La lotta di Sonia Braga, tra ieri e oggi, contro i perfidi palazzinari brasiliani

In Cinema

Nel vigoroso e appassionato “Aquarius” di Kleber Mendonça Filho la grande attrice si oppone, unica combattiva inquilina di un palazzo storico di Recife, alla società immobiliare che vorrebbe cacciarla per avviare una grande speculazione. Metafora evidente di un paese che sta abbandonando i suoi ideali di giustizia sociale e altruismo perché sedotto dalla corruzione e dalla sete di denaro dilaganti

Aquarius del brasiliano Kleber Mendonça Filho, passato all’ultimo Festival di Cannes, è un film sul tempo, un’opera che riflette il passato nel presente per portare alla luce un insegnamento su come ancora oggi sia possibile vivere rispettando il proprio vicino, malgrado tutto.

Clara (Sonia Braga), una stimata critica musicale in pensione, è l’unica inquilina rimasta in un palazzo costruito negli anni Quaranta a Recife, di nome Aquarius, che una società immobiliare vorrebbe distruggere per dare vita a una grande speculazione. Per fare questo deve però comprare anche il suo appartamento, l’ultimo ostacolo alle strategie economiche della rapace azienda. Da qui le offerte, che si fanno sempre più pressanti e minacciose, perché la signora venda quell’ultimo tassello “libero”.

L’associazione che risulta subito più evidente quindi è quella tra presente e passato, e per estensione quindi tra vecchio e nuovo. La resistenza attiva che Clara compie per evitare che tutti i suoi ricordi vengano impacchettati e venduti al miglior offerente si espande e diventa un manifesto di conservatorismo buono, opponendosi così al dominio ormai quasi totale di un liberismo sfrenato che ha invaso il Brasile e il suo governo, infiltrandosi in ogni aspetto dell’esistenza sociale di tutti i cittadini del paese. Il richiamo è quello a una società più giusta, ormai trascorsa, che dava più valore ai rapporti umani e meno a quelli economici: un Brasile diverso, forse più povero ma ugualitario e meno corrotto. E la narrazione scorre così classica anche per questo intento di recuperare una semplicità che spezza l’ambiguità, che in termini stilistici potrebbe assumere un twist temporale o un intreccio volutamente destrutturato.

Spostandoci poi su un lato sottotestuale più che narrativo, un altro confronto è tra realtà e finzione. Al centro di questo elemento c’è la protagonista Sonia Braga, attorno alla quale ruota essenzialmente tutto il film. Il personaggio che interpreta ha subìto un intervento per un tumore al seno da cui era affetta quando era più giovane, a causa del quale è costretta a portarsi dietro una pesante cicatrice. E Sonia peraltro ha subito nella realtà il medesimo e triste destino di Clara: così assume una centralità assoluta la similitudine tra il carattere e la donna che lo interpreta, e ciò riporta la mente a quell’importante binomio tra arte e vita che tante volte ha caratterizzato un cinema che punta al realismo come arma di immedesimazione.

Soprattutto quando tale scelta va a convergere nel ruolo che questa storia decide di dare al cancro di Clara (che è anche il titolo dell’ultimo atto del film): così come la protagonista era affetta da una grave malattia che è riuscita a debellare con la lotta, così l’Aquarius è infestato da una colonia di termiti, messa dalla compagnia che vuole cacciare Clara, che una volta scoperta grazie all’onestà ritrovata di due operai (simbolo del brasiliano medio, che nonostante il ricatto di un sistema malato sceglie l’onestà e la morale) viene giustamente usata come arma per smascherare l’iniquità di un’azienda disposta a tutto per il profitto.

La parabola sociale che Aquarius racconta insomma non è altro che un affresco di contemporaneità, una confessione di intenti che l’era moderna dispiega su un microcosmo, per poi distenderla inevitabilmente prima su una nazione del cosi detto Secondo Mondo, in profondo tumulto interno, come il Brasile, e poi direttamente sulla realtà occidentale, per mostrare la sua profonda crisi di identità che in questi anni fa oscillare molte delle sue democrazie (o presunte tali) tra equità e classismo, opulenza e povertà, presente e passato. Un altro esempio di come il cinema riesca a diventare vita.

Aquarius, di Kleber Mendonça Filho con Sonia Braga, Jeff Rosick, Irandhir Santos, Maeve Jinkings