Giotto e il sogno del Rinascimento

In Arte, Cinema

URBS PICTA – GIOTTO E IL SOGNO DEL RINASCIMENTO”, diretto e prodotto da Francesco Invernizzi e scritto e sceneggiato da Matteo Strukul e Silvia Gorgi, racconta il grande sviluppo della pittura trecentesca veneta iniziato con l’arrivo di Giotto a Padova, oggi città Patrimonio Unesco proprio grazie ai cicli pottorici del genio fiorentino e dei giotteschi che seguirono le sue orme.

Giotto e il sogno del Rinascimento, film di Francesco Invernizzi, prodotto da Magnitudo Film con la sceneggiatura degli scrittori Silvia Gorgi e Matteo Strukul (autori del libro “Padova segreta di Giotto. Dai misteri della Cappella degli Scrovegni al racconto dell’età dell’oro padovana”, Newton Compton Editori, 2023), è, più che un documentario d’arte, un appassionato percorso visivo fatto di immagini, di storia e di parole che scorrono davanti agli occhi dello spettatore, raccontando lo splendore di una città medievale che per prima si apre all’Umanesimo e alla cultura rinascimentale.

La città di Padova apre le porte del 1300 ad un contesto multidisciplinare fatto di arte, letteratura, scienza, urbanistica e società che porterà alla ribalta molte famiglie e che ne segneranno il suo percorso: dagli Scrovegni ai Da Carrara, dai Lupi di Soragna ai veneziani qui, nel territorio patavino maestri, poeti, intellettuali e artisti dell’epoca lasceranno tracce indelebili. Dopo la tirannia di Ezzelino da Romano la città di Padova rinasce, si parla di preumanesimo patavino dovuto alla forte influenza dell’Università nata nel 1222, dove giuristi e intellettuali danno vita e spazio al talento, conquistando un punto di rilievo nella riscoperta dei classici a partire da Albertino Mussato, incoronato poi poeta e riconosciuto come uno degli autori che inaugurano l’umanesimo italiano. Il racconto visivo del film si espande da Padova alle città limitrofe, teatro di lotte, guerre e conquiste che descrivono le vicende storiche delle famiglie che si susseguono nel potere tra Cittadella, Monselice, Venezia.

È indagato anche il rapporto con Firenze, presto culla del Rinascimento, ma che con Padova stringe un rapporto intellettuale e artistico che nasce specificatamente in questo periodo, proprio con Giotto.
La narrazione si sofferma sul rapporto di Giotto con Padova, chiamato a decorare la Cappella delle Benedizioni nella Basilica del Santo ed è qui che si intreccia il rapporto con Enrico Scrovegni per la realizzazione del ciclo di affreschi della Cappella di famiglia (1303-1305) e continua poi con un’importante committenza pubblica con la decorazione di Palazzo della Ragione, realizzata su indicazioni di Pietro d’Abano (perduto in un incendio nel 1420).
La grandezza del passato traspare nelle immagini di una sapiente regia che trasporta lo spettatore in un’altra epoca e si respirano i racconti, le musiche e i suoni di un mondo trascorso. Nelle riprese a volo d’uccello l’uomo appare come il fautore di tanta bellezza, le scene si aprono viste dall’alto, sotto un’altra visione, come forse doveva essere il punto di vista richiesto in quel periodo, in un contesto che doveva in qualche modo essere il punto di rottura con il periodo storico precedente: è il cambiamento che ormai è alle porte.
Questo visione sottolinea la grandezza di questo grandioso patrimonio che entra ora nelle sale cinematografiche soffermandosi spesso nei particolari, nelle storie narrate, negli affreschi giotteschi che si impregnano di un’umanità mai vista prima, nei luoghi e negli spazi in cui si respira l’arte e la cultura del tempo.
Gli spazi della città, l’apertura delle campagne, i fiumi, le colline che circondano il territorio patavino riportano lo spettatore a respirare i luoghi trecenteschi, dove il fermento politico e sociale si mescola con l’apertura mentale e intellettuale dell’epoca in un susseguirsi di scambi culturali tra le città più fiorenti in questo medioevo che presto lascerà il posto al Rinascimento: Giotto, Giovanni Pisano, Francesco Petrarca, Cennino Cennini, Filippo Lippi, Paolo Uccello, Donatello sono solo alcune delle personalità fiorentine che soggiorneranno a Padova.
Nella pittura di Giotto il presente irrompe nella scena rappresentata: il primo bacio della storia dell’arte nella scena dell’incontro tra Sant’Anna e San Gioacchino; le lacrime che solcano il viso delle madri nella strage degli innocenti; l’umanità di un Cristo “fatto uomo” con le sue espressioni e sentimenti visibili agli occhi dello spettatore; la ricercatezza di un artista che cambia la storia dell’arte “in una vera e propria umanizzazione del sacro”.


Tante le novità all’interno della Cappella degli Scrovegni, un piccolo edificio sacro, un piccolo scrigno di pura meraviglia: dallo spettacolare Giudizio Universale dove compaiono i dannati nell’Inferno privi di quel pudore bizantino che aveva caratterizzato l’arte precedente, ai rapporti guelfi tra l’esiliato Dante e Giotto, citato dal sommo poeta nella Divina Commedia: “Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura” e ritratto poi nello stesso Giudizio accanto dallo stesso pittore al suo fianco tra i beati.
Giotto maestro nell’arte pittorica, Giotto che realizza spazi prospettici e trompe-l’oeil per rendere più reali gli sfondi, Giotto che snoda le sue scene come un racconto contemporaneo rivestendo i suoi personaggi con la moda dell’epoca, Giotto che lascerà il segno agli artisti che verranno e traccerà quel mecenatismo che darà i suoi frutti per i secoli successivi.
La storia di Padova giottesca prosegue con altre famiglie, con altre storie e con altri autori che prenderanno la lezione del maestro fiorentino e la portano avanti gettando le basi per nuovi capolavori come il Battistero dipinto da Giusto de’ Menabuoi (altro fiorentino) voluto da Fina Buzzaccarini, dove negli affreschi è ravvisabile il volto di un poeta fiorentino, Francesco Petrarca, che sceglierà il borgo di Arquà per concludere la sua vita e la sua carriera.
Le forme di Guariento d’Arpo, con una “mondanizzazione del sacro” che celebrano la grandezza della famiglia dei Da Carrara diventandone così il pittore di corte.
Altichiero da Zevio che con la sua eleganza riprende il medioevo giottesco per superarlo nell’Oratorio di San Giorgio voluto dai Lupi di Soragna, autore di un ciclo di affreschi che superano il periodo precedente mettendo un piede già nel prossimo Rinascimento.
1405: Padova è sotto il dominio veneziano, ma il suo ruolo intellettuale non verrà mai messo in discussione e rimarrà una città attiva culturalmente e gli scambi tra Padova e Firenze non cesseranno.
Ed è con il Rinascimento che si chiude il film, con l’avvento di Donatello a Padova dal 1453 per dieci anni arriva in città su segnalazione di Cosimo I de’ Medici che qui trovò rifugio dall’esilio prima di ritornare a Firenze. Qui lo scultore realizzerà la prima statua equestre in bronzo, il Gattamelata, recuperando il mondo antico romano citando la statua a cavallo di Marco Aurelio. Donatello sarà di ispirazione ad un giovane padovano, Andrea Mantegna, che rivoluzionerà l’arte del tempo nel linguaggio rinascimentale in un continuum con il tempo passato.

Matteo Strukul e Silvia Gorgi alla Cappella degli Scrovegni


Giotto e il sogno del Rinascimento, non è solo un prodotto visivo, è più di un film, è un viaggio per immagini che racconta come la città, la sua storia e gli artisti che hanno lasciato autentici capolavori, sono oggi diventati Patrimonio Unesco il 24 luglio 2021 e la Padova Urbs Picta rivive nel racconto appassionato degli sceneggiatori e dalle parole che ci accompagnano nel film di Andrea Colasio (Assessore alla Cultura del Comune di Padova), Zuleika Murat (Professoressa di Storia dell’Arte Medievale dell’Università degli Studi di Padova), Rita Deiana (Direttrice del Centro Interdipartimentale per i Beni Culturali CIBA dell’Università degli Studi di Padova).
Il film di Francesco Invernizzi è un momento di riflessione per tanti padovani, per recuperare la storia e l’arte che hanno gettato le basi per un cambiamento epocale, ma è un viaggio soprattutto per lo spettatore fuori dai confini patavini per conoscere i luoghi dove gli artisti hanno operato e dato il via ad epoche storiche successive, base della cultura occidentale, affermazione dell’uomo tra ragione e sentimento.
Guardare più che vedere diventa necessario per comprendere questo film, per assaporare con gli occhi le forme e i colori del Trecento e non solo, per respirare l’Uomo che forma il suo sapere, quell’uomo che alza lo sguardo al cielo “a riveder le stelle”, le stesse stelle dipinte da Giotto sulla volta della Cappella degli Scrovegni, le stesse stelle che brillano immutate da secoli nel firmamento e nelle opere d’arte degli artisti che verranno.

La programmazione di Giotto e il sogno del Rinascimento è reperibile nel sito di Magnitudo Film

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