Patti Smith, la poetessa innamorata del vento

In Letteratura

Perché Patti Smith ha ricevuto la laurea honoris causa in Lettere dall’Università di Parma?

Patricia Lee Smith  in arte Patti Smith, classe 1946, è una cantante, artista fotografa e poetessa americana. Arrivata in Italia la settimana scorsa per tre giorni di full immersion, ha ricevuto dall’Università  di Parma la Laurea Honoris Causa in Lettere Classiche e Moderne.
Conosciuta in tutto il mondo per essere la “Diva anti diva”  per eccellenza, sfugge in realtà a qualsiasi classificazione che abbia presunzione di assolutezza.
“Sacerdotessa del punk”, “microfono di sanata” e “dea del rock”, questi sono alcuni tra i moltissimi appellativi proposti da quella sempre più numerosa schiera di studiosi e fan che prende il nome di “Smitology”.
Infatti risulta davvero impossibile descrivere ciò che rende Patti Smith una icona culturale assoluta e come lei stessa si rivela “sono come un orologio, cioè composta di tanti pezzi che, messi insieme, danno qualcosa di esatto o quasi”.
Si può tuttavia convenire, che uno degli aspetti cardine, denominatore comune di tutte le espressioni artistiche sperimentate sia stata la sua vicinanza con la poesia, la letteratura e con tutti quegli autori che i libri hanno il buon cuore di custodire e tramandare.

Così in un auditorio Paganini, strapieno e molto commosso, sulle meravigliose note del Barbiere di Siviglia, l’Università di Parma rappresentata dal Rettore Loris Borghi insieme al Presidente del corso di Laurea Magistrale in Lettere Classiche e Moderne Massimo Magnani e al Direttore del Dipartimento di Discipline Umanistiche Diego Saglia, ha spiegato le motivazioni per cui la città emiliana sia da sempre vicina ai valori culturali proposti dalla Smith: “La Laurea honoris causa  rispecchia la ferma concezione dell’Ateneo di collocarsi appieno al crocevia di saperi e di prassi che, nel tener ben presenti le sfide scientifiche e tecnologiche del nostro tempo si mantengano saldamente ancorati a concetti e valori di humanitas di cui sono primariamente depositari e cultori gli ambiti delle lettere e delle arti, della creatività e delle discipline sociali”.

Riconoscendo all’artista il suo essere una poetessa tout cour , che da sempre si è contraddistinta per la ricerca e la sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi capaci di veicolare contenuti spirituali e sociali.
Perché l’amore che Patricia Lee Smith ha per i libri e per la letteratura è ravvisabile sin da quanto era “solo una ragazzina” una “perdente magrolina” come lei stessa si etichetta nel suo vibrante libro di memoria Just Kids.
“Avevo trovato conforto in Arthur Rimbaud, in cui mi ero imbattuta a sedici anni su una bancarella di libri di fronte alla stazione degli autobus di Philadelphia” e quando successivamente, negli anni in cui Jimi Hendrix dava fuoco alla sua chitarra a Monterey,  Patti decise di lasciare la provincia per trasferirsi a NY lo fece portandosi dietro solo una malandata valigia scozzese piena zeppa di quei tanti amati libri.
In quella città così vera e sfuggente- a tratti crudele- ma sempre sessuale; in quella città che l’ha salvata e deviata al tempo stesso, la Smith, ha conosciuto gli amici e amati della vita, uno tra tutti il fotografo Robert Mapplethorpe.
Con lui, scrisse, disegnò compose ma sopratutto condivise l’amore per William Blake e per l’elaborazione di poesie e composizioni dotate di una straordinaria qualità poetica/lirica intensamente visionaria.
Per questo Patti Smith, ha ricevuto la laurea, per essere autrice, lettrice, scrittrice ma sopratutto cultrice delle letterature del mondo. Una vera figura della World Literature contemporanea, cioè di quel “canone che oltrepassa i confini delle tradizioni e delle lingue nazionali per parlare a tutti senza distinzioni”.
Si lascia temporaneamente da parte l’adrenalinica e irriverente antesignana del Punk e della New Wave per rendere merito a raccolte come Seventh Heaven (1972), Auguries of Innocence (2005) sino alle più recenti Just Kids (2010) e M Train (2015).

In questi giorni parmigiani, oltre alla cerimonia di conferimento della Laurea  la Smith ha tenuto un concerto intitolato Grateful ed inaugurato una sua personale mostra fotografica “Higher Learning” esposizione che mira a rendere merito ad un altro genere di istruzione; l’università della vita, dei libri, dei viaggi, artisti poeti ed insegnanti.
Un insieme di immagini che testimonino il rispetto, l’amore e l’empatia verso le nostre voci culturali, per le opere che hanno regalato all’umanità e per i loro strumenti quotidiani: un pennello, una macchina da scrivere, i letti in cui hanno sognato e i luoghi della loro pace eterna.

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché la poetessa americana, intrattiene un problematico rapporto con lo scorrere del tempo e con la morte.
“Ci sforziamo di restare presenti anche se gli spiriti cercano di trascinarci via”.
Perché il nostro presente in fondo, dimostra che ciò che tocchiamo è vivo e istintivamente ciò ci rassicura. Una cena, un abbraccio, un discorso. E Patti Smith una volta, non cercava di incorniciare questi momenti che passavano “senza alcun souvenir”.

Ma ora è diverso, ed attraversa gli oceani al solo scopo di poter  possedere una unica immagine della macchina da scrivere di Hesse, degli occhiali di Beckett, del letto in cui giaceva malato John Keats.
Perché  quello che ha perso e non riesce a trovare, lo ricorda; perché quello che non riesce a vedere prova attraverso il verso a richiamarlo.

Si interroga simpaticamente sul perché non si sia accorta di essere divenuta così vecchia e aggiunge, abbandonando invece ogni sorta di frivola spensieratezza, sul perché non abbia imparato “ a scrivere qualcosa che possa risvegliare i morti?!”
Nel già sopra citato Just Kids la Smith esterna una sua attitudine comportamentale che l’accompagna sin da quando era piccola: “ mi immersi nei libri e nel rock e l’amore per i libri, l’amore per la musica la dedizione e la passione furono come armi per superare gli ostacoli e conquistare ed esercitare il potere”.
Così, la canzone che Patti Smith ha magistralmente scolpito nella storia della musica si comprende nei suoi intenti programmatici.
“People have the power”.
Le persone hanno il potere: di sognare, di comandare e di liberare il mondo dei folli.
Ma il vero potere, come quello della letteratura e della poesia del resto , è quello di ricordare e  di non far morire. Di saper riconoscere l’eco lontano di quegli autori che con il loro soffio vitale sanno da secoli, scompigliarci i capelli e il cuore.

Dalla fine degli anni 60, sulle rive dell’East River e dell’Hudson, a New York, anche grazie alla figura di Patricia Lee Smith è cambiato il destino della cultura moderna mondiale. Una timida “ragazzina” che si è opposta ad una  tradizione autoreferenziale e sorda che prevedesse una progressiva chiusura su se stessa.
Patti Smith si è opposta dimostrando che la poesia può ancora narrare, può fondare i suoi miti nel presente e interrogare il passato. La poetessa affronta il mondo per tornare al mondo. Per questo è riuscita a parlare del vento e ad esplorare luoghi geografici ed interiori.
Ma in realtà non ha viaggi da compiere, e si immedesima mano a mano in tutte le presenze. Si distribuisce nell’atmosfera e cerca di annullarsi nelle cose del mondo.