Ho ucciso mia moglie, nessuno gli bada: viaggio nella quotidiana follia dell’Italia

In Cinema

“Serpenti” di Roberto De Paolis, sceneggiato dai fratelli d’Innocenzo, racconta con le armi del cinismo e del grottesco una vicenda paradossale. Un uomo si presenta alla polizia confessando il suo femminicidio, ma né l’indifferente agente di turno nè il pessimo avvocato d’ufficio lo prendono sul serio. L’unica a occuparsi di lui è una chiromante che incontra al bar. Del baratro morale in cui siamo caduti sono ottimi interpreti Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Leonardo Lidi e Valeria Golino

Come fare un film sul femminicidio? E’ la tragedia dei nostri giorni, difficile dare un massimo comun divisore. L’uccisione della donna, quasi sempre per motivi sentimentali, quasi sempre ad opera di mariti, fidanzati o ex, finora era stata materia di turgidi melodrammi che ci portano però agli anni 50. Il film Serpenti che arriva fresco dalla Mostra di Venezia, uno delle decine di titoli italiani di una edizione dedicata al paese ospitante, è fatto proprio di un’altra pasta. Non insegue il fatto, già compiuto nella prima inquadratura, non prevede un processo, non importa la pena. Il regista Roberto de Paolis (suo padre ha gestito per anni le fortune d’essai della Bim), al suo terzo film, ha solo due cartelli stradali: grottesco e cinico. Lasciamo stare l’altro aggettivo, kafkiano, perché consunto dall’uso, anche se qui ci starebbe bene.

La vicenda è paradossale, risente della voglia dei Fratelli d’Innocenzo, qui solo sceneggiatori, di raccontare la quotidiana follia dell’Italia che si abitua a tutto. L’inizio è fantastico: un lungo carrello a macchina fissa si avvicina molto lentamente a un uomo seduto a una scrivania che, raggiunto dal piano americano, ci dice che ha ucciso sua moglie e andrà a costituirsi. Lo vediamo, da bravo civis, varcare la soglia della centrale di polizia e confessare l’assassinio all’agente di turno, disinteressato ma anche sospettoso: non abbiamo le prove, dobbiamo fare una ispezione a casa sua. L’uomo si rifiuta di accompagnarli, intanto in un bar vicino, nella stanza di biliardo, incontra un avvocato d’ufficio per nulla sconvolto, che non fa che dirgli che è posseduto dal senso di colpa.

Insomma, nessuno lo prende sul serio, la società è pronta ad accettare i carnefici, i tiggì ci hanno abituato a vedere sparatorie e genocidi in quantità, figurarsi una donna avvelenata in una vasca da bagno. Quella che fa la differenza, nella stanza d’attesa, è una chiromante che quando incontra l’autore del femminicidio gli vuole far le carte e predire il futuro, e pare imbrocchi anche osservazioni giuste sul carattere e il passato. Il finale è al massimo della follia e perciò lo lasciamo integro per chi vorrà vedersi questo film senza pietà, ma con molta intelligenza, e forse anche una certa dose di preveggenza: la burocrazia, detta in soldoni, vince sempre e urge sempre fare il biglietto del bus. Non c’è retorica, c’è la fantasia di coltivare la storia di una frattura morale scomposta come fosse roba di tutti i giorni. E anche l’avvocato è un cialtrone indenne da qualunque pensiero morale.

Serpenti è un film sociologico, dicono i due fratelli, io direi proprio antropologico vista l’attenzione nella scelta degli attori, ma è anche un film profondamente politico sui baratri in cui siamo caduti. Alessandro Borghi, molto bravo, fa il poliziotto quasi come rivincita al personaggio di Stefano Cucchi, che dai poliziotti fu massacrato in Sulla mia pelle, e dice che è lecito ridere e piangere, sempre con un copyright originale, perché la storia ci riguarda tutti. Il cast è ottimo; Castellitto jr. come avvocato de noantri è perfetto e la Golino ammalia come muove le sue lunghe carte colorate e preveggenti. Il protagonista, Leonardo Lidi, ci resta impresso, non ha un’emozione, è un volto relativamente nuovo per il cinema ma non per il teatro dove è uno dei registi della nouvelle vague che, ucciso come Agamennone (un maschicidio che qui ripaga con interessi) nella Santa Estasi sugli Atridi di Latella, ha ora appena finito di strapazzare Cecov.

Serpenti, di Roberto De Paolis, con Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Leonardo Lini, Valeria Golino, Daniele Parisi, Francesca Solombrino, Martinus Tocchi