visited 1 times, 1 visits today)