Murgia, Chirù e i social. Quale verità?

In Letteratura

Cosa accade poi se su Facebook si trova il profilo di un personaggio letterario? Sembra che la finzione abbia fatto una capriola. Da qualche mese si può verificare personalmente. La scrittrice Michela Murgia ha creato il profilo di Chirù Casti che è anche il personaggio del suo ultimo libro Chirù.

Nel mondo della creatività,  immaginazione e  realtà sono da sempre intrecciate in una lotta esclusiva ed escludente, e a farne le spese non si sa bene chi sia se non, a volte, il malcapitato autore che si flagella in spiegazioni. Quando a qualcuno viene consegnata la palma di Autore, Creativo, Artista, oltre ai meriti e agli insulti, egli, dall’alto dei suoi cieli immaginativi, o dal buio delle notti cardiache – per i fanatici dello scrittore tormentato – dovrà partorire anche una risposta al più fatale dei quesiti: quanto c’è di vero nell’Opera?

Chi la pone sembra voler sapere se tutte le miserie del personaggio siano anche dell’Autore. Se davvero durante il funerale del padre si avrebbe avuta voglia di una fellatio, o se al culmine dell’ amplesso la mente si trastullava con pensieri macabri. Ma questo è un punto di vista, forse il mio, patologicamente morboso. L’assunto standard, e ormai un po’ usurato, è che l’artista fugga dalla realtà inventandone un’altra, più completa, gratificante, esteticamente migliore, più ironica e così via. A questa posizione c’è chi aggiunge l’altra retorica della vera, verissima realtà che risiederebbe nell’opera come noumeno kantiano. Quale realtà è più vera?  Da ovunque la si guardi la questione rimane insoddisfacente. Negli anni duemila andava di moda la Letteratura Performativa, una corrente che si proponeva di intervenire direttamente nella realtà, e così gli autori si cimentavano in questo esercizio letterario. Il più audace di tutti fu Emmnuel Carrére, che attraverso una pagina del quotidiano Le Monde, cercò di procurare un orgasmo alla sua amata. Chiunque abbia letto La vita come un romanzo russo sa che ci furono davvero degli effetti nella vita dell’autore a seguito dell’articolo. A mio parere questo di Carrére rimane  il tentativo più giocoso per intervenire nella questione dell’immaginario e del reale.

Che l’artista debba fare i conti con la realtà è un dato di fatto. Freud diceva che è proprio in questo lavoro di sublimazione che si genera l’arte. La conflittualità tra il mondo interno ed esterno spingerebbe a creare una comunicazione privilegiata attraverso le opere. Ai tempi di Facebook però questa discussione potrebbe applicarsi a tutti. Chiunque abbia un profilo sui social network infatti, appena postata una suo foto, una frase, un pensiero,  potrebbe vacillare tramortito dal dubbio che forse in quel profilo siano investiti gli ideali della vita che si vorrebbe avere. Cosa accade poi se su Facebook si trova il profilo di un personaggio letterario? Sembra che la finzione abbia fatto una capriola. Da qualche mese si può verificare personalmente. La scrittrice Michela Murgia ha creato il profilo di Chirù Casti che è anche il personaggio del suo ultimo libro Chirù. Si può vedere che gli piace gironzolare per Cagliari, che gli piace la musica, che posta anche gli auguri di Natale. Dichiara che si tratta di un personaggio inventato, e Risponde privatamente a chi gli scrive, ma io non ho voluto farlo. La domanda che mi frena è più o meno questa: se avessi la possibilità di scrivere a Stavrogin, a K., a Frédéric Moreau, a Raskolnikov, a Emma Bovary, cosa gli chiederei? La risposta la so, non gli chiederei niente. Non vorrei neanche sapere se ha mangiato un gelato, se ha raccolto margherite e quanti like ha raggiunto il suo ultimo post. Non vorrei da loro una sola parola in più di quelle che ci hanno consegnato i loro autori che hanno speso tutta la loro intelligenza e la loro arte per condensare il mistero delle loro esistenze. Mi chiedo allora se l’autrice Murgia consideri tanto poca la sostanza della sua invenzione letteraria da dover strabordare nella realtà virtuale di Facebook. Per assolverla potremmo pensare che si tratta semplicemente di una campagna pubblicitaria, e in questo davvero non c’è niente di male. Basti pensare che a Simenon, Gallimard fece costruire una teca di vetro, a Parigi, dove poteva scrivere fogli dopo fogli e appenderli direttamente sulla parete in modo che i lettori leggessero in diretta la sua nuova storia. Nessuno si sognerebbe di sminuire il valore letterario di Simenon perchè si è prestato ad una campagna pubblicitaria. Nel caso della Murgia ciascuno può provare ad interloquire sia con il libro sia con l’altra creazione virtuale e decidere da sé.