I migliori album del 2025

In Musica

Non in senso assoluto naturalmente. Ma quelli che ciascun collaboratore di Cultweek Musica ritiene tali secondo la propria esperienza di ascolto, i propri gusti e inclinazioni. Con l’augurio di un 2026 alliettato da tanta buona musica

Ariel Pink With you Every night 
L’album segna il ritorno in grande stile di Ariel Pink, artista riconosciuto come il padre del genere “Hypnagogic Pop”. Presenta una deliziosa miscela di  synth, ispirazioni indie pop anni ’80 e influenze psichedeliche anni ’60. With You Every Night unisce il lirismo surreale di Ariel Pink con varie sperimentazioni. Nel complesso, l’album è piacevole, senza cali di qualità degni di nota. Il disco rappresenta l’estro dell’artista e talvolta spiazza l’ascoltatore per l’estrema varietà dei brani in esso contenuti. (M.L.)

David Byrne Who is the Sky?
Who is the Sky ? è l’album che David Byrne sta promuovendo con un sontuoso tour teatrale, in cui viene condensata l’arte dell’artista, con balli dal forte dinamismo, tribali ossessivi, testi evocativi e commistione di colori e luci. Il tour proseguirà nei festival estivi. Il disco è scorrevole, organico, con quella semplicità che talvolta viene tacciata di banalità. La semplicità (almeno nel nostro caso) non è rifiuto della complessità, è il distillato di chi ha perlustrato fino ai margini e lì ha trovato il proprio centro. Il disco è “suonato” dalla Ghost Train Orchestra e prodotto da Kid Harpoon.(M.L.)

Paavo Järvi, Tonhalle Orchester – Mahler, Sinfonie
Molta attenzione e molto onore a Paavo Järvi, direttore estone, figlio d’arte (Neeme Järvi), che in disco ha registrato un album-antologia di Arvo Pärt e con la splendida orchestra della Tonhalle di Zurigo (acustica da togliere il fiato) dopo Čaikovskij e Bruckner avvia una integrale delle Sinfonie di Mahler che può rimanere nella storia. Sicuramente nella memoria. (C.M.C.)

John Eliot Gardiner, Concertgebouw di Amsterdam – Brahms, Sinfonie
Diciotto anni dopo aver consegnato alla sua Orchestre Revolutionnaire et Romantique il repertorio più lontano dalle proprie origini di filologo barocco, Gardiner rilegge Brahms con un’orchestra moderna ma aperta e straordinariamente duttile come il Concertgebouw di Amsterdam. E dimostra che quelle interpretazioni “estreme” sono ancora una rivelazione. (C.M.C.)

Pierre – Laurent Aimard – György Kurtág, Játékok
Ottantuno pezzi per pianoforte, e non c’è nulla di abnorme o eccessivo: ognuno degli Játékok (giochi in ungherese) di Kurtág (cento anni nel 2026), è un pugno di note, un frammento di vita che dura anche meno di un minuto. Esperienza d’ascolto tra le più profonde nella musica del nostro tempo, generata da un pensiero che sfiora l’assoluto. (C.M.C.)

Niccolò Fabi –  Libertà negli occhi
Scrive profondità, e le mette in musica con una magia e una dolcezza figlie di una vita fatta di fatiche elaborate e si direbbe superate. Niccolò Fabi racconta storie personali che diventano consapevolezze collettive, e la musica – disco registrato in una baita in mezzo alla neve – è complice perfetta del viaggio interiore. Una piccola grande meraviglia. (E.B.)

NeffaCanerandagio 1 e 2
Mettiamola così: Neffa era l’unico vero guru del rap italiano, ma era (giustamente) fuggito dai cliché per diventare un bravo e intelligente artista pop e soul made in italy. Adesso ha deciso di riportare tutto a casa, e il risultato è un compendio di groove e pensieri maturi e disincantati. Intorno un mondo di featuring da paura, per un doppio lavoro che dimostra che il rap in italia non è solo roba per ragazzini. (E.B.)

Brunori SasL’albero delle noci
Dario Brunori in arte Brunori Sas, cinque anni dopo l’acclamato Cip!, dimostra che il cantautorato italiano gode buona salute. L’albero delle noci, oltre alla canzone eponima (terzo posto a Sanremo), brilla per la gemma Per non perdere noi sull’amore lungo, per l’affilata La ghigliottina che vede un po’ stanco il “maschio etero bianco” al quale “sembra normale che non sia normale la diversità”, e per l’accorata Fin’ a ra luna in dialetto cosentino. Produzione elegante di Riccardo Sinigallia. (R.C.)

Matteo MonicoAlfred Hitchcock: a Portrait in Piano
Un giovane pianista, innamorato del cinema e della musica del novecento, ci prende per mano e ci accompagna in una suite, organica, che ha le migliori emozioni sonore del cinema di Hitchcock, da Spellbound (Miklos Rozsa) a Family Plot (John Williams), passando per l’irripetibile collaborazione con Bernard Herrmann. (G.A.)

Mulatu AstatkeMulatu plays Mulatu
Quante volte può rigenerarsi il jazz appoggiandosi alla world e alla latin music? Giudicate voi ascoltando il nuovo album dell’ottantunenne musicista etiope, geniale vibrafonista e band leader di lunga esperienza. La freschezza di questa musica è indirettamente proporzionale all’età del suo autore. (A.M.) 

Quartetto Molinari Berio: Intégrale des quators à cordes
L’anniversario della nascita (1925) associato a questa bella edizione dei suoi celebrati quartetti.  Quale combinazione migliore per celebrare Luciano Berio. Study, Quartetto, Sincronie, Notturno, Glosse. Un’occasione eccellente per riascoltare queste che sono tra le sue più intense composizioni per musica da camera. (A.M.)

Nicola Ferraresi, Orchestra Colli Morenici, orchestrazione di Giancosimo Russo – Francesco Cilea, La Tilda
Partendo da una conoscenza irripetibile dell’intera opera di Cilea, Giancosimo Russo ha ricostruito in maniera raffinata la partitura di un’opera perduta, che è stata affidata per l’esecuzione all’Orchestra mantovana Colli Morenici (con Denia Mazzola nel ruolo di Tilda) in grado di far conoscere i toni e i colori più particolari di un’opera non minore nel catalogo dell’autore di Arlesiana e Adriana Lecouvreur.  (G.A.)

In copertina: foto @ janos venczak

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