Stasera con noi (2): luci bianche in zona rossa

In Weekend

Il buio del lockdown arriva prima e così scuro non è mai stato. Ti sorprende davanti al tuo pc a desiderare le sere dei tuoi altrove, vicini e lontani

Il buio arriva prima.
Me ne convinco mentre lo guardo scendere sui tetti rossastri e marroncini del corso. Seduta al tavolo della cucina, batto a ritmo i tasti del PC scandendo il tempo che mi separa dalla lezione di GAG su Zoom.

La luce bianca dello schermo, quella tremula del lampione di fronte alla finestra, quella emessa dalle lampadine di tutta la casa; accese per più di otto ore al giorno, a far la gioia dei miei occhi e delle bollette di A2A. Faccio appello al potere dell’elettricità per occultare il buio: ché così tanto e così presto, io mai lo avevo visto.

Non sulle spiagge dell’Isola di Hydra, dove il sole tramonta che sono quasi le dieci e ci si siede ai tavoli bianchi della Kefi Taverna per cena solo quando è già arrivato domani.
Non tra i meli di un campo sperduto tra i sentieri delle montagne abruzzesi, dove a rischiarare la notte pensano le torce frontali da trekking insieme alle stelle (non cadenti) di San Lorenzo.

E no, neppure nelle sere degli altri autunni, quando proprio un pochino dopo il tramonto s’accendeva la vita più bella. Quella da dedicare agli amici e agli amori, alle pentole di fuoco nei ristoranti cinesi di Piazza Aspromonte, alle frange tagliate dai Garçons De La Rue di Lagrange, alle corse sul Naviglio nel tentativo di non fare tardi a un concerto nonostante i tacchi che s’impigliano nei sampietrini e i depistaggi di Google Maps, al 9 che non passa mai e allora ok vediamoci in 24 maggio che poi da lì andiamo insieme.
Ne sono convinta, tutto questo buio non c’era mai stato.  

Pensa che noia
Pensa che desideri
Di tornare alla vita di prima liberi come gli aerei

(Lucio Corsi, L’istrice)

Foto di apertura: Hangar Bicocca, Christian Fregnan/Unspash