La Parigi di oggi e quella (vista con moderata nostalgia) del passato per la nuova commedia del regista di “L’appartamento spagnolo”. Che ruota attorno a un’antica magione in rovina, piena di oggetti dimenticati e di ricordi, in vendita per farne un centro commerciale. Ma, appunto, non tutti i proprietari, discendenti di Adéle che scoprì la capitale in cerca della madre, vogliono rinnegare per soldi quel tempo. Cast in forma per la mano leggera, mai stucchevole di un autore che col sorriso un po’ dice
Parigi, oggi. Un gruppo di sconosciuti di età ed estrazione sociale anche molto diversa viene convocato in uno studio notarile. Qualcosa li unisce e ben presto si scoprirà di che cosa si tratta: sono tutti eredi di Adèle Meunier, una donna che alla fine dell’Ottocento era partita dalla Normandia alla volta della capitale francese, per tentare di rintracciare la madre che l’aveva abbandonata vent’anni prima. Di quella ragazza ingenua e intrepida, che a Parigi aveva trovato amori, amicizie, sfide e avventure, è rimasta soltanto una vecchia casa in rovina, piena di oggetti dimenticati e ricordi polverosi, destinati a essere spazzati via per lasciar posto a un centro commerciale nuovo di zecca.
Ma la decisione è ancora da prendere, anche se la scelta sembra inevitabile, e nell’attesa alcuni degli eredi sembrano più di altri sensibili al fascino della storia e all’incanto del tempo perduto. Così, come sprigionato da una lampada magica, il passato si fa presente e sotto i nostri occhi la Belle époque riprende vita, in una Parigi ancora in parte rurale ma che già si muove, all’ombra della torre Eiffel e all’inseguimento della modernità, tra pittura impressionista, fotografia, cinema e futuro.
Nel suo nuovo film I colori del tempo Cédric Klapisch ammicca e blandisce, corteggia lo spettatore e asseconda ogni richiesta, compresa quella (fondamentale in un’impresa di questo genere) di farci uscire dalla sala assolutamente di buon umore. Quindi non punta evidentemente sulla sorpresa e, a partire dalla felice scelta degli interpreti (da Suzanne Lindon a Cécile De France, da Vincent Macaigne a Sara Giraudeau, fino a Paul Kircher), cerca di andare sul sicuro, procedendo con passo leggero e tocco delicato. Senza prendersi rischi ma al tempo stesso evitando inutili volgarità o sciocche cadute di stile.
Insomma, il gioco di specchi tra presente e passato, con tanto di idealizzazione del tempo perduto, si mantiene del tutto in superficie, e come tale non arriva mai a convincere fino in fondo, ma lascia ugualmente un buon sapore in bocca. L’autore di Ognuno cerca il suo gatto, L’appartamento spagnolo e Aria di famiglia riesce infatti in un’impresa tutt’altro che banale: confezionare un buon prodotto di intrattenimento dalle pretese limitate ma dalla sicura gradevolezza, un film lieve, sorridente, forse non indispensabile ma di certo mai stucchevole.
I colori del tempo, di Cédric Klapisch, con Suzanne Lindon, Cécile De France, Vincent Macaigne, Sara Giraudeau, Paul Kircher, Abraham Wapler, Julia Piaton, Zinedine Soualem