“Nessun dolore”: la po-etica di Amelio torna al tema immigrazione. Ma non solo

In Cinema

A oltre trent’anni da “Lamerica” il regista racconta l’Italia di oggi tra sensi di colpa individuali che si fanno universali e redenzioni spinte all’estremo. Davide (l’ottimo Alessandro Borghi) vende volumi usati, causa un tragico incidente e decide di “espiare” santificando la sua vita. Amelio prende di petto l’attualità, ma fa anche un appassionato outing sul suo amore per i libri, in una scena sparsi per una camera a centinaia. E nel film spende il calcolato estremismo narrativo d’una storia che non è ancora avvenuta, è distorta, potrebbe e non potrebbe accadere. Con Valeria Golino e Valerio Mastandrea

Da sempre Gianni Amelio, il più attivo e geniale dei nostri autori ottantenni dopo Bellocchio, ha analizzato i rapporti tra adulti e giovani, intervenendo a vari livelli e su diverse tematiche. Se questo Nessun dolore, film n. 21 della sua gloriosa carriera, per il tema dell’immigrazione sembra avvicinarsi, dopo oltre 30 anni, alla po-etica Lamerica, in mezzo ci sono stati Il ladro di bambini, Le chiavi di casa, e prima c’era stato Colpire al cuore e da ultimo Il signore delle formiche sul caso Braibanti. Nel film, appena passato alla Mostra di Venezia fuori concorso, Amelio prende di petto i temi della colpa, quella individuale che si fa universale, e fa anche un appassionato outing sul suo amore per i libri, che in una scena appaiono, a centinaia, sparsi per una camera.

Siamo oggi, in una Roma narcotizzata, come il resto d’Italia, e Davide, il protagonista, è un giovane che vive gestendo una bancarella di libri usati che tratta con affetto filiale. Un giorno, per caso, un immigrato, per strada, spintonandolo, gli affida quasi tra le braccia un bambino, ma tentando di sbarazzarsene, Davide, senza volerlo, provoca un tragico incidente sulla strada. Piomba attraverso una porta laterale e senza uscita nella Tragedia Contemporanea, quella dell’immigrazione, perché il ragazzino sembra nord africano. L’uomo si sente in colpa, vuole espiare e non sa come, fa cose inutili, per esempio invita prima una, poi alcuni poi decine di immigrati a casa sua, che diventa un devastato rifugio aperto a tutti, tra l’isterico sconcerto degli inquilini del palazzo medio borghese. E’ come se il nostro volesse santificarsi e francescanizzarsi, pagando di persona per tutti.

Certo Amelio ricorda Ingrid Bergman in Europa ‘51, che addirittura per aiutare una operaia malata andava, lei signora borghese, in libera uscita dalla sua classe sociale, in fabbrica al suo posto: l’ascendenza rosselliniana passa dal Teorema di Pasolini, che finiva con la spoliazione fisica dei beni e degli abiti da parte di Girotti. Il film di Amelio nel suo irrealismo psicologico, quando sarebbe stato facile seguire le tappe del dramma casuale, paga le conseguenze di una melodrammaticità invece estrema e muta: Alessandro Borghi ci trasmette il suo dolore ma non dice una parola pur con fratture scomposte della coscienza, è bravissimo ed usa a buon fine pure un piccolo tic personale di pronuncia, labiale. Lui interroga e sfoglia i libri sparsi per casa, quell’altro mondo che gli spiegherebbe l’egoismo e il dolore universale e di cui si è sempre fidato.

E’ quindi calcolato l’estremismo narrativo d’una storia che, avverte l’incipit, non è ancora avvenuta, quindi è distorta, potrebbe e non potrebbe accadere, mentre credulità e incredulità si fondono nel sacrificio. Si perde, è la cosa più nuova per Amelio, ogni realismo, imboccando la strada senza uscita di una santità di cui non riveliamo i particolari ma che entra nelle fondamenta di questa vicenda e dell’intera storia morale di un regista che ha sempre analizzato, appunto, le relazioni coi giovani. Bisogna guardare negli occhi Amelio e questo suo salto mortale narrativo e sintonizzarsi sulla sua pìetas, con l’aiuto del bravo Borghi, che nasconde bene il macigno che ha dentro l’anima, mentre l’amica che legge e frequenta la bancarella è Valeria Golino e Valerio Mastandrea è custode dell’obitorio, nel silenzio metallico di quei cadaveri verso cui non si prova nessun dolore.

Nessun dolore, di Gianni Amelio, con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Beidja Yahiaoui, Omar Suleiman