“Nella mente della mente della ragazza”: Tripepi e l’oscurità che c’è in noi

In Letteratura

Matteo Tripepi, con il nuovo romanzo “Nella mente della mente della ragazza”, edito da Emersioni, ci porta in quel luogo interiore che nemmeno noi stessi ci rendiamo conto di avere.

Ti perderai spesso per andare avanti

Queste sono le parole con cui inizia il libro di Matteo Tripepi, come a volerci subito avvertire che quella in cui ci stiamo imbattendo non sarà una lettura facile e lineare. Come dargli torto?
La trama si sviluppa attraverso sette personaggi le cui storie parallele si sfiorano delicatamente, ma senza toccarsi mai, per tenere il lettore sulle spine fino al congiungimento dei protagonisti in quel luogo oscuro e disorientante espresso nel titolo. Disorientante come Lord Foucault, il protagonista della prima storia, che potrebbe essere un ragazzo, un’entità oppure un animale che odia l’erba viola del suo pianeta e passa le giornate a osservare il padre guardare il mondo dalla finestrella del pub. Disorientante come la catena di efferati omicidi che si susseguono nell’anfiteatro dove il Giudice è chiamato a proclamare la colpevolezza del serial killer Karl Schmidt, che, pur non essendo uno dei protagonisti, si fa portatore del più significativo messaggio del libro. E qui arriviamo alla parte più interessante del libro: i messaggi. Perché Tripepi attraverso i suoi personaggi riflette e si pone domande dando visioni diverse a seconda che a rispondere sia Sara Leunen (un’universitaria che vuole lasciare un segno tangibile sul suo pianeta) o Hernan Frazier (il Direttore tecnico dell’Ufficio geologico nazionale impegnato a indagare le cause per le quali il suo pianeta si è diviso a metà), Lord Foucault o Karl Schmidt: così la storia diventa portatrice di molteplici riflessioni senza assumere mai un punto di vista assoluto (o assolutivo).

Un punto in comune, questo, con il primo romanzo di Matteo Tripepi, il giallo dai tratti distopici Imperfetti (pubblicato da Giovane Holden Edizioni), come afferma l’autore stesso:

«In realtà non credo che i due libri si discostino molto a livello concettuale. Entrambi propongono domande, riflessioni, ma puntano a lasciare le risposte al lettore, alla sua libera interpretazione. Imperfetti era un giallo ma aveva anche insito al suo interno un filone narrativo che riguardava la crescita interiore del protagonista, così come Nella mente della mente della ragazza è un romanzo di formazione con all’interno parecchi elementi misteriosi e la vicenda che coinvolge il Giudice e Karl Schmidt è palesemente assimilabile a un giallo».

Misteriosa, del resto, è l’intera narrazione, che si ancora ed ha bisogno del titolo in modo molto forte: una scelta che Tripepi ha mutuato dal linguaggio cinematografico:

«Ha prevalso l’idea di chiamare questo libro Nella mente della mente della ragazza per vari motivi. Il primo è sicuramente quello di fornire un contesto al lettore che senza l’indicazione data dal titolo si ritroverebbe tuffato in una realtà delirante senza poter nemmeno intuire un luogo fisico o spirituale in cui si svolge la vicenda. Quel meccanismo funziona nei film (è il caso di Lynch, per esempio), ma molto meno frequente nei libri. Il secondo motivo è invece legato a una logica astratta. Volevo che chiunque potesse identificarsi in questa ragazza fino all’ultima pagina, porsi le stesse domande che lei si pone e ricevere gli stessi messaggi che lei riceve dagli abitanti della sua mente, senza legare l’intera narrazione a uno in particolare dei personaggi o solamente a una delle storie».

Dal mistero, e dalla distopia, Matteo Tripepi assimila anche il gusto per il forte effetto simbolico dei suoi personaggi: La Ragazza Urano, per esempio, una delle protagoniste più interessanti, nel suo continuo precipitare potrebbe rimandare fortemente alla metafora dell’esistenza, come conferma l’autore:


«Sì. Le vite di tutti sono fatte di salite e discese, di scalate e cadute devastanti. Così il suo precipitare nello spazio può corrispondere al movimento dell’esistere. La Ragazza Urano è colei che io definisco la protagonista silenziosa del romanzo, perché sembra non esserci mai, ma alla fine te la ritrovi sempre lì, in ogni storia, in ogni dialogo, in ogni riflessione».