Quartett, l’amore sospeso di Luca Francesconi apre Milano Musica

In Musica

L’opera, tratta da un testo del drammaturgo tedesco Heiner Müller che a sua volta aveva rielaborato “Les Liaisons dangereuses”, mette in gioco i quattro protagonisti del celebre romanzo di Laclos. Ma sulla scena scaligera a “cantare” le loro spietate trame amorose sospesi nel vuoto (una scatola claustrofobica creata da Àlex Ollé della Fura dels Baus) sono in due, l’eccellente baritono Robin Adams e la sensuale mezzosoprano Allison Cook, che si scambiano parti e ruoli in un geniale e spietato gioco al massacro

Quartett – alla tedesca pensando all’ispiratore del libretto, il drammaturgo Heiner Müller; all’inglese pensando alla lingua che canta – è un’opera che ha colto di sorpresa anche il suo autore, Luca Francesconi, classe 1956.  Dev’essergli rimasta un oggetto un po’ misterioso, perché ogni volta ch’è chiamato a parlarne, a spiegare perché, dopo la prima del 2011 alla Scala,  sia stata chiamata in giro per il mondo, rappresentata settantasei volte in 17 teatri e sette allestimenti diversi, Luca si gratta il mento e azzarda un “deve aver toccato qualche nervo nascosto”. Nascosto anche lui, che ha però tutto il Festival di Milano Musica 2019 (ancora 26 appuntamenti fino al 25 novembre), per offrire al pubblico molti pezzi pregiati della sua musica e cercare di capire qualcosa in più su quell’attrazione fatale.

Quartett è tornata alla Scala, dove aveva debuttato il 26 aprile di nove anni fa con esito sorprendente per una rischiosa commissione dell’allora sovrintendente Stéphane Lissner (oggi di ritorno in Italia, da marzo al San Carlo di Napoli). Ha avuto un’anteprima mercoledì 2 ottobre per il pubblico degli Under 30 (altra invenzione di Lissner), deve consumare ancora cinque repliche (l’11, 14, 17, 19 e 22 ottobre) e raggiungerà così un vero record per un’opera nuova, nella lingua pericolosamente detta “contemporanea”.

quartett scala
Ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

Lo spettacolo è ancora carico di una capacità di sedurre assolutamente rara. Quella fabbrica di follie ch’è La Fura dels Baus, in prima persona Àlex Ollé, ha davvero creato qualcosa che tiene tutti sospesi al suo impianto aereo: i due soli personaggi, la Marchesa di Merteuil e il Visconte di Valmont (la prima sorgente sono Les Liaisons dangereuses di Choderlos de Laclos), si attraggono e si respingono, si amano e si odiano costretti in una stanza galleggiante al centro della scena. (Era già un mistero capire come certi tiranti la tenessero là, se non si saliva in palcoscenico). Ė un “salotto prima della Rivoluzione francese, un bunker dopo la Terza guerra mondiale”, su cui atterriamo all’inizio dell’opera con un volo di musica astratta e di proiezioni concrete che “stringono” dall’alto di una città immaginaria su una finestra a riquadri. Parigi? Milano? Tutt’e due e molte altre, vere e false.  Una volta entrati nell’intimità di uno dei più raffinati e cinici duelli di parole che siano mai stati scritti, la musica di Francesconi ci sintonizza su una sensazione dominante, ch’è una certezza: stiamo assistendo a un processo di dissoluzione dell’umanità concentrata in due corpi e due cervelli. Ma allora perché Quartett? Perché i due protagonisti si sdoppiano, si scambiano ruoli, idee e sensazioni. Lei – ancora la straordinaria, sensualissima Allison Cook, che nulla ha perso in questi anni – si appropria di lui, l’eccellente Robin Adams, che pure gioca ad essere lei, a “farsi” donna.  Entrambi si dissociano nel dar corpo ad altri due personaggi che vivono nelle loro citazioni, la Signora di Tourvel e Cécile de Volanges. Nel giro sempre più spietato di morbosi ragionamenti sul corpo e sulla mente, sul desiderio e sulla repulsione cui il sesso vissuto senza limiti può condurre, la musica sbalza di continuo anche noi in un dentro e un fuori, in buca d’orchestra e in eco acustico-elettroniche in sala. Anche noi usciamo da noi stessi: punti di riferimento non ce ne sono più. 

Nell’ora e mezza di Quartett, le certezze svaniscono se non quella, chiara fin dall’inizio, che stiamo assistendo a un suicidio dell’umanità, forse non solo di oggi. Che sia questo il nervo scoperto che Quartett di Francesconi ha toccato?  

Non può che essere la morte (di Valmont) a concludere il duetto soprano-baritono che Francesconi immerge nel multiplo flusso delle sue sorgenti sonore. Ma dopo 13 scene che sono altrettanti “Dreams”, anche alla Marchesa non resta che distruggere il bunker in cui è stata amata e anche oltraggiata, bruciare abiti e arredi, “scavare fuori dal petto l’orologio che era il mio cuore”, uscire per strada coperta di sangue. Un finale contro-volo, in assolvenza, ci riporta fuori dalla stanza, nel cielo nuvoloso che ha assistito immobile a una tragedia che ne racconta altre.   

Ph. Marco Brescia & Rudy Amisano

Nel 2011 sul podio c’era Susanna Mällki, vera fuoriclasse per la musica d’oggi; in queste recite del 2019, il podio lo tiene, come-si-deve, il giovane Maxime Pascal. Quartett, dunque: opera “per riflettere”, come scrivevano una volta le raccomandazioni della cosiddetta “buona stampa”. Ancora alla Scala in tutta la sua forza. 

Dopo l’inaugurazione del 3 ottobre all’ Auditorium di Milano – in cui Francesconi ha condiviso con Mahler il suo das Ding singt per violoncello e orchestra – Milano Musica prende il volo riconquistando un luogo che ha aperto il Festival agli spazi “altri”. Oggi, mercoledì 9, e domani, giovedì 10, dell’Hangar Bicocca si riappropriano le percussioni, che hanno sempre dimostrato di adattarsi bene a queste vastità dedicate all’arte.  Tornano (stasera alle 20.30) Les Percussions de Strasbourg con un cavallo di battaglia, Persephassa (1969) di Iannis Xenakis (1922-2001) e con una prima esecuzione assoluta, Kore di Carmine Emanuele Cella (1976). Domani sera gli ottimi italiani ZAUM_percussion (Simone Beneventi, Carlota Cáceres, Lorenzo Colombo, artisti in residenza a Milano Musica fino all’anno prossimo), portano in prima assoluta De Rerum Natura di Claudio Ambrosini (1948), prima che Les Percussions de Strasbourg replichino Persephassa.  

Immagine di copertina © Marco Brescia & Rudy Amisano