Un’apatica famiglia disfunzionale all’ombra del fantasma di Isabelle Huppert

In Cinema

“Segreti di famiglia” (ma siamo lontanissimi da Coppola) è il fiacco debutto in regia del norvegese Joachim Trier: che racconta come marito e due figli, diversamente problematici, sopravvivono alla morte della celebre fotoreporter, loro moglie e genitrice. Scarsamente convinta del suo ruolo familiare

Il debutto in lingua inglese del regista norvegese Joachim Trier prende il nome da un album dei The Smiths, Louder than Bombs, che un’improbabile traduzione italiana tenta di avvicinare ai Segreti di famiglia di Francis Ford Coppola­­­­, con cui questo Trier ha però ben poco da spartire. Ogni esordio anglofono di un regista non americano è un evento tanto atteso quanto temuto, specie se l’artista in questione si è già distinto nel 2011 al Festival di Cannes con Oslo. 31 August, aggiudicandosi anche una nomination all’Oscar come Miglior Film Straniero.

Memore della stakanovista Juliette Binoche in Mille volte Buonanotte, Isabelle Huppert è qui una defunta fotoreporter, le cui opere stanno per essere omaggiate in una grande mostra postuma, mentre la sua presenza-fantasma (la vediamo solo in flashback) perseguita la memoria conflittuale del marito e dei due figli. Gabriel Byrne è il vedovo di Isabelle, Gene, che si innamora della giovane insegnante del problematico figlio Conrad (Devin Druid), il quale di notte si rinchiude nella cameretta a giocare ai videogiochi spingendo il fratello maggiore Jonah (Jesse Eisenberg) a domandarsi se non finirà anche lui col fare una strage di studenti a scuola.

Anche Jonah, però, rifiuta di rapportarsi col mondo reale, scappando dalla nascita della figlia alla ricerca di chissà quale segreto nella camera oscura della madre. Un labirinto di (ben poche) leopardiane rimembranze che riesce nella forma e nel contenuto a convogliare più che altro l’idea della depressione e della più debilitante apatia, filmica e contenutistica. Un ritratto d’immobilità e fissazione, in cui il tempo si dilata all’infinito e sembra non passare più.

Isole fotografiche tra cui si può passeggiare grazie a un montaggio emotivo che ai salti temporali preferisce l’analisi delle parole e dei sentimenti. Trier imbocca il percorso già spianato da un altro interessante esordio, registico, quello di Robert Redford con Gente comune – Ordinary People, senza dimenticarsi qualche eco dell’American Beauty di Sam Mendes. Noi l’avremmo voluto molto più “rumoroso”, Louder than Bombs, sceneggiato da Trier assieme al collega norvegese Eskil Vogt, un film che ha tutte le caratteristiche di un adattamento letterario flaccido, benché sia stato invece scritto appositamente per lo schermo. In ultima analisi, poco rumore per nulla.

Segreti di famiglia di Joachim Trier con Isabelle Huppert, Gabriel Byrne, Jesse Eisenberg, Devin Druid, Amy Ryan