Le nuove leve del synth pop italiano

In Musica

Il synth pop italiano esiste e sta benissimo. Ecco tre giovani artisti che secondo noi bisognerebbe tenere d’occhio

La scena della musica italiana negli ultimi anni sta vivendo un lento periodo di trasformazione. Il fenomeno dei talent e i suoi prodotti stanno andando a esaurirsi, lasciando un grosso spazio libero in cui si sono affacciati artisti come Calcutta, Coez, Ex-Otago, che hanno conquistato spazio su molte radio nazionali. Sotto la spinta del successo di quella che fino a poco tempo fa era considerata come musica di nicchia, stanno iniziando a crescere molti nuovi progetti che propongono (coraggiosamente) testi in italiano accostati a generi che nella nostra penisola non hanno mai avuto un ruolo di primo piano, come il Synth pop. Qui di seguito i 3 artisti più interessanti e che hanno tutte le carte in regola per affermarsi, e non essere l’ennesima meteora della musica indipendente italiana.

MEGHA

Tra i tre è colui che, fondendo diversi modi di comunicare, presenta il miglior progetto artistico. Cruciale in questo il supporto di Asian Fake, nota per aver lanciato i Coma Cose, che oltre a svolgere il classico lavoro da etichetta discografica sviluppa attorno a sé un vero e proprio mondo in cui la musica diventa storia, concept, fumetto, fino all’identificazione dei propri artisti con dei supereroi della normalità. Megha sul suo Instagram ha inoltre dato il via a una serie di diari accompagnati dalle illustrazioni di Marco Locati, che lo raffigura come un ragazzo con un sintetizzatore al posto del volto, nascondendone la vera identità. In queste pagine racconta il suo rapporto con la musica, con le persone, l’origine delle sue canzoni e la sua continua guerra con il modo di vivere moderno. Ognuno dei tre singoli dati alla luce finora può essere considerato come una piccola battaglia di questo grande conflitto esistenziale. Madagascar, il pezzo più interessante, alimenta l’idea di un viaggio nella natura verso quei “tramonti magici” che sogniamo spesso di vedere sdraiati su una spiaggia tropicale con un mojito tra le mani, una fuga calcolata e descritta nei ritmi spensierati del ritornello in contrapposizione all’atmosfera cupa delle strofe colme di riferimenti alla schiavitù tecnologica che ci impone la città e dalla quale è difficile staccarsi. Anche le copertine dei singoli, create dalla vena artistica di Gino Tremila, seguono gli stessi concetti espressi nelle canzoni, facendo risaltare un contrasto estremo tra natura e oggetti, realtà e virtuale, essere e apparire, come una foresta di palme che fuoriesce da un baule, o una montagna di like imprigionata sotto una campana di vetro.

 

DELLACASA MALDIVE

Riccardo Dellacasa dopo le esperienze con gli Wemen e Verano, ci prova da solo, e lo fa con un progetto musicalmente diverso da tutto il suo passato. Il suo primo singolo si intitola Genova e parte con una intro dal sapore orientale per poi svilupparsi con chitarre dilatate e un ritmo rilassato che ha il merito di riuscire a rendere musica la situazione descritta nel testo: un ragazzo disteso in meditazione davanti al molo che vuole isolarsi, anche solo per quel momento, dal mondo che lo circonda. Riccardo racconta di averlo incontrato di notte su un pontile di legno del capoluogo ligure e di essere rimasto subito colpito dai suoi sogni e dalle sue avventure in giro per il mondo, tanto da cucirgli addosso questo nuovo progetto musicale. “Sei mai stato alle Maldive?” è la prima, insolita frase che Riccardo si è sentito rivolgere dal ragazzo quella notte e che ha ispirato il nome del progetto stesso, finendo per creare una fusione artistica tra le loro identità. Genova, quindi, è solo la prima tappa, il luogo di partenza di questo nuovo bizzarro essere dalle due anime e, visto l’inizio promettente, resto molto curioso di ascoltare il resto del viaggio.

 

DIAMINE

Cercando notizie su di loro non troverete quasi nulla. La pagina Facebook è spoglia, contiene solo i link ai due singoli, il video di Così via diretto da BENDO e il riferimento a Maciste Dischi come etichetta discografica. La proposta musicale che richiama palesemente il sound Synth pop francese degli anni ’80, riesce a unire atmosfere inquiete e testi tutt’altro che banali. L’interpretazione è viscerale, con una voce naturale ricca di piccole sporcature che non ha bisogno di urli e acuti per esprimere il proprio sentire. Il richiamo principale che viene in mente ascoltandola è Battisti. In Così via troviamo alcuni passaggi che potrebbero essere tranquillamente stati scritti dalla penna del grande cantautore italiano (Finché hai qualcosa da cercare/Cercalo/E non ti dimenare in brutte fantasie che non hanno capo né coda/Che non hanno sotto né sopra/Ti terrorizzano il cuore), mentre Da qualche parte è la prima vera chicca che la musica italiana ci presenta nel 2018, un pezzo intenso e poetico difficilmente riassumibile in una descrizione che ti si incolla nel cervello per non staccarsi più.