Ricominciare a vivere sperduti in Armenia, sulle tracce di un film che non si farà

In Cinema

Simone Spada, sceneggiatore-regista debuttante, propone con “Hotel Gagarin” un omaggio alla commedia italiana vincente degli anni Novanta, alla “Mediterraneo”. Un produttore truffatore abbandona la sua troupe in un lussuoso e remoto grand hotel: non gireranno nulla, ma in compenso ritroveranno se stessi. Cast lussuoso: Bobulova, Battiston, Ragno, Amendola, Argentero, D’Amico

Hotel Gagarin è il primo lungometraggio diretto da Simone Spada, una commedia nostalgica e simpatica, una storia che parte dal cinema per raccontare la voglia di rinascita e di felicità. Franco Paradiso (Tommaso Ragno), uno sgangherato e balordo impresario, riesce a ricevere grazie all’aiuto di un amico politico corrotto un finanziamento europeo per dirigere un film in Armenia: ora gli serve solo mettere insieme una squadra e inviare in commissione le prime foto e qualche ripresa che testimonino l’avvio del progetto, in modo da far arrivare metà dei fondi sufficienti per sparire e godersi la vita per qualche tempo.

In pochi giorni, grazie alla collaborazione della truffatrice Valeria (Barbora Bobulova), quattro italiani sprovveduti e senza speranza vengono reclutati per formare un team perfetto: Elio (Claudio Amendola), tecnico delle luci, troverà in quel magico hotel l’amore e l’occasione di riscatto da una vita di tediosa quotidianità; Sergio (Luca Argentero), direttore della fotografia, è un fumatore d’erba accanito che deve parecchi soldi alle persone sbagliate;  Nicola (Giuseppe Battiston), insegnante di storia per dovere e sceneggiatore di film per passione; infine Patrizia (Silvia D’Amico) una prostituta sincera e simpatica a cui si è presentata l’occasione della vita, per davvero.

I protagonisti della pellicola, volti ben noti al grande pubblico, sono personaggi che non hanno nulla da perdere e così decidono di cogliere l’occasione per fuggire o inseguire qualcosa di nuovo. Appena arrivati sul posto delle riprese, scoppia però una guerra e il sedicente produttore sparisce con i soldi. Abbandonati all’Hotel Gagarin, isolato nei boschi e circondato dalla neve, trovano modo di inventarsi un’originale e inaspettata occasione di felicità, che non potranno mai dimenticare.

L’uso del cinema come pretesto per raccontare tutta un’altra vicenda è sicuramente la parte più interessante della sceneggiatura di Simone Spada, che con questo suo esordio vuole raccontare una storia di speranza e di rinascita, omaggiando quella commedia all’italiana che probabilmente il regista romano porta nel cuore, con un riferimento particolare al film premio Oscar Mediterraneo di Gabriele Salvatores. Scegliere di rinchiudere i cinque protagonisti in un grande e lussuoso hotel che ha ben poco in comune con la fredda e sincera natura dell’ambiente esterno, non è poi tanto diverso dallo scegliere di raccontare una storia on the road: anche in Hotel Gagarin si compie una viaggio, e si fanno i conti con la propria vita, coi sogni e la realtà delle cose.

Se in un primo momento il film sembra correre troppo, con la sceneggiatura che fa pronunciare ai personaggi frasi scontate, man mano che le scene si susseguono lo spettatore viene coinvolto in un’atmosfera sempre più vera, nonostante la situazione surreale, e si cala in una magica atmosfera in cui i protagonisti ritrovano la loro voglia di vivere e “cominciano a essere felici”, come il famoso scrittore russo Lev Tolstoj insegna. Ed è qui la parte più melanconica e forse più dolce della pellicola di Spada: il cinema può realizzare ogni sogno, anche il più incredibile o bizzarro. Indubbiamente una poetica insiste in quest’opera, ma non la compenetra totalmente: rimane una sensazione di prova riuscita a metà, dovuta probabilmente a una mancanza di equilibrio tra la portata dell’argomento che si vuole esporre e la ricercata leggerezza dell’esposizione stessa.