Un viaggio nella Belle Époque, per riconquistare la donna della vita

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Daniel Auteuil e Fanny Ardant, Guillaume Canet e la giovane Doria Tillier: poggia sulle loro spalle d’attori la piena riuscita del secondo e brillante film scritto e diretto da Nicolas Bedos. Che propone un’originale “soluzione” (?) ai matrimoni in crisi. Con qualche effetto collaterale…

Victor (Daniel Auteuil) ha sessant’anni e uno splendido avvenire dietro le spalle. Disegnatore di talento, è praticamente disoccupato, in gran parte perché si è sempre rifiutato di cambiare il proprio stile (considerato ormai irrimediabilmente vecchio) e soprattutto di adeguarsi alle nuove tecnologie digitali. Se Victor vive rinchiuso nel rimpianto e nella malinconia, con lo sguardo perennemente rivolto al passato, sua moglie Marianne (Fanny Ardant), psicanalista di successo, sembra invece tutta proiettata verso il futuro. La vediamo addirittura lanciare una nuova app per garantire supporto psicologico a distanza, attraverso un software in grado di fornire la risposta giusta a qualunque richiesta, in modo automatico e infallibile. Dopo una vita passata insieme, Victor e Marianne sono in crisi, ed è la donna, alla ricerca dinuovi stimoli, anche erotici (tra le braccia del miglior amico di suo marito, François, con il volto di Denis Podalydès), che decide di mettere la parola fine a un matrimonio che si è trascinato fin troppo.

Buttato fuori di casa, disilluso e stanco, Victor accetta, quasi per gioco, l’invito della Time Traveler, una bizzarra agenzia specializzata nell’offrire a chiunque (purché dotato di una certa capacità di spesa) la possibilità di far rivivere il passato. La società, guidata dal maniacale Antoine (Guillaume Canet), è in grado infatti di regalare a suoi facoltosi clienti l’illusione di vivere nella propria epoca prediletta, ricostruita fin nei più piccoli dettagli grazie a impeccabili scenografie e a una schiera di attori professionisti. Così c’è chi vuole rivivere un momento eroico della Seconda Guerra Mondiale e chi la Rivoluzione Francese. Victor non ha dubbi: vuol tornare al 16 maggio 1974, il giorno in cui conobbe la donna della sua vita, quella che sarebbe diventata sua moglie, in un caffè di Lione il cui nome è tutto un programma: La belle époque (titolo del film di cui parliamo, diretto da Nicolas Bedos).

Inevitabilmente, Victor si innamora di nuovo della giovane e bellissima Marianne, interpretata però “al presente” da Margot (Doria Tillier). In realtà, quest’ultima è fidanzata col dispotico e gelosissimo Antoine, e il risultato sarà un bizzarro triangolo amoroso dagli esiti imprevedibili e spesso esilaranti. Ma questo è solo l’inizio di un continuo gioco a rimpiattino tra realtà e finzione, che sborda anche oltre i confini della pellicola, visto che Dora Tillier, nella vita vera, fa da anni coppia con Nicolas Bedos, anche sceneggiatore del film. Tra l’altro il duo Bedos/Tillier non è nuovo a questo tipo di operazioni, in bilico tra fiction e non-fiction, amore e nostalgia, avendo i due già firmato insieme la sceneggiatura del primo film di Bedos, Un amore sopra le righe, dedicato alla ricostruzione di una relazione amorosa durata la bellezza di 45 anni.

Gli amori che durano, nonostante tutto, i sentimenti che si usurano, il rimpianto delle occasioni perdute e l’oltraggio che il passaggio del tempo inevitabilmente ci infligge sono temi che evidentemente stanno a cuore a questo regista, che pure è piuttosto giovane, avendo da poco compiuto quarant’anni. Temi che in questo secondo film si intrecciano in modo mirabile, in una trama che salta dal trapassato al presente con gusto e intelligenza, inanellando dialoghi brillanti e situazioni buffe, un bel po’ di nostalgia, tanto romanticismo e zero cinismo. Un viaggio nel tempo divertente, emozionante, una commedia dal soggetto originale e dallo svolgimento impeccabile. Un film più ambizioso di quanto possa sembrare a prima vista, ma ampiamente riuscito. Merito anche di un gruppo di attori di strepitosa bravura.

La belle époque, di Nicolas Bedos, con Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi, Denis Podalydès.