Il Vangelo con i Muri secondo Pippo

In Teatro

Pippo Delbono alle prese con una sacralità che odora di purificazione catartica…

Come tutti sanno, il significato etimologico della parola Vangelo è buona novella, un annuncio festoso e piacevole.  Le buone notizie però sembrano essere finite nello spettacolo di Pippo Delbono, allo Strehler fino al 13 novembre.

Anche opera lirica, debuttato all’inizio del 2016,Vangelo inizia con il glorioso silenzio di undici personaggi radunati su altrettante sedie che sono arrivati probabilmente per una festa o immortalati nell’ultima icona sacra prima dell’inizio della dissoluzione.

A Delbono non sono mai piaciute le storie sui preti e quelle su Dio, e lo dichiara forte dal suo microfono, attraversando la platea. Nonostante i tentativi della madre di portarlo sulla via cristiana, il regista fa tabula rasa e assume su di sé il ruolo di narratore-creatore. Ma per parlare di Dio si deve parlare del diavolo. Sympathy for the Devil, dice, mentre si trasforma. E la scena è una demoniaca stanza da cabaret, trash e rozza, solo un po’ violenta e dove si balla ironicamente appena fuori tempo.

Tutto cambia quando, ricacciato Satana e le sue tentazioni, si entra nell’universo di quel che è rimasto dopo secoli di interpretazioni sommarie dei testi sacri.

La mirabile scenografia di Claude Santerre si chiude su stessa, soffocando anche lo spettatore con il peso dell’avanzata del muro che è il mare da cui un ragazzo profugo racconta la sua fuga per colpa di un altra narrazione escatologica.

Nella corte dei miracoli ci sono anche un uomo rimasto quarantadue anni in manicomio, adultere, forse redente, armi e guerre sotto gli occhi indifferenti dei personaggi e un Gesù malato di Aids, sacrificato in nome di Barabba, crocifisso e deposto, pronto per essere compianto e un ragazzo con la sindrome di Down, vero bambino Gesù.

Come dire le cose è l’ossessione del regista, o meglio come sono state dette nel corso degli anni e gli effetti che queste hanno generato: condanne ineluttabili nate da un messaggio di salvezza universale. Gli attori della compagnia di Zagabria non hanno scelta: per loro parlare vuol dire urlare a squarciagola una poesia d’amore o una violenta solitudine.

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Il creatore Delbono però sa del teatro e non lascia lo spettatore perso nelle brutture del mondo. Corona la sua bellissima Bibbia con una fortissima purificazione catartica e si balla, infine, sulle note di Jesus Christ Superstar.

Perché se il racconto fosse stato diverso, se al posto di un dio incattivito, si fosse parlato di un dio buono che ama senza chiedersi chi o perché, allora anche il Vangelo, anche a teatro, sarebbe potuto essere una Buona Novella.

(Foto di Maria Bratos)

Vangelo, di Pippo Delbono, al Piccolo Teatro Strehler fino al 13 novembre 

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