Un incrollabile pastore sardo (Giuseppe Ignazio Loi, che pastore lo è davvero), spalleggiato dalla figlia Virginia Raffaele dice no alle offerte milionarie del boss del mattone Diego Abatantuono, che vuole la sua bellissima spiaggia per costruirci sopra un resort a mille stelle. Sarà durissima per il riccone, che sulla sua strada troverà anche la giudice Geppi Cucciari. Anche se nessuno eseguirà la sua saggia sentenza. Ispirato a un fatto vero, il film conferma la vena impegnata, ma anche divertente, dell’autore, che offre una cordiale lezione morale, facendo uscire dai loro ruoli consueti alcuni attori amati
Riccardo Milani è l’unico che ha il merito di dirigere un filone di eco commedia all’italiana che si prende a cuore l’ambiente in senso lato, morale e materiale. Se l’abbiamo lasciato in un paesino abruzzese deserto e innevato, qui fa un lungo viaggio e decolla in una meravigliosa spiaggia della Sardegna, un lembo ancora intatto su cui ha messo gli occhi solo un po’ sporgenti un immobiliarista alla milanese con ufficio sul Duomo e la Galleria diventate un credibile pannello. Tutto il film, qua e là ripetuto, è nel duello a distanza tra i palazzinari lombardi e un anziano pastore sardo che non vuole cedere la sua proprietà avita che dà sulla spiaggia dove pascolano le sue vacche. Con questa sua ostinazione il vegliardo impedisce la costruzione di un resort di chissà quante stelle i cui lavori sarebbero pronti a iniziare, col capocantiere già in tuta e all’attacco con le ruspe.
Ma La vita va così, come dice il titolo del film: il proprietario, spalleggiato dalla figlia che traduce il dialetto stretto, rifiuta milioni di euro come fossero noccioline, stupendo chi crede solo nella forza del denaro. E si arriva così al tribunale dove una giudice saggia, Geppi Cucciari, la vera sarda del cast, oltre al debuttante pastore ora richiestissimo: emette una sentenza perfetta ma che nessuno eseguirà. Tutto rimane a metà. Perché Milani si è ispirato a una storia vera che ci riporta nel 2000, anzi, con un anticipo, al veglione del 31 dicembre 1999. Trattasi di una storia vera quindi, anche vero è il protagonista, Ovidio Marras, ma è scomparso un anno fa ed ora ha preso credibilmente le sue caparbie veci un pastore di 85 anni che, con antica testardaggine, si rifiuta di vendere, perché crede in altri valori, quello del Tempo e della Storia della sua famiglia e dei suoi avi e alle sue mucche. E’ come un eroe alla Frank Capra, come un James Stewart in trasferta, ma con un finale che l’autore vuole, vedrete come e perché, più velenoso.
Milani, e si vede che è sincero, racconta bene l’ingiustizia che va a sbattere contro l’imprevista costanza della ragione, forte delle cause perse da tanti esempi di commedia italiana classica, tanti Sordi come Il vigile o Detenuto in attesa di giudizio. Il problema è una specie di guerra civile che si scatena nel paesino di poche anime, perché l’impresa darebbe lavoro a tutti e i vari poteri provano a smuovere l’indifferenza del pastore che risponde no anche al sindaco e all’alto prelato, con la popolazione che ormai gli è tutta contro, stufa di impieghi saltuari. Si vedrà poi come finisce: nella realtà possiamo dire che a tutt’oggi un pezzo di hotel è ancora in piedi, anche se la società è fallita, perché nessuno ha fatto eseguire la sentenza di Geppi.
Milani ci dà una cordiale lezione morale in un film che non manca di essere divertente e in cui fa uscire dalla loro tana di stereotipi alcuni attori amati: l’industriale milanese del mattone (mai polemica fu più tempestiva che in questa Milano che si traveste da New York a spese dei cittadini più poveri) è Diego Abatantuono, ma non fa ridere, né dovrebbe, ed ha una figlia che si laurea in cinismo immobiliare; il capo cantiere è un bravo Aldo Baglio, lontano dal suo trio e dal suo umorismo consueto; la figlia devota e complice dell’ostinato pastore è Virginia Raffaele, una vera commediante del cinema, ed infine Giuseppe Ignazio Loi con una cultura di quarta elementare ma con una faccia da cinema degna di un western, uno che non fa sconti a nessuno e infatti somiglia perfino un po’ a Goffredo Fofi.
La vita va così, di Riccardo Milani, con Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio, Giuseppe Ignazio Loi, Geppi Cucciari, Luca Mameli, Daniele Meloni, Pietro Ragusa
Virginia Raffaele , Diego Abatantuono , Aldo Baglio , Giuseppe Ignazio Loi . «continua