“Truman” e i “Pesci”: se il cinema ritorna sentimental

In Cinema

Due storie a forte impatto emotivo: nel film dello spagnolo Cesc Gay, gli strepitosi Ricardo Darin e Javier Camara (e il cane del titolo) mettono in scena gli ultimi, struggenti giorni di vita di un grande seduttore di donne e di platee teatrali; in “Come saltano i pesci” un maturo Alessandro Valori racconta la presa di coscienza di un giovane (Simone Riccioni) che apprende di esser stato allevato non dalla madre biologica. E decide di tornare al paese natale, con la sorella, per scoprire la sua vera identità

“Un vero amico è per sempre”, recita il sottotitolo di Truman, settimo film del regista spagnolo Cesc Gay, forse la prova migliore della sua carriera, di certo quella di maggior successo. E questo è l’unico spunto un po’ melenso di un film emozionante e commovente, ma soprattutto sincero, diretto, per nulla edulcorato. Un film che parla della morte e della vita, attraverso la chiave dell’amicizia e del rispetto. Fra padri e figli, uomini e donne, uomini e cani. Il titolo giusto avrebbe potuto essere: “Truman, ovvero come pensare alla morte senza lasciarsi prendere dal panico”.

Truman è un cane, un bullmastiff per la precisione, e la morte di cui si parla è quella del suo padrone, Julián, malato di cancro e fermamente deciso a congedarsi dalla vita a modo suo, senza accanirsi in cure ormai prive di scopo e cercando di lasciare le proprie cose un poco in ordine, dopo una vita che di certo ordinata non è stata mai. Attore argentino trapiantato con successo a Madrid, Julián (che ha il volto di un magnifico Ricardo Darin) si autodefinisce un seduttore: e nella vita quello ha principalmente fatto, conquistando ogni sera il pubblico dal palco e le donne in platea, e accumulando in allegro disordine amori e sfide, debiti e viaggi, un’ex moglie pacatamente estranea e un figlio vicino al cuore ma lontano da casa, con il quale sembra impossibile trovare le parole giuste per dire quasi ogni cosa.

Accanto a Julián c’è Tomás (un altro attore straordinario, Javier Camara), madrileno trasferito in Canada e amico di lunga data, che affronta un lungo viaggio solo per trascorrere qualche giorno insieme a lui. O forse per convincerlo a non abbandonare la lotta, a combattere fino alla fine contro il mostro, quel cancro che già a cominciato a divorarlo e ormai traspare evidente nella pelle grigia, nelle occhiaie scure, nel velo opaco che toglie brillantezza allo sguardo.

Ma davvero l’eroico combattimento a oltranza contro la fine ha senso? Veramente pensiamo che la cosa giusta da fare sia negare la morte, sempre e comunque, anche quando significa negare l’evidenza? Domande pesanti, situazioni laceranti: ma lasciate tranquillamente a casa i fazzoletti, non servono, per vedere questo film! Senza lacrime, persino con qualche risata, Gay riesce a realizzare un piccolo miracolo cinematografico: raccontare una storia piccola e privata facendola diventare universale, e catturando lo spettatore grazie alla sua autenticità. Senza ricorrere a mezzucci e furbizie.

In quattro giorni di tempo sospeso sull’orlo dell’abisso, ma ancora pienamente dentro il fiume impetuoso della vita, Julián e Tomás si confrontano e litigano, fanno incontri inaspettati e viaggi scombinati, chiacchierano del più e del meno e a volte, semplicemente, stanno zitti. Riuscendo lo stesso a comprendersi, come agli uomini può accadere, senza parole ma con straordinaria intensità. Il tutto sotto gli occhi profondi, saggi e canini di Truman: dopo aver visto il film (vincitore di cinque Goya, gli Oscar spagnoli, e due premi importanti all’ultimo Festival di San Sebastian) nessuno si potrà stupire che proprio a lui sia stato dedicato il titolo.

Truman, di Cesc Gay, con Ricardo Darin, Javier Cámara, Dolores Fonzi, Eduard Fernandez

 

LA FAMIGLIA, UN DIRITTO PIENO DI DOVERI

Otto anni dopo il suo ultimo film, Alessandro Valori torna al cinema con Come saltano i pesci: e, come nel precedente Chi nasce tondo…, anche qui il protagonista parte alla ricerca di una persona molto importante per lui, scoprendo qualcosa sulle sue origini che gli cambierà la vita.

Matteo (Simone Riccioni) ha 26 anni e trascorre una vita serena tra l’officina in cui lavora e la casa dove vive coi suoi genitori, Italo (Giorgio Colangeli) e Mariella (Maria Amelia Monti), e con la sorellina Giulia (Maria Paola Rosini). Finché riceve una telefonata con una rivelazione scioccante: quella che pensava essere sua madre non lo è, e quella vera è appena morta. Da qui tutte le sue certezze crollano come un castello di carte, e per questo inizierà, accompagnato dalla sorella, un viaggio alla ricerca del suo passato, verso la città natale. Lungo la strada conoscerà Angela (Marianna di Martino) e altre persone che lo aiuteranno a rimettere insieme i pezzi della sua vita e a capire chi veramente è.

È un film in cui emergono molti personaggi con personalità e vissuti assai contrastanti tra loro: Mariella, pur non essendo la madre biologica di Matteo, si preoccupa assiduamente di lui, mentre il suo vero padre se ne disinteressa. Matteo ha avuto un’esistenza felice, anche se fondata su una bugia, mentre Luca (Brenno Placido) vive in una realtà che non vuole accettare, dovuta al vizio del gioco del padre Sandro (Biagio Izzo). O ancora la distanza tra Matteo e Angela, che a sua volta fugge dal passato ma non ha una meta precisa, al contrario di Matteo. E tutto, come un segno del destino, accade poiché, nonostante quella telefonata fosse diretta a Italo, a rispondere è stato invece Matteo, un piccolo dettaglio che fa una grande differenza, poiché se Matteo non avesse risposto forse non avrebbe mai scoperto la verità.

Quasi duemilacinquecento anni fa Platone aveva già ipotizzato, attraverso il mito della caverna, che il mondo che vediamo sia solo un illusione, da cui occorre uscire per capire la verità; negli anni questo pensiero ha fortemente influenzato il cinema, con film come la Trilogia di Matrix e The Truman Show. Anche Come saltano i pesci gioca con la verità e l’apparenza della realtà, pur non arrivando a quei livelli, e riesce ugualmente a catturare lo spettatore, alternando momenti drammatici e comici e affrontando vari temi: l’amore, la famiglia, il confronto generazionale.

Simone Riccioni, dopo Universitari – Molto più che amici dimostra di aver molto talento in questo film di cui è anche co-sceneggiatore e lo stesso si può dire per Colangeli, che ha lavorato con registi del calibro di Scola o Sorrentino, e qui riconferma la sua bravura. La vera sorpresa è Biagio Izzo che alle spalle ha vari cinepanettoni con Boldi e De Sica, ma stavolta riesce a interpretare al meglio un ruolo drammatico. Anche la piccola Rosini, attrice esordiente affetta da sindrome di Down, dimostra di avere delle doti da coltivare, nei panni della sorellina sempre in cerca d’attenzione.

La regia, infine, a livello tecnico più curata rispetto ai precedenti di Valori, forse anche grazie a un budget più consistente; il montaggio, soprattutto all’inizio del film, serve ad alternare le vicende dei vari personaggi, apparentemente sconnesse tra loro ma in realtà tutte piccoli pezzi di un grande puzzle. Quel puzzle, chiamato vita.

Come saltano i pesci di Alessandro Valori con Simone Riccioni, Giorgio Colangeli, Biagio Izzo, Maria Amelia MontiMaria Paola RosiniMarianna di MartinoBrenno Placido