Al secondo film soltanto, ma con tanto curriculum tv alle spalle, Matt Shakman riesce con successo a traghettare sullo schermo i supereroi creati nel 1961 da Stan Lee e Jack Kirby. Dando forza al versante più sci-fi del panorama Marvel col capitolo inaugurale della cosiddetta “fase 6”. E trasportando aficionados e neofiti del genere in un viaggio nello spazio e nel tempo. Azzeccato il cast, da Pedro Pascal e Vanessa Kirby coppia a prova di raggi cosmici, agli antagonisti Julia Garner e Ralph Ineson
Avete presente quella tendenza a prendere personaggi dei fumetti e trasportarli sul grande schermo rivestendoli di una patina di polveroso realismo, inaugurata con X-Men di Brian Singer (il primo vero cinecomic Marvel dell’era moderna) e culminata con l’ultimo e quasi televisivo Thunderbolts? Ecco, dimenticatela: I Fantastici quattro – Gli inizi è esattamente quello che dovrebbe essere, ovvero un tuffo a bomba tra le pagine di un albo a vignette. Che poi, a pensarci bene, forse non era soltanto il modo migliore, ma l’unico modo per portare dalla carta stampata alla pellicola la superfamiglia più famosa della Terra.
Sui Fantastic Four, astronauti divenuti supereroi per caso (come buona parte dei personaggi della Casa delle Idee), creati da Stan Lee e Jack Kirby nel lontano 1961, sembrava infatti gravare una maledizione: dagli esordi involontariamente trash del primo e mai distribuito lungometraggio del 1994, passando per gli altalenanti I Fantastici 4 e I Fantastici 4 e Silver Surfer dei primi anni Duemila, fino al fiasco clamoroso del reboot in versione più dark di Josh Trank, ogni adattamento cinematografico sul quartetto in tuta blu aveva fin qui incontrato il medesimo destino, finendo ben presto nel dimenticatoio. D’altro canto, è dura rendere credibile un gigante di roccia color mattone, uno scienziato dal corpo di gomma, un focoso (letteralmente) dongiovanni e un’unica donna del gruppo, il cui potere principale è diventare invisibile. Ma, soprattutto, i Fantastici Quattro sono figli del loro tempo più di ogni altro collega in calzamaglia, nati in piena corsa allo spazio e connotati con uno stile grafico difficile, se non impossibile, da attualizzare.
Come da tradizione del Marvel Cinematic Universe, da sempre abilissimo a far partorire i prodotti migliori a registi più o meno sconosciuti, ci voleva un quasi esordiente dietro alla macchina da presa per capirlo. Ma Matt Shakman non è un esordiente qualsiasi: un solo film all’attivo, ma tanto, tanto curriculum televisivo, tra cui spicca ancora oggi, come fiore all’occhiello, quel WandaVision capace di inaugurare col botto il passaggio dell’MCU dal grande al piccolo schermo.
E l’esperienza si vede eccome, perché, come per la fortunatissima miniserie tv, la forza di I Fantastici quattro – Gli inizi è praticamente tutta nel suo universo di atmosfere e citazioni, in grado di trasportare lo spettatore non solo nello spazio (i F4 rappresentano il versante più sci-fi del panorama Marvel), ma anche e soprattutto nel tempo. Se WandaVision infatti giocava a declinare ogni puntata in uno stile differente dal dopoguerra ai tempi moderni, stavolta Shakman decide di fermarsi negli anni ’60, recuperandone un design che a tratti sembra citare a mani basse da Gli Incredibili di Brad Bird, a sua volta per molti versi un omaggio proprio ai fumetti di Lee e Kirby. Dai mobili alle astronavi, dai robot ai tagli di capelli, dall’elmo del cattivone di turno agli inconfondibili pigiamoni a collo alto e col quattro ben stampato sul petto, tutto trasuda retrofuturismo color pastello: una scelta registica forte e vincente, per mettere subito le cose in chiaro e imprimere al film una direzione ben precisa.
Ma guai a commettere l’errore di non prendere I Fantastici Quattro – Gli inizi troppo sul serio: a dispetto di un’estetica “fumettosa” quanto basta, il capitolo inaugurale della cosiddetta “Fase 6” dell’epopea cinematografica Marvel è tutt’altro che un film demenziale alla James Gunn o alla Taika Waititi. Ha una trama semplice e non priva di buchi, è vero, ma tenuta in piedi da dialoghi scritti a meraviglia per caratterizzare fin da subito i personaggi in ogni sfumatura, e soprattutto ha un cast azzeccato al di là di ogni previsione: l’onnipresente Pedro Pascal e l’ottima Vanessa Kirby formano una coppia a prova di raggi cosmici, mentre Ebon Moss-Bachrach e Joseph Quinn, nonostante CGI e parrucchini, riescono ad andare ben oltre il ruolo scontato di spalla comica, e reggere la scena come meglio non si potrebbe chiedere. Sul fronte degli antagonisti, invece, la Silver Surfer di Julia Garner e soprattutto il Galactus di Ralph Ineson faranno la gioia dei fan più ortodossi dei comics originali.
L’impressione è che stavolta, dopo tanti tentativi, la casa di produzione di Kevin Fiege e soci sia nuovamente riuscita a realizzare un prodotto capace di non scontentare proprio nessuno, dagli aficionados di vecchia data ai neofiti del genere, che potranno comunque godersi due ore di ottimo intrattenimento, con un’anima tutta sua e senza bisogno di spiegoni di sorta. Un primo, piccolo passo (il titolo originale è non a caso The Fantastic Four: First Steps) verso il Marvel Cinematic Universe del bel tempo che fu? Solo il tempo potrà dirlo, visto che tutto è destinato ancora una volta a confluire nel monumentale Avengers: Doomsday, in uscita nel 2026. Ma, se questi sono gli inizi, sono senz’altro un buon inizio.
I Fantastici quattro – Gli inizi di Matt Shakman, con Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Ebon Moss-Bachrach, Joseph Quinn, Julia Garner, Ralph Ineson