La grandezza di Hayez (alla faccia delle avanguardie)

In Arte

Una grande mostra curata da Mazzocca ripercorre la storia di Hayez, uno dei massimi pittori dell’800: dalla partenza neoclassica agli ardori romantici e risorgimentali.

Hayez vittima della modernità, delle avanguardie. Troppo bravo, troppo ‘virtuoso’ per essere un vero artista: così la pensavano intellettuali e artisti dalla fine dell’Ottocento fino alla metà del Novecento. La parola d’ordine era genio e sregolatezza, non solo nella vita, ma anche nell’arte. Avere successo e creare opere belle, era considerato banale, da mediocre. Per essere un vero artista, bisognava rompere le regole accademiche. Nel caso della pittura: bando alla prospettiva, bando alle proporzioni ideali, bando alla correttezza anatomica, bando alle velature, alle sfumature nello stendere i colori. I mostri sacri del nostro Ottocento andavano abbattuti, erano troppo ingombranti, troppo perfetti, troppo scontati. La stessa sorte è capitata agli altri due pilastri della nostra cultura ottocentesca: a Manzoni in letteratura e a Verdi in musica. Rivedere oggi la grande mostra dedicata a Francesco Hayez ci permette di guardarlo al di là di paraocchi ideologici e luoghi comuni.

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Francesco Hayez, I due Foscari, 1838-1840. Courtesy Gallerie d’Italia.

L’ordine proposto dal curatore Fernando Mazzocca è cronologico, ritmato dalla presenza degli autoritratti dell’artista: biografia e percorso artistico si intrecciano, dagli anni della formazione tra Venezia e Roma ancora nell’ambito del Neoclassicismo, al travolgente successo a Milano e in tutta Europa come protagonista del Romanticismo. “Le premier peintre vivant, grande come e più di Ingres e Delacroix, lo considerava Stendhal. La sua fama era legata soprattutto ai grandi quadri storici, come Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro Patria del 1826 – 1831, l’opera simbolo del Risorgimento; per Mazzini, Hayez “è grande e solo: lo storico della razza umana, e non di qualcuna delle sue individualità preminenti’. Pur riconoscendone l’intento di coinvolgere e commuovere il pubblico, l’impianto generale delle grandi tele storiche, l’affollamento delle scene, il patetismo esasperato dei gesti, suonano un po’ retorici all’occhio moderno. Naturalmente è negli autoritratti che Hayez esprime maggior libertà e modernità e, come i grandi pittori del Rinascimento, ma anche come Hitchcock nei suoi film, entra come comparsa nei quadri storici, addirittura come protagonista nella serie de I due Foscari o nel dipinto-testamento che è il Martin Faliero del 1867.

Ed è nei ritratti dei contemporanei e soprattutto nei nudi femminili che Hayez è ancora magnifico. Prendiamo ad esempio la Maddalena Penitente del 1825, in mostra posta a confronto con la scultura dello stesso soggetto di Antonio Canova del 1794. La poetica è la stessa: l’incantevole carica sensuale esaltata dai panneggi che invece di celare esaltano la nudità; la levigatezza, la morbidezza delle carni in contrasto con la ruvidezza della croce in bronzo nel caso di Canova, in legno per Hayez. Di fronte a tanta bellezza seduttiva è difficile pensare al tema religioso, piuttosto che alla dicotomia tra Classico e Romantico che dominava il nostro ottocento e che ha improntato la nostra formazione al liceo.

Francesco Hayez, Venere che scherza con due colombe, 1830. Courtesy Gallerie d'Italia
Francesco Hayez, Venere che scherza con due colombe, 1830. Courtesy Gallerie d’Italia.

Ancora più esplicita nel suo messaggio erotico è Venere che scherza con due colombe ( Ritratto della ballerina Carlotta Chabert) del 1830: la donna, vista da dietro, completamente nuda, salvo un cordino rosso legato al braccio a disegnare una parabola sul suo maestoso sedere, per poi legare due candide colombe, fu giudicata dagli oppositori, ‘la più schifosa donna del volgo’, ma per gli intellettuali impegnati e progressisti, come il grande teorico Domenico Romagnosi,  “egli tolse dal vero contemporaneo tutto quanto di trascelto gli si offerse alla fantasia, ritrasse la vita stessa, e lasciato il buono stile accademico agli amatori degli sbadigli, continuò nello stile che egli da solo creossi e che perfezionò studiando il vero vivo e il vero de’ suoi tempi”.

 

Hayez, a cura di Fernando Mazzocca, Gallerie d’Italia, Piazza Scala, fino al 21 febbraio 2016.

Immagine di copertina: Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro patria, 1826-1831. Courtesy Gallerie d’Italia