#certosadipavia

In Arte

La Certosa di Pavia è davvero vicina a Milano. Con marzo (e la primavera) alle porte, una gita in campagna può fare bene. Ecco allora la nostra insolita guida.

Una volta ci si arrivava comodamente in calesse o in battello, ma bisognava mettere in conto di pagare 20 franchi di mancia se si voleva la guida di un cicerone. Fra Otto e Novecento si potevano prendere anche l’omnibus trainato dal cavallo, l’ultimo attivo in Italia, o il celebre gamba de legn, una sorta di tram al traino di una locomotiva a vapore.

Oggi potete raggiungerla ancor più comodamente col passante ferroviario o – se siete dei tipi sportivi – con la pista ciclabile, e le visite guidate sono a offerta libera, ma state attenti agli orari di apertura!

Di cosa stiamo parlando? Della Certosa di Pavia, chiaramente.

certosa di pavia
L’omnibus a trazione animale della tratta Torre del Mangano – Certosa di Pavia / Il Gamba de legn per Pavia sulla sponda del Naviglio di via Ascanio Sforza a Milano

La scusa dell’anniversario è ancora lontana. Il monastero certosino compirà 620 anni solamente il 27 agosto dell’anno prossimo. Questa però non è una buona ragione per dimenticare che, assieme ai Laghi e alla Brianza – “ridente giardino della Lombardia” –, dal 1396 a oggi la Certosa resta uno dei must see per i forestieri in visita a Milano e dintorni.

Un po’ come il Duomo, le reazioni di fronte alla Certosa sono sempre estreme e opposte: stimata fra le chiese più belle d’Italia se non del mondo da Guicciardini, Montaigne, Rumohr e Burckhardt, era uno spreco di denaro per Erasmo da Rotterdam; una delle peggiori vergogne della penisola per Ruskin, e un luogo di ineffabili melanconie e profonde tetraggini per Verga.

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Foto #certosadipavia da Instagram: @alexandra_hering; @il_pinna; @apetriglieri

L’antifona è chiara: la primavera è alle porte, chi soffre di allergie se n’è già accorto, quindi cosa avrete di meglio fare la prossima domenica pomeriggio se non salire su un treno o inforcare la vostra bicicletta? Si va alla Certosa.

Se ne potrebbero raccontare di cotte e di crude. Basti ricordare che Gian Galeazzo Visconti la fondò per espiare l’omicidio di Bernabò, che era suo zio ma anche suo suocero, ma anche per farne il mausoleo di famiglia, dal momento che la Fabbrica del Duomo gli metteva i bastoni fra le ruote ogni volta che ci provava con la cattedrale. Le tinte restano noir anche in tempi più recenti: Mussolini, dicono, visitò la Certosa sia da vivo, che da morto, quando la sua salma, trafugata da neofascisti nostalgici, venne ritrovata nella Certosa, avvolta in due sacchi di tela gommata e chiusa in un baule di legno.

certosa di pavia
Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, Gian Galeazzo Visconti presenta un modello della Certosa di Pavia alla Madonna (Certosa di Pavia, abside del transetto destro) / Benito Mussolini in visita alla Certosa di Pavia, 31 ottobre 1932

Ma non siamo qui per fare erudizione, piuttosto per farci trascinare dall’immaginazione. Se Luca Beltrami – il salvatore del Castello Sforzesco per intenderci, uno che tanto fece e tanto scrisse anche per il monastero pavese – tornasse in vita per una gita alla Certosa, si affiderebbe ancora a tavole e incisioni per raccontare la sua giornata? No, secondo me preferirebbe instagrammare…

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Foto #certosadipavia da Instagram: @_fedegiani

Cominciamo dalla facciata. Su Instagram a cercare #certosadipavia se ne trovano tonnellate di foto. In un modo o nell’altro l’avrete già vista. Ed è anche il posto più indicato per un selfie, da soli o in gruppo. Scattate quanto più potete, anche perché una volta entrati in chiesa scoprirete che è vietatissimo tirare l’iPhone fuori dalla tasca.

A parte i selfie, l’avete mai guardata bene? Avete notato, per esempio, lo zoccolo costellato di profili di imperatori e scene all’antica? C’è pure il Beato Guglielmo Fenoglio, uno che è diventato Santo perché, per obbedienza al suo priore, si divertiva a staccare le cosce agli asini…

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Foto #certosadipavia da Instagram: @suranastasia; @gillesmasse; @claricecassou

La durata della visita in chiesa dipende da quanto siete devoti e/o eruditi. Le cose belle o importanti da non perdere sono tante, alcune sono anche troppo ben nascoste. Quindi non scordate di buttare un occhio nelle due sacrestie.

Se siete nel transetto destro però, fate caso a Beatrice d’Este, eternata nel marmo della sua tomba al fianco del marito Ludovico il Moro. Ci avete mai fatto caso che calza delle zeppe niente male? Non è uno scherzo: la cosiddetta pianella, importata a Venezia dalle prostitute del lontano Oriente, fu rapidamente sdoganata in tutte le corti d’Europa e divenne una delle calzature predilette dalla giovane duchessa, fashion victim d’altri tempi.

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Foto #certosadipavia da Instagram: @_fedegiani; @roads_to_nowhere; @salvokam

In fondo al transetto destro una porticina vi condurrà al chiostro piccolo, un cortile raccolto e sempre fiorito, una vera gioia per gli occhi. Fatevi un giro e godetevi la sorprendete varietà di mezzibusti, teste e figurine di pietra e terracotta che decorano le arcate. 

C’è chi su queste sculture si è spaccato la testa per capire chi ha fatto cosa, e chi prima di chi: Amadeo o Mantegazza? Pare sia una sorta di ring per gli storici dell’arte…

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Foto #certosadipavia da Instagram: @teo_sordi91, @_fedegiani; @balbinaslotko

Dal chiostro piccolo si passa a quello grande. Non è meno ricco del precedente, ma non sarà l’apparato decorativo ad attirare la vostra attenzione, quanto piuttosto le sue dimensioni: più o meno il doppio del campo di San Siro. Flaubert ricorda che i certosini «passano il tempo a fare la chartreuse, a scavarsi la tomba e a dire “Fratello, dobbiamo morire”». Con un prato così a disposizione, però, un momento per organizzare una partitella lo trovavano di sicuro…

Scherzi a parte, anche le celle meritano una visita. Ciascuna delle ventiquattro casette che affacciano sul chiostro ha due piani, è dotata di un camino e di un piccolo giardino interno. Non mancano pareti affrescate e arredamento minimal antelitteram. Se state pensando di trasferirvi qua per scrivere, studiare o fare quello che dovete fare, mettetevi in coda, perché siamo in tanti ad averlo pensato.

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Foto #certosadipavia da Instagram: @_fedegiani; @mai_always_; @_fedegiani

Anche il Museo merita una sbirciata. Il pianoterra ospita la gipsoteca, che permette di esaminare da vicino – anche se in copia – una parte del patrimonio scultoreo della Certosa. Stupenda quella che qualcuno ha chiamato “Madonna-origami”Al primo piano invece c’è la Pinacoteca.

Oltre allo studiolo affrescato, si possono trovare tante cose curiose: l’ultima volta che ci sono stato ho scoperto, sul fondo di un San Pietro del Bergognone, un tramonto in controluce che potrebbe essere stato dipinto da Emil Nolde. Espressionismo quattrocentesco o restauro invasivo?

Prima di uscire non può mancare una sosta al negozietto gestito dai monaci. Ci trovate di tutto: dalle tisane alla cioccolata, che pare sia piuttosto buona.

Alla fine mi sono dimenticato di farvi passare dalla Sala del Capitolo, di portarvi nel Refettorio, o alla scoperta del Campomorto… bisognerà tornare. Ma ormai la strada la conoscete, no?

Foto: @_fedegiani

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