Il Prisma Live, la solida identità della differenza

In Arte

Come possiamo creare valore dal tempo passato insieme? Qual è l’aspirazione che accomuna le nostre persone? Queste le domande che lo studio di architettura Il Prisma si è posto progettando la nostra nuova sede in Via Adige 11 a Milano: Il Prisma Live. Uno spazio di condivisione e incubazione di idee aperto a tutti, in cui trovare l’opportunità di contaminarsi reciprocamente e arricchirsi in uno spazio architettonico di grande suggestione ed empatia, nel cuore della vecchia Milano dei cortili.

Si è in via Adige 11 a Milano, ma si potrebbe essere a Londra, oppure su Saturno: Il Prisma Live, neonata sede della società internazionale di architettura e design Il Prisma, tenendo fede al suo nome, richiama facilmente quello di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, scomponendo in tanti colori un unico fascio di luce bianca che lo colpisce e attraversa. Quell’atmosfera milanese-borghese che un po’ ancora sopravvive tra corso Lodi e via Adige, con i portoni rivestiti in legno e i balconcini in ferro battuto, è la luce bianca che anima Il Prisma con il suo “dna italiano”, come lo chiamano loro; gli spazi che si aprono dopo aver varcato la soglia, invece, sono colorati, diversi tra loro in base alle necessità di chi li abita pur mantenendo un bisogno comune: contaminarsi reciprocamente per arricchirsi.


A Il Prisma Live questa contaminazione accade a tutti i livelli, in primis quello dello spazio fisico, distribuito su 1100 metri quadrati. Nell’ambiente che accoglie chi entra, ossia l’Area Live al piano terra, ci sono dei cubi-studio di vetro che possono ospitare una persona o poche di più, se il lavoro richiede uno sforzo congiunto; la trasparenza dei cubi permette il dialogo con la sala, nella quale tende montate su binari consentono di modulare lo spazio, isolando alcuni punti e alcuni tavoli o lasciandoli al centro della scena. E, poi, sempre lì, nell’Area Live, una zona appositamente pensata per talk e dibattiti, con spalti mobili che rivelano altre cinque postazioni di lavoro. Ci sono anche la Bar Bar, una barra-bancone dove ritrovarsi per un caffè a metà mattina o durante un party, e la stanzetta di Melting Podcast, una sala radiofonica e per registrazioni che, come i cubi-studio, grazie alla sua parete di vetro rimane sempre in stretto contatto visivo con ciò che la circonda. Con l’Area Live confina il Serendipity Garden, un hortus conclusus contemporaneo con essenze della macchia mediterranea e tronchi della laguna veneziana, pensato per favorire “le contaminazioni meditative fra persone in modo destrutturato e biofilico”, come spiega la squadra de Il Prisma.


C’è, poi, il Living Matter Lab – LiMa Lab per gli amici – che funge da diaframma tra gli ampi spazi dell’Area Live e quelli più intimi dell’Artist Atelier. Nella logica della contaminazione e del dialogo, LiMa Lab è il posto in cui i team de Il Prisma e i clienti-visitatori “possono toccare con mano i materiali oppure sperimentale insieme soluzioni sostenibili e innovative”, mentre dall’alto, in segreto e magari un po’ in penombra, lo sguardo di qualche artista li segue – un artista sempre diverso che voglia ragionare sui temi di innovazione, dialogo, progettazione e conoscenza a cui Il Prisma si interessa. L’Artist Atelier, infatti, situato in un soppalco-mezzanino e rigorosamente dotato di un’ampia vetrata, è stato pensato sì come cantuccio lirico in cui ritirarsi, ma sempre in sinergia e contatto con quel che accade fuori. L’artista che oggi vivifica questo spazio con la sua presenza e la sua opera è Marco Nereo Rotelli, con la curatela di Luca Cantore D’Amore: in comunione d’intenti con il team de Il Prisma la questione affrontata è quella delle migrazioni (in)volontarie. I mesi di collaborazione tra l’artista, il curatore e lo studio di architettura sono costellati da talk e incontri condotti da Walter Mariotti durante i quali saranno presentate opere di Rotelli e allestimenti artistici da lui ideati appositamente per gli spazi di Il Prisma Live.


Stefano Carone, founder e managing partner de Il Prisma, spiega che la domanda alla base di questa grande operazione milanese è stata: “Come possiamo creare valore dal tempo passato insieme? I motivi per cui gli esseri umani si aggregano sono diversi per ogni organizzazione. Nel nostro caso, l’aspirazione che ci accomuna è il desiderio di condividere la conoscenza”. Il Prisma Live è, infatti, prima di tutto, un luogo di lavoro, come ben mostra il piano superiore della sede, il quale ospita lunghi tavolate piene dei computer di chi lì agisce quotidianamente e sale riunioni e tavoli di lavoro modulabili. La scommessa in un mondo post-pandemico in cui il concetto di lavoro è mutato in molti settori era quella di (ri)portare i lavoratori creativi – architetti, designer, artisti – in uno spazio comune e attento alle loro esigenze, vale a dire con un’identità solida, ma capace di generare qualcosa di sempre diverso: un Prisma (Live), per l’appunto.

Mercoledì 27 marzo da Il Prisma Live si terrà il talk dal titolo “Crossing the openings” | Attraversare la soglia, moderato da Walter Mariotti (Direttore editoriale di Domus) con Chiara Montanari, Laura Zanfrini e Nausica Pezzoni, con la presenza di Luca Cantore D’Amore, critico e curatore d’arte, e dell’artista Marco Nereo Rotelli.

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