Un milione di musiche in 500mila foto

In Musica

Tante sono quelle scattate da Silvia Lelli e Roberto Masotti in una vita di attività professionale dedicata alla fotografia. Claudio Abbado e Maurizio Pollini, Archie Shepp e Cecil Taylor, Franco Battiato e Karlheinz Stockhausen senza perimetri di genere in un lungo “racconto per immagini” delle musiche del mondo

Anche la burocrazia ha un cuore. Cioè, a volte fa il suo mestiere. Con decreto del 14 settembre 2018 n.19, il Ministero per i Beni Culturali, alias Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia, ha riconosciuto “l’archivio privato Lelli e Masotti essere di interesse storico particolarmente importante”.

Significato? Che le circa cinquecentomila fotografie scattate in una vita, anzi due, da Silvia Lelli e Roberto Masotti, sono un poco, anzi molto, patrimonio pubblico. Nessuna conseguenza pratica, al momento, né migrazione di materiali. Ma è chiaro che con questo riconoscimento l’enorme galleria di immagini che Silvia Lelli e Roberto Masotti hanno composto seguendo in cinquant’anni ogni meridiano e parallelo delle musiche del mondo è ancora più “nostra” di quanto sia sempre stata.

«L’Archivio privato Lelli e Masotti – motiva il decreto – documenta non solo la storia e l’evoluzione della fotografia italiana e internazionale, ma anche la storia dello spettacolo teatrale di danza e delle musiche tutte – jazz, sinfonica soprattutto, e di generi diversi che da Lelli e Masotti sono stati mescolati e potenziati attraverso lo scatto – così come la storia del contesto antropologico e sociale, in cui spicca il gran numero di personalità note, che con quelle discipline hanno avuto stretti rapporti. L’Archivio conferma la riflessione, la sperimentazione e la tensione costante verso il “racconto per immagini” dell’essenza di arti dinamiche – la musica, la danza – che sembrerebbero solo a un primo sguardo inconciliabili col mondo statico della fotografia». La cosa che piace meno è “mescolati”, ma con la pubblica Amministrazione siamo abituati a ben di peggio.

Cinquanta tondi tondi
Per una volta il Ministero batte anche il tempo giusto. La sigla Lelli e Masotti nasce nel 1979, quando Silvia e Roberto sono già coppia di vita e di lavoro. Ma i primi scatti dell’archivio hanno data 1968 – e quale se no? -, così il decreto cade sui fatidici 50 anni in cui un documento si fa storia. La qualità dei due sguardi aggiunge il tocco di quel che si chiama arte, senza giri di parole.

Della motivazione piace il “racconto per immagini”, che non è un’idea da copyright ma dice della permanenza di un lavoro fotografico nel tempo. Approssimativo è quel “mescolare” perché nell’indagine di una vita sulle musiche di ogni forma, grado e appartenenza, Silvia Lelli e Roberto Masotti non hanno mai messo insieme nulla a caso, né accettato quel che a loro non piacesse o interessasse. In una carriera doppia e sdoppiata, che fra il 1979 e il 1996 li vede insieme alla Scala, prima e dopo liberi e sciolti in giro per festival jazz e biennali musica, teatri d’opera e teatridanza, sale da concerto e sale di registrazione, filarmoniche e blue note, gallerie d’arte multipla e cantine sperimentali, il valore del loro archivio sta proprio nella moltitudine di diversità soppesate, scelte, vissute insieme agli artisti, infine riunite perché tutte si riconoscevano, ieri come oggi. Non mescolanza, ma compresenza.

Keith Jarrett, Bologna Teatro Comunale, Festival del jazz, 1979 © Roberto Masotti

Ci vorrà il gps?
Claudio Abbado, Archie Shepp, Riccardo Muti, Cecil Taylor, Maurizio Pollini, Art Ensemble of Chicago, Derek Bailey, Luciano Berio, Eddie & the Hotroads, Dalla-Guccini-Vecchioni, John Cage, Franco Battiato, Miles Davis, Walter Marchetti, Karlheinz Stockhausen, Demetrio Stratos e via per le strade del mondo… Forse a qualcuno servirà il gps. In effetti, che cos’hanno in comune tutti loro? Il sergente Alan Arkin, isterico perso tra i suoi mille cecchini da strada (Piccoli omicidi, 1971), balbetterebbe: “essi… essi non hanno assolutamente niente in comune, c…”. Infatti: le foto Lelli e Masotti sono la celebrazione dei milioni di suoni e voci che da cinquant’anni attraversano l’orecchio collettivo senza chiedere permesso ed esibire documenti. Sono l’album per immagini di quelli che transitano disinvolti dagli aeroporti di Brian Eno ai bei momenti della Contessa di Mozart, dalle galassie egizie di Sun Ra alle hometown di Springsteen, dal viaggio d’inverno di Schubert all’amore supremo di Coltrane, dalla variazione continua di Webern al pianoforte senza fine di Jarrett, dagli inni alla gioia di Ludwig van ai centri di gravità permanente di Battiato, dalle sette giornate di Stockhausen ai piccoli panini bruciati di Zappa. Così, senza problemi, come bisogno impellente di quella varietà che tiene in vita la vita.

Orchestra Filarmonica della Scala prove del concerto diretto da Riccardo Muti al piano Maurizio Pollini – Teatro alla Scala, Milano 1991. © Lelli e Masotti

Appuntamento a Palazzo Reale nel 2019
Alla notizia di oggi si aggiunge una notizia per domani. Nel maggio 2019 Milano dedicherà ai suoi due figli acquisiti (da Ravenna) una doppia mostra che li rappresenta alzando il calice al riconoscimento del Mibac.
Palazzo Reale raccoglierà nelle sale del cosiddetto Appartamento del Principe 110 fotografie che, sotto il titolo Musiche, terranno una vera e propria retrospettiva Lelli e Masotti dal 23 maggio al 23 giugno. Materiali video annessi.
Sempre a Palazzo Reale, nella sala delle Otto Colonne, il 17 maggio Piano City avrà inizio con una installazione “site specific” firmata Lelli e Masotti, intitolata Bianco Nero Piano Forte”: 45 pannelli, stampe ai sali d’argento, 23 testi, video di 60 minuti, progetto di Mara Cantoni, Luigi Ceccarelli e Lelli-Masotti, naturalmente. L’installazione ha un tema scritto in fronte, il Pianoforte, e rimarrà aperta fino al 26 maggio, in parziale sovrapposizione con Musiche.
La Milano della cultura ha buoni motivi per sentirsi rappresentata da due artisti-fotografi che l’hanno scelta per vivere e illustrata da una vita.

 

Immagine di copertina: Lucio Dalla, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni- Osteria Da Vito, Bologna 1978. © Silvia Lelli