Jesus Christ/De Andrè Superstar

In Teatro

buona novella de andrè

Come in un presepe Emilio Russo mette in scena “La buona novella” coinvolgendo De Andrè in una rilettura evangelica. Ma i punti di domanda restano molti…

«Qua vengono tutte montagne con la neve sopra, le casette piccole piccole per la lontananza, qua, vedi, il cacciatore, la lavandaia, questa è l’osteria e questa è la capanna dove nasce Gesù Bambino. Hai capito? Deve nascere il Bambino là! Te piac’ ‘o presep’?»
«No.»

La struttura appena abbozzata del presepe di Natale in casa Cupiello, è la prima a balzare in mente allo spettatore assistendo ai numerosi temi accennati e presto abbandonati dalla pièce. La scenografia essenziale, rievocatrice di un’impressione di provvisorietà, e la plastica disposizione degli attori sulla scena fanno da eco alle scene della sacra rappresentazione descritta da Eduardo De Filippo.

Una comunità composta da quattordici pecorelle smarrite, come la poco chiara direzione che lo spettacolo imbocca, è in fuga da un contesto bellico e si fa portavoce di nascita, morte e miracoli di Gesù Cristo. Il meccanismo che funziona meglio si trova all’interno delle sequenze cantate, mentre spesso si inceppa su interminabili e poco coinvolgenti monologhi che sottopongono a dura prova la pazienza dello spettatore.

In sala si diffonde un aroma di dubbio e incomprensibilità che invita a porsi frequenti domande ma lasciandole a languire in attesa di una risposta, che come Godot, non giunge mai.

Nell’opera di Emilio Russo la volontà di attualizzare il Nuovo Testamento si arresta dinnanzi ad un colossale predecessore che si annida nella mente del pubblico, pronto a manifestarsi come imbattuto termine di paragone: Jesus Christ Superstar di Norman Jewison, tratto dal musical di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber.

L’energia trasmessa dagli attori, tra cui un furente e scatenato Barabba, più simile al personaggio di Giuda in Jesus Christ Superstar, pare spesso ostacolata da un testo articolato e roboante che si pone in contrasto con la fluidità delle più godibili sequenze cantate, affidate alle ineccepibili doti canore delle pecorelle smarrite, coordinate dalla direzione musicale di Alessandro Nidi.

La scelta di affidare indistintamente incarichi interdisciplinari a cantanti, attori e musicisti, fa emergere, in particolar modo nelle sequenze in cui la recitazione è protagonista, i punti deboli di ognuno.

La natura ibrida della Buona Novella, un po’ musical e un po’ dramma, scava nella cultura musicale italiana, trovando il proprio punto di riferimento nell’omonimo disco di Fabrizio De Andrè, la cui carica sovversiva e dissacrante risulta però annacquata e non intrapresa come principale scelta drammaturgica.

Una manciata di brani del cantautore italiano si amalgamano, creando non pochi grumi, all’interno di un impasto ricco di riferimenti sonori e musicali di varia natura, spesso poco giustificati ma retti dall’esile e vago filo conduttore della mitologia cristiana.

Come tutti i grandi miracoli appartenenti alla fede religiosa, anche la Buona Novella lascia lo spettatore in balia di numerosi dubbi e domande a cui però non viene concessa la grazia di una risposta.

“Buona Novella” di Emilio Russo, musiche di Fabrizio De André, regia di Emilio Russo e Caterina Spadaro e Direzione musicale di Alessandro Nidi

 

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