Calibro 35: è tutt’oro quello che luccica

In Musica

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Ovvero, i quattro sono dei magnifici cercatori d’oro che si muovono come una squadra, e spesso l’oro lo trovano

Calibro 35, o della evoluzione sonora endless. Il nuovo album si intitola Decade, e arriva dopo diverse avventure singole dei 4 + 1 (Massimo Martellotta, Enrico Gabrieli, Fabio Rondanini, Luca Cavina più Tommaso Colliva alla produzione) e dopo dieci anni di dischi, concerti e straordinarie cavalcate nel suono “poliziottesco” che ha reso celebri nel mondo certe pellicole anni 70 fatte di rapinatori combattuti e ragazze fatali in pelliccia, guêpière e accento di periferia.

Ma i Calibro sono molto di più: sono musicisti con grande tecnica e grandissima passione e curiosità per la Musica con la M maiuscola. E sono aperti alle contaminazioni più ampie e variegate, sempre nell’ambito della musica d’atmosfera piena di pathos, mistero ed energia.

In Decade si sono divertiti ad uscire dall’angolo (in realtà grandissimo e ben arredato da anni di lavoro) delle soundtrack anni settanta per colorare il suono con diversi, meravigliosi accenni jazz – rock. Personalmente mi è venuto in mente il mitico Miles Davis, che i Calibro citano per certe strutture fatte di fiati rarefatti e “ritmici” su cui inserire mille altre suggestioni e strumenti. Pezzi come Psycheground poi continuano il percorso tracciato anni fa dai Nucleus di Ian Carr, in un gioco di rimandi dove alla fine ti lasci andare felicemente perso. E in tutto questo i titoli fanno spesso riferimento ad alcuni degli elementi piu’ interessanti del design, come per esempio Modulor, il nome dell’unità di misura ideata da Le Corbusier.

Ma ovviamente è dal vivo che la band dà il meglio di sé: il live all’Alcatraz di domenica 11 febbraio è stato una goduria vera per chi ama un suono live preciso e secco, fatto dai quattro “cavalieri” titolari e dai musicisti che con loro hanno suonato nell’ultimo album. La disposizione sul palco era già una dichiarazione di intenti: basso e batteria centrali, fianco a fianco come l’albero maestro su cui basarsi per ogni tipo di viaggio musicale che si vuole intraprendere. E poi ai due estremi chitarra e tastiere, come guida o coda del percorso.

Pirotecnico nelle movenze e nella presenza scenica, Enrico Gabrielli alle tastiere e ai fiati è sempre più bravo (ma come fa?) e sempre più poliedrico nei suoi mille progetti paralleli. Se potete non perdetevelo anche con i Winston e il loro prog antico e contemporaneo.

Massimo Martellotta è il “pittore” che non noti subito, ma che con la sua chitarra colora e crea quelle storie che vanno oltre il ritmo e l’energia della band. Un suono inconfondibile che con l’ultimo album evolve verso strade inedite per i calibro (in Pragma inizia con un arpeggio!)

Luca Cavina è il bassista che tutte le band vorrebbero avere: una macchina senza tregua che non perde mai un colpo e che con apparente semplicità fa tutto. E con lui alla batteria Fabio Rondanini, batterista capace di tempi incrociati che spesso fai fatica a seguire con la testa… figurarsi a suonarli. E insieme i quattro sono dei magnifici cercatori d’oro che si muovono come una squadra, e spesso l’oro lo trovano. E anche tanto.

Nella prima parte del live il nuovo album è stato suonato per intero, e poi con ospiti o senza un po’ di citazioni del repertorio di questi serissimi e al tempo stesso giocosi campioni del “nuovo sound” di Milano. Un vero piacere sapere che ci sono e che spesso suonano live in città e non solo. Non perdeteveli alla prossima occasione, sarebbe un delitto.