Sguardi che non si voltano. Letizia Battaglia, la fotografia come responsabilità civile e gesto d’amore

In Arte

Letizia Battaglia. L’opera 1970-2020, fino all’ 11 Gennaio 2026 al Museo Civico San Domenico di Forlì, presenta un viaggio di oltre 200 fotografie tra vita privata e impegno professionale e civile della grande fotografa siciliana, le cui immagini non sono solo scatti colti nella vita di tutti i giorni ma icone e simboli di un territorio ferito e fiero, intriso di contraddizioni, dove la violenza convive con la grazia e il dolore con una struggente vitalità.

Ci sono sguardi che non si dimenticano, non per la loro durezza, ma per la delicatezza con cui riescono a reggere l’urto del reale. Quello di Letizia Battaglia appartiene a questa rara specie: uno sguardo che ha saputo farsi arma e carezza, denuncia e pietà. A lei è dedicata la grande retrospettiva ospitata al Museo San Domenico di Forlì, prima tappa italiana di un progetto internazionale che nasce dalla collaborazione tra Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. L’esposizione — che giunge dopo il successo delle tappe francesi di Tours e Arles — si apre come un viaggio attraverso una vita intera: dagli esordi milanesi degli anni Sessanta fino agli ultimi scatti, restituendo l’evoluzione di una fotografa che ha saputo trasformare il mestiere in un’etica del vivere. La curatela di Walter Guadagnini, con la collaborazione di Laura Serani e dell’Archivio Battaglia, costruisce un percorso che non separa mai la cronaca dall’intimità, la storia collettiva dalla voce personale.

Letizia Battaglia, L’arresto del feroce boss mafioso Leoluca Bagarella. Palermo, 1979.
©Archivio Letizia Battaglia

“Non ho fatto arte, ho fatto un lavoro duro e spietato”, dichiarava Letizia Battaglia. La mostra accoglie questa frase come chiave di lettura, lasciando che ogni immagine si imponga per necessità, non per estetica. Nelle sale di San Domenico, le fotografie diventano tappe di una narrazione civile: le strade di Palermo, i corpi feriti, i bambini che guardano l’obiettivo come chi chiede di essere creduto. Ma accanto alla documentazione della violenza, si svela la parte luminosa del suo sguardo: le feste popolari, le donne, gli amori, la follia. I curatori sottolineano come il lavoro di Battaglia non sia solo testimonianza, ma denuncia — un atto di resistenza e di verità. Le sue immagini non si limitano a osservare: chiedono allo spettatore di restare, di non distogliere lo sguardo. Eppure, dentro tanta durezza, la mostra restituisce anche la leggerezza di chi, come lei, cercava sempre la vita. Nei ritratti, nei teatri dei manicomi di Palermo, nelle bambine in fiore che corrono per strada, emerge una tenerezza mai sentimentale, un’empatia naturale che rende la sua opera profondamente umana.
Il percorso espositivo si arricchisce di materiali inediti: scatti dei primi anni milanesi, ritratti di Pasolini, reportage d’oltreconfine in Russia, Turchia ed Egitto, fino alle immagini degli ultimi decenni in cui la fotografa torna sui propri temi con una nuova consapevolezza. A chiudere il percorso, una sezione video e documentaria che restituisce la voce stessa di Letizia, capace di trasformare la memoria in racconto, e il racconto in gesto politico.

Letizia Battaglia, Casa Professa. La sposa ricca inciampa sul velo. Palermo, 1980.
©Archivio Letizia Battaglia

Non è casuale che Forlì ospiti la prima tappa italiana di questa retrospettiva. Con la città, Letizia Battaglia aveva intrecciato legami significativi: nel 2021 tenne qui uno dei suoi ultimi workshop, dedicato ai giovani fotoreporter, in dialogo con la grande mostra Essere umane promossa dalla Fondazione. Ritornare oggi con la sua opera significa restituire a quella voce una presenza viva, condivisa, capace di parlare ancora al presente. Nel percorso tra le sale, ciò che commuove non è soltanto la potenza delle immagini, ma il senso di vicinanza che trasmettono. È come se Battaglia, ancora una volta, ci chiedesse di non rimanere indifferenti. Le sue fotografie, scriveva qualcuno, “non fanno pace con la realtà, ma le restano accanto”. Così, a Forlì, tra luce e ombra, si rinnova la lezione più profonda di Letizia: che la fotografia può essere atto d’amore, e che la tenerezza, persino nel dolore, è una forma di coraggio.

Letizia Battaglia, L’opera 1970-2020, Forlì, Museo Civico San Domenico, fino all’ 11 Gennaio 2026

In copertina: Letizia Battaglia, Via Calderai. Palermo, 1991. ©Archivio Letizia Battaglia

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