Tre mostre per la primavera

In Arte

Tre suggerimenti per la bella stagione che arriva, dal mondo antico al contemporaneo

Tiziano e Caravaggio in Peterzano, Bergamo, Accademia Carrara, dal 6 febbraio

Considerata l’attenzione, spasmodica e universale, di cui gode Caravaggio, è sorprendente che Simone Peterzano – l’artista da cui il Merisi entrerà a bottega, tredicenne, per imparare i rudimenti del mestiere nel 1584 – non abbia mai goduto, fino ad ora, dell’attenzione di una mostra monografica. Eppure il pedigree del pittore, di origine bergamasca, è di tutto rispetto: allievo di Tiziano (“Titiani alumnus”, come continuerà a firmarsi fino alla tarda età, quando gli anni della formazione sono ormai un ricordo nostalgico) e, appunto, maestro di Caravaggio: due rapporti prestigiosi e ingombranti, come il titolo dell’esposizione, forse non dei più felici, non manca di sottolineare.

Ma poco male, ora Peterzano guadagna finalmente le luci del proscenio all’Accademia Carrara di Bergamo: l’artista è di assoluta qualità ed è uno dei protagonisti dell’arte a Milano nel secondo Cinquecento, in grado di traghettare la lezione dei grandi pittori veneziani in una nuova stagione in cui anche i rigori dottrinali della chiesa controriformata dell’arcivescovo Carlo Borromeo fanno pesare le proprie esigenze. Colore veneziano e una nuova tensione alla rappresentazione del reale che presto darà i suoi frutti nel geniale allievo.

I curatori sono studiosi di grande livello, i prestiti sono promettenti ed è stata predisposta una campagna di restauri ad hoc che tra l’altro ha interessato i due grandi teloni dipinti per la chiesa di San Barnaba a Milano (immagine di copertina): le prime foto che circolano mostrano colori accesi inimmaginabili per chi ha in mente la patina offuscata che ricopriva i dipinti fino a qualche mese fa. In ogni caso, sarà un’occasione preziosa per riscoprire un tassello affascinante della storia figurativa, di Milano e non solo.

(Sofia Mascherpa)

Alberto Giacometti, Têtes, post 1950. Fondation Giacometti, Paris © Succession Alberto Giacometti (Fondation Giacometti, Paris + ADAGP, Paris) 2019

Alberto Giacometti (1901-1966). Grafica al confine fra arte e pensiero, Chiasso, m.a.x. museo, dal 7 marzo

La famigerata “gita a Chiasso” – tanto cara ad Alberto Arbasino che sintetizzava così, nel 1963 e con la consueta ironia, l’aspirazione a una sprovincializzazione del sistema culturale italiano – si arricchisce questa primavera di un’ulteriore ragione di attrattiva.

Al Museo di Chiasso sono in mostra, dal 7 marzo, oltre 400 opere grafiche di Alberto Giacometti, tra fogli e libri d’artista, insieme a qualche dipinto e scultura di confronto e a materiale fotografico: l’intera produzione grafica dell’artista, convocata in mostra, offrirà anche l’occasione per una esplorazione delle tecniche della stampa, tra xilografia e bulino, puntasecca e acquaforte. Un’opportunità per conoscere anche questo versante del genio di quello che non è stato solo uno dei maggiori scultori del secondo Novecento.

(Simona Finzi)

Collezione Torlonia, Statua di caprone in riposo © Fondazione Torlonia Ph. Lorenzo de Masi

The Torlonia Marbles, Roma, Palazzo Caffarelli, dal 3 aprile

È certamente l’evento più atteso dell’anno. Questi, in breve, i termini della vicenda. La più importante collezione privata di arte classica del mondo, in grado di competere, per quantità e importanza, anche con le maggiori raccolte pubbliche sul fronte della statuaria greco-romana: dal Louvre, ai Musei Vaticani, al Getty di Los Angeles.

È stata raccolta a partire dall’inizio dell’Ottocento dai Torlonia, aristocratici romani, che nel 1875 inaugurano un museo nelle sale del palazzo di famiglia, su via della Lungara: per quasi un secolo diventerà punto di riferimento immancabile per studiosi e appassionati e  viaggiatori di passaggio per Roma. Poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le aperture si fanno sempre più difficili e sporadiche, fino alla chiusura definitiva. Seguono diatribe tra la famiglia e lo Stato e liti ereditarie con strascichi legali vari, tra accuse di abusi edilizi e minacce di confisca.  Ad oggi, in pochissimi possono dire di avere visto dal vivo i pezzi di quello che è a tutti gli effetti un patrimonio dell’umanità, un tesoro di inestimabile valore, per troppo tempo inaccessibile.

Ora finalmente il Ministero dei Beni Culturali di Dario Franceschini e gli eredi hanno siglato la pace e la Fondazione che ha in gestione il patrimonio si impegnerà a garantirne la fruibilità pubblica. Si parte, dal 3 aprile, con una mostra in Palazzo Caffarelli a Roma, nuova sede dei Musei Capitolini, che presenterà 96 pezzi degli oltre seicento della collezione, accuratamente selezionati, anche tenendo conto dei restauri, per raccontare le vicende della raccolta e dare un saggio della qualità straordinaria delle opere. La presenza di Salvatore Settis, insieme a Carlo Gasparri, al timone, garantisce la serietà dell’operazione; l’allestimento spetterà a David Chipperfield. È solo la prima tappa, e vedremo come si evolverà la vicenda, ma le premesse fanno ben sperare.

(Giovanni Renzi)