Veleni americani: così l’avvocato Ruffalo sfida il colosso della chimica

In Cinema

L’ha rivelato il New York Magazine: nessuno al mondo è esente da tracce, nel proprio corpo, del micidiale acido perfluoroottanico. Mark Ruffalo, protagonista e produttore, porta la denuncia sullo schermo in “Cattive acque”, scegliendo il regista nell’ottimo Todd Haynes. Impersona un coraggioso legale di Cincinnati che porta in tribunale la multinazionale DuPont, responsabile dell’inquinamento del fiume e quindi di tante morti. Nel cast anche Anne Hathaway, Bill Pullman e Tim Robbins

Robert Bilott, protagonista di Cattive acque, è un avvocato di Cincinnati, in carriera. Lavora per lo studio Taft e l’hanno appena cooptato come socio. Taft si occupa di ambiente e questioni chimiche: però per conto delle grandi aziende. Un giorno Bilott riceve una visita inconsueta. Un paio di cafoni contadinotti arriva nel suo ufficio e sconvolge le segretarie, ma uno dei due è molto insistente, non ha alcuna intenzione di andarsene prima di averlo incontrato e avergli lasciato delle videocassette da visionare. Vengono da Parkersburg, West Virginia, il paese di sua nonna, dove Robert trascorreva le vacanze da bimbo, per questo sono arrivati a lui. Che cerca di scrollarseli di dosso ma poi fatica, guarda i video e scopre cose strane. Così va all’allevamento di Wilbur Tennant, uno dei due, e scopre un autentico disastro ecologico: quasi tutte le mucche sono morte dopo impazzimento e con organi interni non solo devastati, ma anche dai colori improbabili. Con buona approssimazione, il tutto è provocato dalla DuPont, che scarica rifiuti nel corso d’acqua, un colosso chimico mondiale che controlla e dà lavoro a tutta la contea: quindi, chi rema contro la DuPont rema contro gli abitanti. Vincendo qualche resistenza dello studio, Bilott parte per intentare una causa che ad ogni passaggio rivela nuove nefandezze. La battaglia legale per lui diventa un’ossessione, che si trascinerà per quasi un ventennio.

C’è voluto un documentatissimo articolo del New York Magazine, scritto da Nathaniel Rich nel 2016, per far conoscere questa vicenda che ha dello spaventoso, perché praticamente non esiste essere vivente sulla faccia della terra che non abbia traccia nel proprio corpo di acido perfluoroottanico, un componente chimico creato in laboratorio durante la Seconda Guerra Mondiale e praticamente indistruttibile. Anche la 3M, altra grande concorrente nel ramo, aveva contribuito alla sua creazione, ma si era resa conto dei danni ambientali e alla salute di persone e animali, e aveva sospeso la produzione, avvisando peraltro la DuPont che invece per decenni ha fatto letteralmente orecchie da mercante, visto che ha incamerato utili miliardari, in dollari. Uno dei prodotti più diffusi e odiosi è il teflon (che utilizza il componente velenoso), con cui venivano rivestite le pentole pubblicizzate come prodotto per la sicurezza delle famiglie.

Nulla di nuovo sotto certi aspetti, altre volte il cinema ci ha raccontato di colossi multinazionali che, forti della loro prepotenza, hanno sparato a zero sui malcapitati, quasi sempre malati di tumori, che si sono parati dinnanzi a loro per ottenere giustizia. Ma qui si scoprono anche altri altarini. Per esempio che se un prodotto non è considerato nocivo, l’ente federale preposto non interviene, e sono le aziende produttrici a dichiarare l’eventuale nocività. Insomma siamo in mano a bande criminali che pur di arraffare denaro agiscono senza alcuno scrupolo e alcun controllo. A dirigere il film c’è Todd Haynes, su sollecitazione di Mark Ruffalo, protagonista e produttore. Tra gli altri interpreti Anne Hathaway, moglie del protagonista che si è ritirata dalla professione per fare la madre e la coniuge e si ritrova strapazzata dagli eventi infiniti. Poi Tim Robbins, capo dello studio, sempre combattuto tra etica professionale e etica tout court, e Bill Pullman, avvocato di provincia decisivo nel contribuire alla causa.

Eh, sì, le acque sono cattive, come ricorda il titolo, ma sono le persone a contaminare le acque con la loro cattiveria. Alla fine viene il dubbio che il cinema, giustamente, ci ricordi alcuni casi esemplari, divenuti eclatanti, ma quanti altri casi sono stati messi a tacere, soffocati dagli eleganti avvocati delle multinazionali? E quanto acido perfluoroottanico ci portiamo dentro di noi grazie a DuPont?

Cattive acque, di Todd Haynes, con Mark Ruffalo, Anne Hathaway, William Jackson Harper, Bill Pullman, Tim Robbins, Victor Garber, Bill Camp, Louisa Krause, Kevin Crowley, Bella Falcone