Woodstock, i tre giorni che (non) cambiarono il mondo

In Musica

Un ricordo di quei tre giorni che cambiarono la storia della musica, ma non il mondo

Tra il 15 e il 18 agosto. Sì, fu in piena estate che nacque e nei fatti si esaurì in tre giorni il sogno impossibile di avere un mondo fatto di pace, amore e musica.

Ovviamente parliamo di Woodstock, quel gigantesco e iconico festival che si svolse in realtà a Bethel (stato di New York) tra il 15 e il 18 agosto 1969. Si chiama Woodstock perché in origine doveva svolgersi lì, ma gli organizzatori furono mandati via dalla zona perché gli abitanti non volevano avere a che fare con cinquantamila giovani che andavano ad ascoltare quella rumoraglia chiamata rock.

In realtà al festival arrivarono 500mila persone. Un popolo, che da allora fu identificato come quello degli Hippie, una categoria che oggi ci sembra vecchia come Garibaldi e Cavour ma che all’epoca era emergente e forte nei suoi valori.

Si, perché oggi possiamo sorridere all’idea di mezzo milione di fricchettoni che per tre giorni si sballano nudi nel fango perdendosi nella musica che andava avanti fino alle 9 del mattino. Ma a Woodstock nella totale disorganizzazione (data anche dal fatto che era la prima volta che si faceva un festival rock) non ci fu nessun episodio di violenza né di criminalità. Certo, era un pubblico sedato dall’enorme quantità di marijuana ed LSD in circolazione, ma in quella situazione si contarono solo due decessi (una per overdose di eroina, un altro perché un trattore non vide un ragazzo in un sacco a pelo) assieme anche a due nascite.

Woodstock fu – per chi lo visse dal vivo o lo vide nel celebre film – qualcosa di bello e di nuovo: tutti giovani, tutti insieme, finalmente senza regole se non quelle date dal momento e dalla situazione, con musica fantastica dalle cinque del pomeriggio al mattino. Potete immaginare l’energia, il divertimento, l’allegro casino fatto di “giovani emozioni” che è nato in quei giorni? E tutto era nuovo, possibile, fatto di futuro.

Almeno così sembrava. L’idea di una società più giusta fatta di pace e amore e musica era molto bella, ma ovviamente utopistica. L’ideale del “raduno per stare insieme” in realtà era già a Woodstock un business importante per gli organizzatori del festival, e divenne il punto di partenza del grande circo del rock a pagamento in tutto il mondo. E gli ideali si sfarinarono di fronte alle realtà fatte di egoismo e necessità che la gioventù hippie e non solo si trovò ad affrontare qualche anno dopo.

E la musica? Magnifica. Woodstock fotografava un momento importante della creatività del rock, quello della fine degli anni sessanta, ovvero la fase post Beatles quando in Inghilterra e Stati Uniti usciva il meglio del rock di tutti i tempi. Il cast era molto buono, anche se non completo per l’epoca: c’erano Janis Joplin, gli Who, i Jefferson Airplane, i Grateful Dead, Crosby Stills Nash & Young, i Creedence Clearwater Revival, Santana e tanti altri. Ma mancavano all’appello nomi come Bob Dylan, i Led Zeppelin, i Doors , Frank Zappa, Beatles (già in via di scioglimento) e gli Stones… insomma una vetrina notevole, anche se non completa.

Però simbolicamente perfetta, anche se le performance che poi abbiamo potuto vedere nel film – uscito un anno dopo e diventato immediatamente cult presso tutti gli aspiranti hippies in giro per il mondo – non sempre erano all’altezza della situazione. D’altronde gli artisti spesso suonavano ad orari improbabili (gli Who alle 4 di notte, i Jefferson la domenica alle 8 del mattino, Hendrix chiuse lunedì iniziando alle 9 del mattino) e in condizioni non sempre lucidissime, diciamo così.

Ma è l’insieme che ha creato il mito. I bagni collettivi nel lago completamente nudi, i balli notturni intorno al fuoco, i tuffi nel fango che si creò dopo il temporale di domenica pomeriggio le migliaia di persone bloccate nel traffico che si rilassano aspettando di muoversi fumando e suonando, il muro di folla pacifico e “preso bene” da qualunque cosa succedesse sul palco…..tutto questo ha fatto di Woodstock un festival irripetibile perché è stata la prima volta di… tutto. E le prima volte, si sa, non si dimenticano mai.

C’è un pezzo che i Jefferson Airplane suonarono in quei tre giorni che ben racconta l’utopia di quei pensieri hippie, di quegli ideali. Si intitola Wooden ship e racconta di come un giorno si potrà scappare via da questo mondo su navi di legno per andarsene verso sud, quasi a fondare un nuovo mondo fatto solo di “giusti” che rispettano il prossimo e mangiano bacche viola. Il brano – scritto da Crosby e Still – è anche la colonna sonora che accompagna il montaggio di immagini di Woodstock che ha aperto questo articolo.
Quei tre giorni son tutti lì, nella canzone meravigliosa e malinconica e nelle immagini, fatte di festa e follia innocente di un popolo giovane che voleva cambiare il mondo . Tanta roba.

Immagine di copertina Woodstock Photo Gallery

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