La saga dei Penn tra sogno americano, bugie e narcisismo

In Cinema

In “Un vita in fuga” papà Sean Penn, al suo sesto film da regista, dirige i figli Dylan Frances e Hopper Jack portando sullo schermo la storia di John Vogel, il più grande falsario della storia degli States. Definito così soprattutto dalla figlia Jennifer, il cui memoir ha ispirato il film. Un padre adorabile, ingombrante e dalle inarrivabili promesse, quanto veloce nello scansare le sue reali responsabilità

È Una vita in fuga, quella che Sean Penn racconta nel suo sesto film come regista, attingendo
a piene mani dalla storia vera di John Vogel, uno che è stato definito il più grande falsario
della storia americana. In realtà il personaggio al centro del film, l’indiscusso protagonista, a
cui lo stesso Penn presta il volto segnato da mille rughe e lo sguardo febbrile e fascinoso, di
grande non ha proprio nulla, tranne le assurde ambizioni. È un piccolo uomo fragile, del tutto
incapace di prendersi cura di sé stesso oltre che dei propri cari, un irresponsabile che si
sottrae a qualunque obbligo, bravissimo a sognare in grande ma totalmente inabile quando si
tratta di dare concretezza ai desideri, anche solo offrendo ai propri figli una casa decorosa
dove crescere e giocare.


In realtà quello che viene messo in scena è però un doppio movimento di fuga, perché
mentre John fugge dalle responsabilità famigliari, dalle banalità quotidiane, dalla realtà tout
court, la figlia più grande, Jennifer, la sua prediletta (interpretata da sua figlia Dylan), fugge a
sua volta nel tentativo in gran parte vano di riempire un immenso vuoto, trovare un posto
sicuro dove stare. Ma più di una volta sbaglia strada e si smarrisce, perde l’orientamento e di
continuo è costretta a tornare sui propri passi, portandosi sulle spalle come un fardello
pesante, un vero e proprio macigno, l’immagine di quel padre meraviglioso nel suo
promettere bellissime avventure, insopportabile nel suo inseguire un altrove fatto di piccole
bugie e miserabili egoismi.


La sceneggiatura firmata da Jez Butterworth pesca a piene mani dal memoir di Jennifer
Vogel,
giornalista e scrittrice americana sopravvissuta a stento a un’infanzia che somiglia a
un infernale giro sulle montagne russe. Di suo Sean Penn ci mette energia e convinzione,
coinvolgendo nel progetto Dylan Frances e Hopper Jack, i due figli avuti con l’ex moglie
Robin Wright. Soprattutto per Dylan una grande occasione, visto che si ritrova spesso al
centro della scena, e sua è la voce off che racconta e interpreta, ricorda e giudica, suo il
punto di vista, che è poi quello di una figlia che tenta di emanciparsi da una figura paterna più
che ingombrante. Ma la giovane Dylan Penn è solo in parte all’altezza della sfida: ha un viso
interessante, somiglia moltissimo alla madre Robin ma sembra aver ereditato solo un
pezzetto del suo talento.

Il titolo originale, Flag day, si riferisce al “giorno della bandiera”, il 14 giugno, data di nascita
del protagonista e festa molto sentita negli immensi spazi dell’America rurale. Già fin da
subito la scelta di Penn è quindi evidente: quella di mescolare l’intramontabile mito del sogno
americano con le eterne difficoltà dei rapporti genitori-figli, il patriottismo al limite del folklore
con l’intima dimensione autobiografica. Il risultato finale convince a metà: il ritratto di un bugiardo patologico che avanza nel mondo come una sorta di re Mida all’incontrario, distruggendo tutto ciò che tocca, è a tratti affascinante, quando si affida al respiro di un quadro impressionista, che procede per piccoli tocchi, dettagli, sfumature, ma si perde totalmente man mano che si va verso il finale, che si offre agli occhi dello spettatore (ormai esausto) come una vera e propria esplosione di insopportabile narcisismo. Peccato! Ascoltando la bella colonna sonora, dove spiccano diverse canzoni di Eddie Vedder, torna in mente Into the Wild, probabilmente l’esito migliore delle ambizioni del Sean Penn regista.

Una vita in fuga di e con Sean Penn, e con Dylan Frances Penn, Josh Brolin, Norbert Leo Butz, Dale
Dickey, Hopper Jack Penn

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