Kaddish di Ginsberg: lamento, poesia, benedizione

In Teatro

Francesco Frongia e Ferdinando Bruni portano in scena la lettura del poema Kaddish di Allen Ginsberg. Un testo che è assieme un lamento, un elogio, uno spaccato di storia ed il personalissimo rapporto del poeta con il problema della mancanza e del lutto, con la vita, i suoi limiti e i suoi ricordi

Foto © Laila Pozzo

Kaddish è il lamento funebre ebraico che si recita prima di accompagnare chi è scomparso nel suo viaggio verso l’aldilà. Il Kaddish di Allen Ginsberg, poeta simbolo della beat generation statunitense, è insieme una preghiera, una poesia ed un elogio, dedicato alla vita passata accanto alla madre scomparsa, fra le mura di casa e il centro psichiatrico dove fu portata gli ultimi anni di vita.

Francesco Frongia e Ferdinando Bruni (è lui che interpreta il poeta), propongono una lettura del Kaddish di Ginsberg che abbraccia l’esperienza di un’intera epoca e condensa idee, sensazioni, emozioni e situazioni di un periodo di incredibile fermento culturale. L’evocazione del poeta ricerca e descrive una verità sociale e umana con il suo personalissimo stile, che è insieme un lamento, un racconto, una raccolta di suggestioni e un’espressione di sé.

Le parole del poeta vengono interpretate in prima persona da Ferdinando Bruni, che pesa nella recitazione ogni singola espressione del linguaggio visionario dell’autore con intensità e tecnica, dando respiro ai momenti più profondi ed ai risvolti psicologici più interessanti del testo, quanto le invenzioni più originali e le espressioni più intense e commemorative. La lettura di un’ora ha un ritmo che incanta lo spettatore, dando voce e corpo ad un linguaggio ricco, diretto, melanconico, appassionato, imprevedibile e denso di vita, nonostante il lamento profondo e sofferto per la perdita della madre.

La scenografia è essenziale ma ben in grado di accompagnare i ricordi e i luoghi interiori dell’autore attraverso immagini e fotografie della sua vita e dei momenti storici di cui si fa portavoce, creando un gioco interessantissimo di parole ed attimi visivi, che rendono lo spettacolo simile ad una narrazione cinematografica, in cui il vero regista è lo spettatore. Le parole infatti evocano gli ambienti, i luoghi frequentati, la vita quotidiana della madre, le relazioni coi parenti, le ideologie ed il particolarissimo rapporto – a tu per tu – con una donna tanto problematica quanto punto di riferimento nella storia di Ginsberg.

Lo scopo è infatti quello di dare origine ad un’esperienza che sia in grado di stimolare tutti i sensi e soprattutto far evocare, a chi guarda esprimersi le emozioni del poeta, un mondo interiore da cui lasciarsi coinvolgere, fatto di dolore, stupore, tristezza, gioia, nostalgia, dedizione. Mai quanto in Kaddish si scoprono le personalità di un autore dai mille volti, umani e stilistici, che racchiude in sé l’opportunità e la capacità di svelare tanto l’affezione per la madre che la sua storia personale e famigliare, tanto un’attenta analisi della società che un’appartenenza al mondo ebraico ed un affidamento al divino proprio nei momenti di maggiore tristezza e mancanza.

Il Kaddish di Ginsberg è una vera e propria benedizione ai momenti più cupi della vita, ma non per questo umanamente poco importanti, e un elogio al passato che lascia spazio ad un presente, diverso ma perennemente grato ai momenti che l’autore ha vissuto. Ferdinando Bruni e Francesco Frongia rendono un omaggio all’omaggio, restituendoci un momento di profonda intimità e inestimabile poesia.

 

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