Una corsa che vale la vita: il futuro distopico secondo King-Lawrence

In Cinema

Il regista principe della serie “Hunger Games” colloca il suo nuovo “The Long Walk” in un mondo in cui una distruttiva guerra ha lasciato in ginocchio l’economia. Così ogni anno giovani volontari partecipano alla “Lunga Marcia”, reality show in cui occorre camminare più a lungo degli altri, pena l’eliminazione. In tutti i sensi. Una metafora, lucida e crudele, di un conflitto senza logica se non quella della vuota retorica militare e della sopravvivenza a ogni costo. Nel cast di un film a budget contenuto, con giovani e bravi protagonisti, si rivede Mark Hamill. star della prima serie di “Guerre stellari”

Per i fan delle trasposizioni cinematografiche da romanzi e racconti di Stephen King è stata decisamente un’ottima annata. Oltre al successo atteso ma non scontato di Welcome To Derry, miniserie-prequel televisiva di IT, la stagione 25/26 ha regalato anche l’adrenalinico lunapark futuristico di Edgar Wright con The Running Man, e soprattutto lo splendido (e quindi ovviamente pressocché ignorato dal mercato italiano) Life Of Chuck, con uno strepitoso Tom Hiddleston. E non è ancora finita: arriva finalmente nelle sale italiane The Long Walk, altro gioiellino destinato probabilmente a passare altrettanto inosservato o quasi. Ma sarebbe un vero peccato, perché, a fronte di un budget da pellicola amatoriale di soli 20 milioni di dollari, presumibilmente spesi in buona parte per il cachet di un ben ritrovato e irriconoscibile Mark Hamill (al suo secondo adattamento consecutivo da King dopo Life Of Chuck), il film di Francis Lawrence ha i numeri per essere destinato nel tempo a divenire un vero e proprio cult per gli amanti del maestro del brivido.

Un’opera coraggiosa e decisamente controcorrente in ottica commerciale, a partire dalla composizione del cast: quello del redivivo volto di Luke Skywalker è infatti l’unico nome di grido in un cast formato da giovanissimi, ma già più che capaci di reggere due ore di narrazione affidate innanzitutto a dialoghi serrati e all’ottima caratterizzazione di ciascun personaggio. Cooper Hoffman, figlio d’arte del compianto Philip Seymour e già protagonista di Licorice Pizza, forma con David Jonsson una coppia di interpreti principali efficacissima e ben supportata dal resto dell’improbabile “band of brothers” imbarcatasi in un’avventura surreale ed estremamente inquietante nella sua cruda attualità. La storia è semplice: in un futuro alternativo, in seguito a una grande guerra che ha lasciato in ginocchio l’economia americana, vengono selezionati ogni anno giovani volontari che partecipino alla “Lunga Marcia”, reality show dal ricchissimo montepremi, il cui unico scopo è camminare più a lungo degli altri, pena l’eliminazione. In tutti i sensi.

Tratto da uno dei primi racconti di King, scritto nel 1979 all’indomani della fine del conflitto in Vietnam, The Long Walk è la metafora distopica, lucida e crudele, di un conflitto senza logica se non quella della vuota retorica, e senza prospettive se non quella della sopravvivenza a ogni costo. Non è un caso, dunque, che il gruppo dei concorrenti nel sadico gioco a premi sia composto esclusivamente da uomini, rappresentativi di ogni età, etnia o estrazione sociale che possa ancora oggi essere considerata sufficientemente vulnerabile (negli Stati Uniti ma non solo) alla grande illusione del servizio militare come fuga dalla disperazione quotidiana. Ci sono i due protagonisti, entrambi orfani o quasi, c’è il rabbioso nativo americano Joshua Odjick, c’è il mentalmente instabile Charlie Plummer, il devoto ma poverissimo afroamericano Tut Nyuot, il giovane volontario Roman Griffin Davis, l’aspirante scrittore Jordan Gonzalez e Ben Wang, di origine asiatica, l’unico sposato del gruppo.

Ma, soprattutto, c’è Francis Lawrence a dirigere il tutto, e quando si parla di futuri distopici il nome è una garanzia. Dopo aver mosso i primi passi dietro alla macchina da presa nel mondo del sovrannaturale con il bizzarro cinecomic Constantine, il regista austro-americano si è fatto un nome con Io sono leggenda, horror post-apocalittico capace, all’esordio nelle sale, di superare al botteghino persino il terzo capitolo de Il Signore degli anelli. Ma è con un’altra saga, anch’essa tratta da romanzi e ambientata in un domani distorto, dominato da un altro concorso dalle letali conseguenze, che Lawrence compie il vero e proprio balzo nello stardom hollywoodiano: dal 2013 è infatti la firma principale nel franchise degli Hunger Games, avendone diretti ben cinque episodi su sei, prequel compresi.

Eppure, questa volta, a stupire è la sua capacità di staccarsi completamente da stili e logiche del blockbuster per giovani adulti, e costruire un racconto talmente minimalista da rendere quasi automatica l’immedesimazione, il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Ogni personaggio finisce per riscuotere affetto o compassione, ogni legame creato lungo la strada strappa un sorriso a cui appoggiarsi nella sofferenza e, più di ogni altra cosa, ogni sparo colpisce dritto al cuore.

The Long Walk di Francis Lawrence, con Cooper Hoffman, David Jonsson, Mark Hamill, Joshua Odjick, Charlie Plummer, Tut Nyuot, Roman Griffin Davis, Jordan Gonzalez, Ben Wang, Judy Greer

(Visited 10 times, 1 visits today)