La vendetta è un piatto che si serve a Halloween. Nel turbolento ’68

In Cinema

È stato Guillermo Del Toro a suggerire al regista norvegese André Øvredal, autore dell’efficace horror “Scary Stories to Tell in the Dark” di portare sullo schermo la serie di libri di Alvin Schwartz che tra 81 e 91 hanno raccolto spunti di paura tratti da folklore e leggende metropolitane. Un occhio a Stephen King e l’altro allo spavento all’orientale, protagonisti tre ragazzini e un reduce, in fuga, dal Vietnam

Mill Valley, Pennsylvania, autunno 1968. È la notte di Halloween e per Stella (Zoe Margaret Colletti), Auggie (Gabriel Rush) e Chuck (Austin Zajur), protagonisti di Scary Stories to Tell in the Dark di André Øvredal, è il momento giusto per prendere il coraggio a sei mani e vendicarsi del bullo del villaggio, lo stupido Tommy (Austin Abrams). Uno scherzetto che ai tre amici potrebbe costare caro, se a salvarli non intervenisse Ramon (Michael Garza), di passaggio in città e in fuga dal Vietnam. Non paghi della disavventura, Stella e gli altri decidono di concludere la serata facendo visita alla vecchia casa in rovina della famiglia Bellows, infestata dai fantasmi dei tanti bambini che vi hanno trovato la morte per colpa della cattivissima Sarah. O almeno, questo è ciò che racconta la leggenda.

In realtà forse Sarah era solo una vittima, una povera ragazza tenuta segregata in cantina dai suoi stessi famigliari, e la cui pessima fama derivava solo dalla sua passione per le storie horror che raccontava ai bambini che andavano a trovarla, facendo poi spesso una brutta fine. La stessa che rischiano di subire Stella e i suoi amici, dopo aver ritrovato il libro dei racconti di Sarah. Un libro un po’ particolare, che si scrive in diretta, sotto i nostri occhi, col sangue della malcapitata vittima di turno.

Nel 1968 Nixon sta per diventare presidente e infuria la guerra in Vietnam, mentre sugli schermi del drive-in scorrono le immagini di La notte dei morti viventi di George Romero. Paure reali e orrori immaginari si fondono così in questo film dando vita a un balletto macabro pensato prevalentemente per il pubblico dei giovanissimi ma godibile anche per gli adulti. L’influenza dell’immaginario di Stephen King (da It a Stand by me) è più che evidente, come lo è il rimando a recenti serie tv di successo come Stranger Things. Anche la figura della sventurata fanciulla segregata e torturata, destinata a tornare come un fantasma vendicativo è tutt’altro che inedita, e denuncia la forte influenza del cinema horror orientale (dalla saga di The ring a Ju-on: The Grudge). E che dire dei libri maledetti protagonisti di storie horror? Se ne potrebbero citare un’infinità, dal Necronomicon a Creepshow.

Niente di nuovo, quindi, ma il regista André Øvredal, norvegese trapiantato a Hollywood che ha già all’attivo il pregevole Autopsy, si dimostra ampiamente all’altezza del compito. Forse grazie anche all’aiuto di Guillermo Del Toro (Leone d’oro a Venezia nel 2017 per lo strepitoso La forma dell’acqua) che produce e collabora alla sceneggiatura. Proprio Del Toro ha avuto l’idea di adattare per il grande schermo l’omonima serie di libri di Alvin Schwartz, tre volumi pubblicati tra il 1981 e il 1991 che raccolgono racconti dell’orrore ispirati al folklore e alle leggende metropolitane diffuse negli Stati Uniti a partire dagli inizi del Novecento. 

Il risultato è un horror per teenager di buona fattura, capace di mescolare i vari ingredienti con energia e intelligenza, aggiungendo qualche ambizione sociopolitica e un pizzico di nostalgia. Un prodotto piacevole che non riesce a fare davvero paura, ma mantiene fino alla fine una buona tensione. Insomma, di questi tempi, guardando al panorama complessivo di questo genere di cinema, un film serenamente consigliabile.

Scary Stories to Tell in the Dark, di André Øvredal, con Zoe Margaret Colletti, Michael Garza, Gabriel Rush, Austin Abrams, Dean Norris, Austin Zajur.