La galleria Sébastien Bertrand di Ginevra presenta fino al 21 novembre prossimo “Good Mourning”, prima mostra personale della giovane artista polacca Mirella Jaworska in galleria. Il titolo gioca sull’omofonia tra i termini inglesi «morning» (mattino) e «mourning» (lutto, cordoglio), e presenta una serie di dipinti che possiedono la luce incerta del risveglio, quando il sogno svanisce e la realtà non è ancora del tutto presente.
La galleria Sébastien Bertrand presenta Good Mourning, prima mostra personale di Mirella Jaworska (2001, Lidzbark Warmiński, Polonia). Dopo aver studiato storia dell’arte a Varsavia e, in seguito, pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, Jaworska si concentra sullo studio degli autori del Novecento. In particolare emergono citazioni ad alcuni dei suoi amori più forti come Sironi e Balthus. A seguito di un anno di scambio presso la Joshibi University di Tokyo, dove ha approfondito il suo interesse per la pittura giapponese, l’artista presenta questo ciclo inedito di tele, realizzate durante tutta l’estate inseguendo la pratica quotidiana della pittura.

Un pittore non dipinge mai qualcosa, un pittore dipinge sempre uno spazio come ben ci ricorda Deleuze. Così accade in questi quadri, quasi tutti di piccole dimensioni, quasi fossero dei piccoli scrigni dove gli oggetti al loro interno appaiono sospesi in una dimensione onirica, visibili ma difficili da afferrare, germogliati da una pennellata nervosa e grattata, come se l’artista cercasse di fissare queste presenze prima che altri pensieri portino via l’incubo.
Tutto in questi oggetti richiamano alla memoria i movimenti analoghi del corpo umano, i simili impulsi di gioia e di sofferenza dei viventi.
I volti che vediamo emergono da uno sfondo nero d’avorio puro, ancora sensibili all’olfatto del tubetto dell’olio appena spremuto, sbiaditi osservano e vengono osservati con una curiosità che rimane un passo indietro da un facile voyeurismo caro a tanti altri pittori contemporanei.
Alcune figure sono ricorrenti, tra tutte il cavallo ed il fantino stilizzati che ricordano un giocattolo d’infanzia, un ritaglio di un libro illustrato. Un’immagine generata da uno zootropio che non contenta di far parte di un singolo quadro saltella nelle varie tele, come a guidarci nell’immaginario di Jaworska nelle sale della galleria.

I corpi hanno una propria luce che consumano nel vivere: bruciano, non sono illuminati dall’esterno, così le ombre nette a contrasto della carne organica danno l’impressione che qualcosa non torni, che stiamo assistendo ad un quadro ancora incompiuto, il peso del tono spezzato e la spazialità del tono vivo.
Studio Suicide, è forse il quadro più rappresentativo della mostra. Una figura androgina, con genitali femminili, si contorce quasi fosse un manichino alla mercè delle mani e dei pigmenti della pittrice.
Sebbene il corpo rappresentato sia in una torsione complessa, dolorosa, il volto della figura è meditativo, sereno. Uno sguardo nero pece che si confonde con il pavimento-sfondo-colore, insomma con il dipinto stesso.
Il nero è sconfinato, l’immaginazione spazia nell’oscurità. Vividi sogni che attraversano la notte velocemente. Con facce demoniache i pipistrelli di Goya ridacchiano nel buio.

Che Studio suicide sia un autoritratto inteso come allegoria stessa della pittrice mi pare pleonastico da sottolineare, mentre mi sembra doveroso ricordare come questa giovane artista stia maturando sempre più verso un nuovo realismo magico caro a tanti pittori contemporanei, ma senza fretta di dimenticare il presente.
Mirella Jaworska, Good Mourning, galleria Sébastien Bertrand, Ginevra (CH), fino al 21 novembre 2026
In copertina: Mirella Jaworska, Good mourning, installation view alla galleria Sébastien Bertrand, foto di Annik Wetter