Al CAMeC di La Spezia, fino al 13 settembre 2026, è possibile visitare “Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”, a cura di Elena Volpato. Una mostra che esplora l’eredità spirituale e visiva di Friedrich, Constable e Turner
attraverso lo sguardo di sette artisti contemporanei, Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Ian Kiaer, David Schutter, Linda Fregni Nagler, Pesce Khete e Michele Tocca. Un viaggio tra passato e presente per riscoprire il
legame tra l’uomo, la natura e l’infinito, che Thomas Bentivoglio ha percorso per noi, tra riflessioni critiche e stralci di memoria.
C’ero anche io sulla vetta dello Stromboli. Qualche anno fa, lì in cima, ho potuto capire meglio l’esperienza rivelatoria di Giovanni Anselmo, che nel 1965, all’alba, vide la sua ombra proiettata sulla sciara del fuoco, il versante lavico dell’isola, proseguendo poi sul mare e poi verso l’infinito. Io andai al tramonto, mentre aspettavo le prime eruzioni mi concentrai sul paesaggio, e ricordo quanto fu impressionante guardare l’orizzonte, vedere il mare fondersi con il cielo, e perdermi in quella campitura continua quasi perfetta. Nel 2011 Marina Abramovic scrisse nel suo ‘Manifesto della Vita di un Artista’ che, tra le tante regole, l’artista “[…] dovrebbe passare molto tempo vicino a vulcani in eruzione” e che “L’artista dovrebbe passare molto tempo a guardare l’orizzonte, dove mare e cielo si incontrano.” Forse ispirata dalla stessa visione di Anselmo (sono note nella sua biografia le vacanze a casa di Lia Rumma sulle pendici dello Stromboli) anche Abramovic si era resa conto di come l’artista impari dal paesaggio, e di come questi specifici elementi fossero connessi: l’artista vive in tensione; sta nel mezzo, sulla soglia tra qualcosa che accade e non accade, tra il cielo e il mare, all’orizzonte.

Proprio alla Spezia, durante tutto l’ottocento, il percorso del tradizionale Grand Tour toccava per la prima volta il mare. Coloro che provenivano da nord, arrivati in quel piccolo golfo italiano potevano ammirare attraverso la foschia quel mare plumbeo che era il mediterraneo; al di là di quell’orizzonte li avrebbe attesi l’agognata classicità. È proprio in questo contesto geografico che il Museo CAMeC della Spezia presenta la mostra ‘Ripensando il Romanticismo nell’Arte Contemporanea’, con l’intento di esplorare l’eredità visiva dei pittori romantici attraverso lo sguardo di sette artisti contemporanei: Giovanni Anselmo (1934-2023), Massimo Bartolini (1962), Ian Kiaer (1971), David Schutter (1974), Linda Fregni Nagler (1976), Pesce Khete (1980) e Michele Tocca (1983).

Untitled (ROM-012-ML_LFN)
Dalla serie “Romantics”, 2026
Stampa ai sali d’argento su carta baritata colorata a mano 14,4 x 14,4 cm
Courtesy l’artista, foto Studio Linda Fregni Nagler
Il Museo CAMeC insieme alla curatrice Elena Volpato presentano una mostra che non solo ricerca l’eco della tradizione pittorica romantica, ma pone anche una domanda molto più significativa: come può questa convivere con il presente? È una domanda che nell’incerto clima contemporaneo rimane sospesa, eppure pressante. Non a caso il presidente del comitato tecnico Giacomo Bei ha ricordato in conferenza stampa un aneddoto riguardante il soldato dell’esercito giapponese Hiroo Onoda, ritrovato negli anni settanta nascosto nella giungla nell’isola Filippina di Lubang: continuò a nascondersi dai nemici per trent’anni poiché nessuno lo aveva avvertito della fine della seconda guerra mondiale. Questa mostra all’opposto, sembra aprire caparbiamente una parentesi nel teso contesto che segna la contemporaneità, concentrandosi invece su un sentimento più profondo e fondamentale che l’arte è capace di suscitare nell’essere umano. Un gesto coraggioso che da un lato rivendica l’aspetto rivoluzionario del prendere una posizione ‘romantica’ in un contesto segnato dalla bellicosità, dall’altro invece ci permette di meditare sull’attualità di quel senso di vuoto e smarrimento che talvolta sovviene riportando alla mente le opere più celebri di Caspar David Friedrich e di William Turner.

alluminio, vernice micallizzata, rugiada, 35 × 50 × 1 cm, BAM-0525-26
Courtesy MASSIMODECARLO e l’artista, foto Lorenzo Lessi Stampa Fine Art
Mentre scendevo dallo Stromboli, ricordo anche di aver litigato furiosamente con il mio compagno: avevo passato tutto il tempo a scattare fotografie dell’eruzione perdendomi invece l’aspetto più intimo di quel momento. Forse speravo di poter catturare quell’attimo sublime, quella tensione verso l’infinito che certi paesaggi regalano per un’istante, e che Anselmo anni prima aveva deciso di custodire in sé. Ricordo anche di aver fatto la pace quella stessa notte, contro uno scoglio su una spiaggia alle pendici del vulcano. La sabbia scura si fondeva con il mare che continuava fino all’orizzonte e quasi non era possibile distinguerlo dal cielo, nero come l’inchiostro. In quel momento, non era possibile immaginare nessuna guerra.
In copertina: Giovanni Anselmo, La mia ombra verso l’infinito dalla cima dello Stromboli durante l’alba del 16 agosto 1965. Diapositiva a colori 24 x 35 mm. Archivio Giovanni Anselmo ETS. Foto © Enrico Longo Doria – Courtesy Archivio Giovanni Anselmo ETS