Vent’anni dopo. Lorenzo Loris e Gigio Alberti tornano a mettere in scena Zitti tutti!

In Teatro

© STEFANO SGARELLA

All’Out Off torna in scena l’esordio teatrale di Raffaello Baldini: il monologo, a cui non mancano risvolti umoristici, di un uomo senza apparenti problemi ma con un profondo malessere.

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Commentando un libro di poesie di Raffaello Baldini, Giovanni Raboni sottolineava la “forte teatralizzazione della struttura vocale”: “lunghe o brevi che siano”, le sue poesie “hanno natura di monologhi, e aggiungo che nessuno di tali monologhi è attribuibile all’autore, che a pronunciarli è sempre, idealmente, un ‘personaggio’, una delle tante creature dolorosamente difformi iscritte a quell’esilarante e terribile palio dei buffi che è il mondo”. Nella poesia di Baldini siamo dunque “a due passi dal teatro effettivo”. Quando Raboni scriveva queste parole era il 1995, e solo da poco Baldini aveva, per la prima volta, oltrepassato la soglia del teatro vero e proprio, scrivendo, su sollecitazione di Ivano Marescotti, divenuto poi l’interprete per antonomasia dei suoi monologhi, Zitti tutti!

L’esordio teatrale di Baldini è ritornato in questi giorni al Teatro Out Off di Milano grazie a Gigio Alberti e al regista Lorenzo Loris, che lo misero in scena già vent’anni fa. La ripresa dello spettacolo vuole anzitutto presentarsi come un omaggio al suo autore. Prima che Alberti entri in scena e, ragionando sulle differenze tra cinesi e giapponesi, inizi il suo sproloquio, lo schermo mostra infatti alcune immagini di Raffaello Baldini, che legge sue poesie o racconta brevi episodi. Questo ricordo ha una sua utilità, dato che il nome di Baldini non è mai divenuto conosciuto quanto meriterebbe, nonostante negli anni sia stato interpretato anche da personaggi “pop” (Fabio De Luigi, Samuele Bersani, ecc.), che in genere ne hanno colto e messo in evidenza soprattutto i lati umoristici, e più accattivanti. I monologhi di Baldini hanno certamente un lato comico: in diversi momenti la logica strampalata con cui il protagonista di Zitti tutti! salta da un argomento all’altro, giustifica i propri comportamenti e trova una spiegazione ai fatti del mondo, suscita aperte risate. Non c’è, però, evidentemente, solo questo. Man mano che il monologo procede emergono infatti i problemi di quest’uomo senza apparenti problemi, benestante e dichiaratamente soddisfatto della sua condizione. La sua vita ci appare sempre più dominata dalla solitudine (con la moglie e coi figli il dialogo è terminato ormai da tempo), dall’angoscia della morte, dal timore della fine. Lo spettatore può a tratti riconoscersi in questi problemi, nel malessere profondo di questo personaggio, e a tratti invece sentirsene distante.

Mi sembra che la regia di Loris abbia voluto proprio giocare sul riconoscimento/non riconoscimento tra spettatore e personaggio. Due momenti, in particolare, sottolineano il punto: l’inizio e la conclusione. All’inizio, quando il personaggio guarda la televisione, in realtà sta guardando verso il pubblico (la televisione è alle sue spalle): sono dunque gli spettatori che guardano le immagini dello schermo televisivo che danno l’avvio alle sue riflessioni. Nel finale del testo di Baldini, il personaggio, dopo aver intimato a tutti di stare zitti e dopo aver detto che “sono io che devo star zitto”, punta la doppietta verso lo specchio e spara, mandandolo in frantumi. Nell’allestimento di Loris, tra i pochi elementi della scenografia (una poltrona, uno scrittoio, una cyclette) c’è anche uno specchio, ma la doppietta viene puntata verso il pubblico.

Zitti tutti! non è solo un omaggio di circostanza al suo autore, e la celebrazione dell’anniversario dell’allestimento di vent’anni fa: a circa trent’anni dalla sua scrittura, il testo conserva intatte la sua forza e la sua musicalità. Anzi, come ha fatto notare Loris nelle note di regia, può darsi che la pandemia – l’isolamento, l’interrompersi dei legami sociali – abbia conferito nuovi significati a questo monologo di un uomo chiuso in una stanza.

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