Amélie Bonnin esordisce nella regia con “Allora balliamo”, soggetto che in versione corto 5 anni fa le aveva regalato un César. Cécile, chef parigina felice e affermata, prossima alla maternità, torna contro voglia al paese d’origine. Deve salvare il ristorante di famiglia dopo l’ennesimo infarto del padre. E nella luce morbida della campagna ritrova un allegro, seduttivo spasimante dei bei tempi. A 40 anni sarà costretta a decidere chi è e cosa vuole dalla vita. Un po’ commedia, un po’ musical, un film vero e originale più di quanto la trama suggerisce. Che dice molto sulle donne e su quello che non si dicono
Cécile (Juliette Armanet), la protagonista di Allora balliamo di Amélie Bonnin, è una chef creativa e felice, forse solo un po’ nevrotica. È diventata famosa dopo aver vinto un reality e sta per aprire un ristorante tutto suo insieme al suo compagno, Sofian (Tewfik Jallab). Ha quarant’anni e ha appena scoperto di essere incinta, evento che non era affatto nei suoi piani, quando riceve una telefonata dalla madre (Dominique Blanc): suo padre (François Rollin) ha avuto un altro infarto, ma anche questo non basta a convincerlo a rassegnarsi alla pensione e chiudere finalmente il ristorante di famiglia.
Del tutto controvoglia, Cécile torna nel paesello di campagna da cui è scappata vent’anni prima per trasferirsi a Parigi. Torna in quella cucina in cui ha imparato tutto, ma dove non ha mai smesso di litigare con un padre testardo e un po’ dispotico, insomma, con un carattere che somiglia moltissimo al suo. Torna in quella provincia francese che la luce morbida della nostalgia può rendere ammaliante, soprattutto se prende le sembianze del biondo bellone del liceo, Raphaël (Bastien Bouillon), che ancora gira in moto e fa le impennate come da ragazzino, e ancora la guarda con gli occhioni azzurri pieni di seduzione e allegria. Intanto i giorni passano e Cécile deve fare una scelta. E soprattutto decidere chi è, e cosa vuole dalla vita.
Raccontata così sembra un po’ banale come storia, ma lo svolgimento non lo è affatto. Amélie Bonnin l’aveva già messa in scena nel 2021 sotto forma di cortometraggio e, visto il riscontro più che positivo (aveva vinto un César), ha deciso di esordire nel lungometraggio mantenendo lo stesso titolo, Partir un jour, e lo stesso felice equilibrio tra realtà e immaginazione. Tra parole e musica. Sì, perché Allora balliamo è un po’ commedia, un po’ musical, un tourbillon dove si parla e si canta, si litiga e si balla, e il risultato è un impasto di cose già viste, certo, ma anche di freschezza di sguardo.
E di coraggio. Perché la storia di Cécile, a dispetto della confezione in apparenza leggera, riesce a dire quello che spesso le donne non dicono. Di se stesse, dei loro sogni, delle loro ambizioni. Del futuro e del passato. Del desiderio di diventare madri, o di non diventarlo mai.
Allora balliamo, di Amélie Bonnin, con Juliette Armanet, Bastien Bouillon, François Rollin, Tewfik Jallab, Dominique Blanc