Guzman e Moore: il ritorno del pamphlet politico

In Cinema

“Nostalgia della luce” e “La memoria dell’acqua” sono due bellissimi film sulla Storia e sull’uomo: che raccontano di desaparecidos e indios, scoperte astronomiche e segreti della vita. Michael Moore gira l’Europa a caccia di ricette del viver bene: per scoprire che c’è già tutto nella Costituzione americana..

Patricio Guzman e Michael Moore rilanciano sugli schermi il cinema politico: proprio quello diretto, che molto parla (in senso letterale), e insieme tanto mostra con le immagini, del presente e del passato, di protagonisti e problemi, speranze e amarezze del genere umano. E lo fa nella forma, altro ritorno gradito per la qualità dei titoli che abbiamo a disposizione, del pamphlet a tema, struttura cine-retorica riflessiva e di commento che credevamo scomparsa o quasi nell’era dell’informazione secca e superveloce. Siamo nei pressi di un tipo di documentario molto scritto, sceneggiato, montato, e in cui prevale sì la forma dell’intervista, ma solo come contrappunto alle storie raccontate, arricchite poi da polemiche, riflessioni, digressioni poetiche che ne sono il necessario contenitore.

I Wonder distribuisce in Italia due film bellissimi del cileno Guzman, uno recente, La memoria dell’acqua, 2015, l’altro datato 2010, Nostalgia della luce. Varie cose li uniscono. Oltre al fascino straordinario delle immagini, al nitore della fotografia, alla pacata purezza del messaggio, il rifarsi a elementi fondanti della vita umana, in senso altamente filosofico ma anche molto pratico, e l’essere un’ottima “scusa” per raccontare tragedie e misfatti, più o meno antichi, accaduti nel suo amato paese, il Cile, 4mila e più chilometri di coste tutte in fila sul Pacifico.

Il più antico dei due film racconta come il deserto di Atacama sia diventata da parecchi anni la regione di massima importanza e concentrazione dell’astrofisica mondiale: per le sue condizioni climatiche, che rendono il suo cielo il più pulito della Terra, perfetto per catalogare gli astri, numerare e disegnare le galassie, capire da dove siamo venuti, e dunque di che cosa siamo fatti, scienziati di ogni dove hanno costruito lì i loro potentissimi e costosissimi telescopi, giungendo a scoperte davvero stupefacenti. Ma l’Atacama, terra di straordinari ritrovamenti di iscrizioni e mummie precolombiane, è anche uno dei più grandi cimiteri a cielo aperto per i deportati del regime militare di Pinochet, i desaparecidos ridotti a scheletri o frammenti di ossa che ancora oggi, 25 o 30 anni dopo, figlie e mogli ormai 70enni, cercano disperatamente. Percorrendo con minuscole palette quella landa arida e assolata, in sequenze tra le più struggenti viste al cinema di recente, per dar loro in qualche modo una decente sepoltura.

Nelle profondità del meraviglioso oceano che vediamo in La memoria dell’acqua giacciono i corpi di altri prigionieri politici di quella sanguinaria dittatura, fatti sparire, come in Argentina, e poi gettati dagli aeroplani in fondo all’acqua. Quell’acqua benedetta, in senso laico, che Guzman per tutto il film descrive come fonte di vita e di ricchezza, straordinario medium di comunicazione e di gioco, per gli abitanti dell’arcipelago della Patagonia dell’Ovest, vittime a loro volta di genocidio. Quando tra fine 800 e inizio 900 gli indios che l’abitavano furono a sterminati sistematicamente dai nuovi colonizzatori bianchi, tanto che oggi solo una ventina di sopravvissuti sono in grado di raccontare quanto ricco di cultura e umanità fosse il loro modo di abitare e navigare tra le isole.

Michael Moore è invece protagonista e regista di Where to Invade Next (si può vederlo in tutta Italia, grazie a Nexo, ma solo il 9-10-11 maggio, info sul sito www.nexodigital.it/), il suo nuovo film a sei anni da Capitalism: a Love Story e a dodici dalla Palma d’Oro a Cannes di Fahrenheit 9/11: il vulcanico regista indie americano gira l’Europa, dall’Italia all’Islanda, dalla Francia alle Norvegia, dalla Germania al Portogallo, deciso a portare nella sua patria americana le idee migliori per vivere messe in pratica in questi paesi, e che laggiù, negli States, sembrano assenti, sconosciute, inapplicabili, osteggiate: un lavoro che lasci spazio alla vita e al riposo, un’alimentazione decente, un’istruzione gratuita o almeno a disposizione di tutti o quasi, un’idea umana di punizione (carceraria e no) che contenga la volontà del recupero, la scelta di consegnare il governo del mondo, economico e politico, alle donne – o almeno nella misura del 40% dei posti direttivi – per migliorare l’approccio ai problemi che ci circondano.

Ovunque il semiserio Michael interroga, osserva, si complimenta e alla fine “ruba l’idea”, consegnando in cambio, a mò di ironica occupazione territoriale, una bandiera a stelle e strisce. Per concludere alla fine, mettendo le idee una dietro l’altra, che stanno tutte nella Costituzione americana, che molte le hanno inventate prima loro di noi e che basterebbe applicarla, quella carta dei diritti, per campare decisamente meglio (vi ricorda nulla?….).

Nostalgia della luce e La memoria dell’acqua, di Patricio Guzman, documentario

Where to Invade Next, di e con Michael Moore, documentario

 

TUTTI A CASA CON L’IMMIGRATO? NO, GRAZIE

Di attualità politica parla anche Benvenuti… ma non troppo, commedia piuttosto avara di sorprese firmata dalla francese Alexandra Leclère. Karin Viard e Josiane Balasko, la ricca signora e l’intraprendente portinaia, decisamente le più “in palla” del cast, si ritrovano per decreto ministeriale, come tutti gli altri inquilini di uno stabile piuttosto lussuoso del VI Arrondissement di Parigi, in un inverno particolarmente freddo, a dover ospitare nei loro confortevoli e riscaldati appartamenti un certo numero di immigrati senza tetto, variabile a seconda delle stanze che hanno.

C’è chi se la cava barando sulla metratura, e stivando in pochi metri di soffitta una povera studentessa, chi fugge dallo stabile affittando un mini-loft di fronte, chi apre, più o meno entusiasta, le porte alla governante extracomunitaria per far mostra di aver già adempiuto agli ordini governativi. Ma finirà che tutti gli inquilini, falcidiati da soffiate reciproche nel miglior stile delatorio condominiale, si troveranno invasi da decine di famelici, sgraditi ospiti. Come si presume accada anche in tanti stabili analoghi della capitale francese.

Dietro l’intenzione sostanzialmente comica del film, non pienamente riuscita, si cela anche una blanda polemica socio-politica: perché più i singoli e le famiglie sono di sinistra (cioè sostenitori del governo che li spinge a tale coatta, sgradita solidarietà), più i padroni di casa cercano di eludere, esibendo miserie morali varie, la draconiana misura umanitaria. E non manca, tema caro al cinema francese, un’affettuosa riabilitazione del buon cuore del (anzi della) clochard, e perfino della sua vita, che agli occhi di uno stressato industriale può perfino sembrare preferibile al suo frenetico tran tran. Tutto un po’ vero, tutto molto già visto.

Benvenuti… ma non troppo, di Alexandra Leclère. Con Karin Viard, Valérie Bonneton, Didier Bourdan, Michel Vuillermoz, Patrick Chesnais, Firmine Richard, Josiane Balasko,

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