Una bussola per il Venezuela

In Weekend

Per capire meglio, per saperne di più intorno al Venezuela e alle intenzioni di Trump una sitografia ragionata tra media locali indipendenti che faticosamente resistono alla stretta del regime e il lavoro di giornalisti che ben conoscono le vicende latinoamericane

Dove informarsi sulla ormai annosa crisi in Venezuela e in particolare sulla fase incerta che attraversa il Paese dopo l’intervento degli Usa e il sequestro del presidente Nicolás Maduro il 3 gennaio scorso? Benché la situazione appaia immersa in una sorta di cappa di immobilità, molte cose si muovono sotto traccia anche se sulla maggior parte si va per ipotesi. La pesante stretta del regime venezuelano
sui media, inasprita dopo le elezioni truccate del 2024, rende difficile informarsi sui mezzi di informazioni locali indipendenti: soltanto nei primi mesi di quell’anno La Comisión Nacional de Telecomunicaciones ha chiuso quindici stazioni radio, cifra salita a venti sei mesi
dopo e che si aggiunge ai circa quattrocento organi di informazione chiusi negli ultimi vent’anni. Reporteros sin fronteras ha qualificato la situazione della libertà di stampa nel Paese come molto grave e ha sollecitato l’ingresso di giornalisti nel paese per coprire la crisi attuale, mentre la Società Interamericana de Prensa ha dato al Venezuela 6,52 punti su cento, gli stessi grosso modo di Cuba e Nicaragua.
Ciò detto, ottime fonti di informazione restano la rivista digitale El Estimulo, il website Runrun ed Efecto Cocuyo, il sito di cronaca e approfondimento fondato nel 2015 da Luz Mely Reyes, Laura Weffer e Josefina Ruggero, giornaliste veterane con un ampio e prestigioso curriculum e che oggi conta 850.000 followers su X (https://x.com/EfectoCocuyo) e 306.000 su Instagram(https://www.instagram.com/efecto.cocuyo/).
Il programma su YouTube di Casto Ocando offre aggiornamenti molto circostanziati: Ocando è noto per avere fonti apicali e notizie precise anche se ha posizioni smaccatamente filo-trumpiane. Molto accurato il settimanale online Tal Cual, anche se parecchio ridimensionato da quando nel 2000 fu fondato da Teodoro Petkoff che lo ha diretto fino alla sua morte nel 2018, celebre giornalista e intellettuale che dalle file del chavismo passò poi a posizioni molto critiche.
Tra i media internazionali, il quotidiano spagnolo El País offre una capillare copertura sul Venezuela (tutti gli articoli si trovano a questo link che contiene diversi approfondimenti quotidiani. Altro eccellente spazio che dedica articoli anche al Venezuela è il podcast narrativo Radio Ambulante con la sua costola El Hilo, fondata dallo scrittore e giornalista peruviano Daniel Alarcón e con sede a San Francisco ma con una fitta rete di corrispondenti in tutta l’America Latina a cui dedica podcast di approfondimento e cronaca, a metà tra giornalismo investigativo e storytelling. E Infobae, noto quotidiano online argentino, ha una edizione venezuelana su cui si sono abbattute di recente divieto e censura che hanno cercato di limitare l’indipendenza della copertura. Un ottimo spazio informativo è anche Mutante , il primo movimento di conversazione cittadina nel subcontinente con dibattiti anche sul Venezuela. “Siamo nati per fare fronte alla polarizzazione, le notizie false, la tirannia dei clic, le agende pubbliche fabbricate
per interessi privati”, dichiara il sito.
Articoli interessanti sul Venezuela si trovano su New York Times, BBC, CNN, The Guardian e DW, tra gli altri.
In Italia si occupa di Venezuela anche il settimanale Internazionale: in un recente podcast il giornalista Fabio Bozzato, profondo conoscitore di quel Paese, dedica parte dello spazio alle ricadute dell’intervento Usa su Cuba, possibile prossimo obiettivo del tycoon . E un’ottima copertura è quella data da Radio Popolare, a cura di Alfredo Luis Somoza, giornalista e scrittore, con aggiornamenti e analisi su A come America Latina, tutti i lunedì alle 10,35 e su Esteri il venerdì alle 19. Il giornalista Emiliano
Guanella, di stanza da 26 anni a Buenos Aires e poi a Rio de Janeiro e infine a San Paolo, svolge da molti anni un capillare lavoro sul campo per La Stampa e la RSI Radiotelevisione svizzera con reportage su tutti i più importanti avvenimenti in America Latina e in particolare in Venezuela, alcuni dei quali realizzati durante i violenti disordini scoppiati dopo le elezioni truffa del 2024: da rivedere qui per capire l’antefatto di ciò che sta accadendo in questo periodo.

Un’altra firma da tenere d’occhio per le vicende venezuelane è quella di Diego Battistessa, docente della Carlos Tercero di Madrid e giornalista che ha realizzato, tra i numerosi studi e con un lavoro sul campo durato sei mesi, una complessa indagine sulle violazioni e gli abusi subiti dalle donne che scappano dal Venezuela alla Colombia: a questo link il frutto della sua ricerca. Il Venezuela è infatti il paese che ha prodotto la più robusta migrazione del continente di cui le donne sono la parte più fragile ed esposta. Un “esodo strutturale, radicato nel collasso economico, sociale e politico del Venezuela e aggravato dalla chiusura delle frontiere e dall’assenza di canali di protezione”, scrive l’autore.

Altra conoscitrice del mondo latinoamericano è l’inviata di Avvenire Lucia Capuzzi, che negli anni ha dedicato molti articoli al Venezuela: nell’ultimo in ordine di tempo, uscito il 7 gennaio scorso, il costituzionalista Tulio Alberto Álvarez-Ramos ha analizzato l’intervento Usa alla luce del diritto internazionale ma anche della “fragilità del sistema multilaterale di fronte ai giochi egemonici delle grandi potenze” e si può leggere qui . Sul prossimo futuro del Venezuela questa la sua opinione: “Siamo al termine di un processo anche se non necessariamente del chavismo, almeno nel breve periodo. C’è stata una rottura, questo è evidente. Il sistema autoritario non potrà perpetrarsi all’infinito visto lo smantellamento delle istituzioni degli ultimi decenni e la continua violazione dei diritti umani. Delcy Rodríguez sembra destinata ad avere un ruolo limitato e temporaneo. Il punto non è se ci sarà una svolta ma come e a quali costi. Dipende dal livello di violenza e dal grado di controllo che Trump vorrà esercitare sul Paese. Una “supervisione” a cui, retorica a parte, la nuova leader dovrà piegarsi”.

In apertura La Bandera, uno dei barrios di Caracas.

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