Amore e morte, con affetto e scherzosa cinefilia

In Cinema

Sotto l’orrido titolo “Quel fantastico peggior anno della mia vita” si nasconde un film giovane, intelligente e ben girato: con bravi attori e senza cliché

Il solito brutto titolo italiano (Quel fantastico peggior anno della mia vita) non deve distogliervi da un bel film, Me and Earl and the Dying Girl (così si chiama in originale), che ha vinto il premio della Giuria al Sundance Festival. La regia è di Alfonso Gomez-Rejon, una lunga esperienza come assistente per big come Martin Scorsese, e una recente direzione in tv per la serie American Horror History. Fin qui le informazioni basilari. Poi c’è il titolo, da spiegare.

Me                                                                       
Il protagonista è Greg (Thomas Mann), all’ultimo anno di liceo, un simpatico ragazzo dalla faccia da lama, abile stratega dell’invisibilità, acquisita in anni di pratica. Affabile con ogni specie e sottospecie giovanile, riesce a non inimicarsi nessuno, di nessuno diventando amico. Ha un padre (l’ottimo Nick Offerman), che indossa vestaglie multicolori e cucina cibi multietnici, una madre amorevole e invadente (Connie Britton) e un gatto floscio, viene portato in giro come un sacchetto. La madre invadente lo obbliga amorevolmente a trascorrere del tempo con Rachel, una sua compagna di scuola che ha scoperto di avere la leucemia. I due non sono amici, ma lo diventeranno. Greg ha un altro amico, che però, all’interno della politica di basso profilo affettivo che il ragazzo persegue da sempre, viene chiamato “collega”, nonostante i due siano indivisibili sin dall’infanzia. L’amico si chiama Earl.

Earl                                                                                                   Earl (Ronald Cyler II) è un ragazzo di colore che vive col fratello antipatico e il suo antipatico pit bull. È dotato di simpatici occhi con palpebre pesanti e sonnolenti, anche se questo non gli impedisce di essere forse il componente più sveglio della triade che compone il titolo del film. Veste in modo mirabile, tute da meccanico indossate su camicie vistosamente floreali, e con Greg condivide la stessa indifferenza nei confronti dei compagni di scuola. I due condividono anche la passione per il cinema e trascorrono l’ora dei pasti nell’ufficio di uno dei loro professori, a guardare film come Fitzcarraldo di Werner Herzog. Insieme ne girano anche, di piccoli film, parodia dei capolavori. Per intenderci, Arancia Meccanica (in inglese The Clockwork Orange) diventa Sockwork orange, tutta una faccenda di calzini parlanti e succo d’arancia.

The Dying Girl                                                                                         La ragazza morente si chiama Rachel (Olivia Cooke). Le è stata diagnosticata una leucemia allo stadio IV, e quando, dopo la chemioterapia, le cadono i capelli, sfoggia discreti turbanti e soprattutto una bella parrucca rosa che le fa risaltare i grandi occhi. Grazie a Dio non perde il senso dell’umorismo e il suo atteggiamento quasi sardonico nei confronti delle cose, nonostante la giustificata paura di morire. Il punto di svolta del film è quando Greg ed Earl, spinti da una compagna di scuola, decidono di girare il loro prossimo film dedicandolo a Rachel. Progetto che avrà una serie di conseguenze.

Sulla carta Me and Earl and the Dying Girl poteva essere l’ennesimo film lacrimevole di amore e morte. Memori d’illustri precedenti che vanno da Love story fino all’ultimo Colpa delle stelle, ci si poteva aspettare un’accozzaglia di luoghi comuni amministrati ad arte per portarci a piangere con colpevole imbarazzo. Ma, come mette subito in chiaro lo stesso Greg, questa non è una storia romantica, quindi non ci sarà un amore che sboccia dalla malattia.

Me and Earl and the Dying Girl

Fugato il primo timore, ci si può iniziare a immergere in un film  pieno d’invenzioni, a partire dai deliziosi film creati da Greg ed Earl, e che continua con abilità cinematografica e linguaggio veloce, a stupire e divertire. Mentre ti aspetti in continuazione di venir deluso da qualche clichè, ecco invece una svolta inaspettata. Non la si vede arrivare, anzi, si è già pronti a lamentarsi per la banalità che toccherà sopportare, e invece si rimane stupiti di fronte alla grazia di una piccola invenzione in più, alla rinuncia di una soluzione facile.

Gli attori sono ottimi, mai un eccesso di zelo che vada oltre a quello che serve. Visivamente il film è vario, grazie alle tante tecniche che il regista – a cui un ventennio di pratica con grandi registi non ha fatto male – utilizza in modo disinvolto e mai gratuito. Insomma, potete rilassarvi e godervi il film, non ci saranno brutte sorprese. Anzi, no. C’è una sorpresa. Alla fine si piange. Ma senza vergogna, e con la sensazione di essersi guadagnati ogni lacrimuccia in maniera onorevole.

Quel fantastico peggior anno della mia vita, di Alfonso Gomez-Rejon, con Thomas Mann, Nick Offerman, Connie Britton, Ronald Cyler II, Olivia Cooke 

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