Voci e note della modernità

In Interviste, Musica

Stasera, all’Elfo Puccini, Ricorda con rabbia, il primo concerto del festival di Sentieri Selvaggi: tre domande al direttore artistico, Carlo Boccadoro

Stasera, al teatro Elfo Puccini, sarà inaugurata Tempi Moderni, la rassegna 2015 di Sentieri Selvaggi. Da oggi all’11 maggio, attraverso sei concerti, l’ensemble e associazione fondata nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto, proporrà al pubblico di Milano una programmazione musicale variegata che, senza dimenticare i maestri del Novecento, eseguirà una vasta selezione di brani di compositori contemporanei e giovani autori.

Sentieri Selvaggi ha avviato, per questo 2015, numerosi progetti. Oltre al già inaugurato Contemporary Music Hub – una realtà associativa cui aderiscono alcuni dei principali promotori di musica contemporanea a Milano – ha indetto in occasione di Expo il concorso Nutrire la musica, in collaborazione con il Padiglione Italia, il Comune di Milano, Divertimento Ensemble e il Festival MITO SettembreMusica.

Oltre 600 giovani compositori provenienti da tutto il mondo hanno inviato una loro composizione ispirata al tema generale di Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”, affinché fosse giudicata da una giuria di fama internazionale.

Sono stati selezionati, tra tutte le proposte pervenute, cinquanta compositori, i cui pezzi saranno eseguiti sul palcoscenico del Padiglione Italia: il migliore riceverà un premio di quindicimila euro.

Durante un rapido viaggio in treno, abbiamo rivolto tre domande al Maestro Carlo Boccadoro, presidente e direttore artistico e musicale dell’associazione.

Il titolo della rassegna di quest’anno, Tempi Moderni, con il suo riferimento a Chaplin, dà una connotazione politica alla programmazione, esplicita d’altronde nel nome del primo concerto, Ricorda con rabbia. Che cosa ha spinto quest’anno a dare al festival questa sfumatura?

Più che in senso politico, io ho inteso il titolo come immagine della modernità. Con Tempi moderni intendo dire che è la contemporaneità a parlare: molte lingue e molte voci. Gli autori che abbiamo inserito nella rassegna sono tutti molto diversi tra di loro.

Con il concorso “Nutrire la Musica” state cercando di canalizzare l’attenzione del grande pubblico su produzioni inedite e nomi nuovi. Che considerazioni sono emerse dall’analisi delle proposte che state vagliando? Un pubblico così vasto come quello di EXPO può essere attratto da un esperimento simile?

Sarà un pubblico non abituato ad ascoltare la musica contemporanea, la nostra speranza è quella di incoraggiarlo e incuriosirlo in qualche modo. Dalla valutazione dei pezzi pervenuti, ciò che è emerso è proprio una grande diversità di linguaggi. Sono arrivati pezzi da decine e decine di paesi e la tendenza oggi è proprio quella di non avere una tendenza: ogni composizione fa una storia a sé. È impossibile fare un bilancio generale e dire «la linea è questa»: la linea è che non ci sono linee. 

Grazie a voi e alle altre istituzioni molto attive nel settore, la musica contemporanea a Milano sta vivendo un periodo di prosperità. Cosa ne pensa di questo successo?

Ci sono molti festival da molti anni: Divertimento Ensemble c’è da più di trent’anni, Milano Musica da più di venti. Alla lunga, ognuno di noi ha costruito un proprio pubblico che frequenta anche le altre rassegne. L’offerta di contemporanea è molto forte e con la costituzione del Contemporary Music Hub intendiamo renderla continua: non ci saranno mai dei buchi di programmazione, ci sarà costantemente qualche concerto di musica nuova.È il risultato di un lavoro lungo perché bisogna fidelizzare il pubblico: tuttavia, la gente ha oramai colto il livello qualitativo e segue i concerti anche indipendentemente dagli autori che vengono eseguiti.

Foto di Michela Veicsteinas