Dopo sei anni memorabili in televisione e due film senza grandi invenzioni, esce il terzo e per ora ultimo capitolo cinematografico, “Il gran finale”, firmato dall’ottimo Simon Curtis e scritto benissimo come tutta la saga da Julian Fellowes. Ma il passaggio di testimone alla guida della grande famiglia britannica da Lady Violet a Lady Mary suggerisce forse uno sviluppo futuro. Intanto sono godibili script e protagonisti (Dockery in testa, ma anche Bonneville, Giamatti, Mc Govern e tutti gli altri) in un’atmosfera che sposa la rassicurante favola , un’intelligente nostalgia e lampi di cambiamento
1930. La famiglia Crawley, di ritorno a Downton Abbey dopo l’ennesima sfolgorante stagione londinese, si ritrova alle prese con una serie di irreversibili cambiamenti. Ma, come ci insegna l’immortale Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».
E così il roccioso maggiordomo Carson (Jim Carter) passerà le consegne a Parker, mentre la fidanzata di Parker, Daisy Mason (Sophie McShera), prenderà il posto della leggendaria cuoca, Mrs. Patmore (Lesley Nicol). Anche il patriarca, lord Robert Crawley (Hugh Bonneville), dovrà cedere il potere a sua figlia Mary (Michelle Dockery), affidandole la guida della sfarzosa proprietà nello Yorkshire, quella Downton Abbey che dà il nome all’intera serie, iniziata nell’ormai lontano 2010 e proseguita con spavalda eleganza per ben sei stagioni. Un vero e proprio capolavoro della narrazione televisiva, scritto dall’inizio alla fine dalla penna raffinata e perfida di Julian Fellowes, che parla di nobiltà inglese con cognizione di causa, essendo barone di West Stafford.
I due film realizzati nel 2019 e nel 2022 non hanno in realtà aggiunto nulla di imprescindibile, ma l’ultimo, Downton Abbey – Il gran finale, in arrivo nelle sale italiane in questi giorni, è un vero e proprio distillato di ironia, leggerezza e nostalgia, e rappresenta la chiusura perfetta dell’intera saga. Al centro della scena c’è la nuova signora del castello, lady Mary, che di certo possiede la tempra per portare avanti la tradizione di famiglia, ma non è detto che continui ad avere i soldi per farlo, dopo che lo zio Harold (Paul Giamatti) è riuscito a dilapidare il patrimonio americano di sua madre Cora (Elizabeth McGovern), facendosi turlupinare da un fascinoso avventuriero (Alessandro Nivola). E dopo un divorzio che sembra mettere radicalmente in discussione il suo status, condannandola all’ostracismo da parte della società aristocratica. Ma a proteggere lei, e tutta la famiglia, c’è ancora e sempre la matriarca che tutto vede e tutto sa, lady Violet (morta nel film precedente, appena prima che nella realtà morisse la sua interprete, la meravigliosa Maggie Smith).
Il fulcro intorno a cui ruota tutto il racconto, e le vicende dei personaggi, è ben sintetizzato dalla parola “cambiamento”, come dicevamo fin da subito, il che comporta fra l’altro una permeabilità dei confini tra piani alti e piani bassi semplicemente impensabile fino a pochi anni prima. Permeabilità che non a caso viene principalmente mostrata attraverso l’arte, il teatro, e soprattutto il cinema, vera e propria macchina “democratica” quasi suo malgrado, non perché elimini davvero le ingiustizie e le disparità tra ricchi e poveri, ma perché si dimostra in grado di rimescolare radicalmente le carte, distribuendo privilegi e avversità con divina e capricciosa indifferenza. Insomma, tutto cambia ma in fondo resta sempre uguale. Servi e padroni si possono anche talora scambiare di posto, ma i ruoli e le regole che governano il mondo sembrano restare immutabili, come pare aver ben capito anche l’ex rivoluzionario Tom Branson.
Tutti i personaggi sono invecchiati nel frattempo, alcuni sono morti, ma i loro fantasmi ancora vegliano su Downton Abbey. E forse su di noi, almeno su quella parte di noi che ha bisogno nonostante tutto di un po’ di fiaba. Da questo punto di vista, Il gran finale riesce a rispondere perfettamente alle esigenze dei fan, riannodando tutti i fili e chiudendo il racconto, ma al tempo stesso lasciando aperta la possibilità di una nuova serie incentrata su lady Mary, degnissima erede dell’indimenticabile lady Violet.
Downton Abbey – Il gran finale, di Simon Curtis, con Michelle Dockery, Hugh Bonneville, Elizabeth McGovern, Jim Carter, Paul Giamatti, Penelope Wilton, Dominic West, Alessandro Nivola, Joanne Froggatt, Sophie McShera, Lesley Nicol