Personaggi anaffettivi e attrici da Oscar: Jarmusch, il Leone inatteso e meritato

In Cinema

“Father Mother Sister Brother” ha vinto l’ultima Mostra di Venezia con tre episodi che si toccano e si guardano l’un l’altro, raccontando, come di fronte a uno specchio deformante, certi teatrini di famiglia. In un viaggio geografico ma anche interiore, tra New Jersey, Dublino e Parigi, genitori e figli si incontrano, si sfiorano, si ignorano, tra affetti ed entusiasmi sempre frenati. E Charlotte Rampling guida con Cate Blanchett un cast strepitoso di amici storici e complici del regista americano (da Tom Waits a Adam Driver), con Vicky Krieps, Mayim Bialik e i giovani Indya Moore e Luka Sabbat

Il primo a essere sorpreso di aver vinto il Leone d’oro alla Mostra di Venezia 2025 col suo ultimo film Father Mother Sister Brother fu proprio lui, il regista americano indie Jim Jarmusch, finora escluso dal salotto buono dei premi festivalieri. Quello che sembrava alla giuria un espediente per non sbilanciare il verdetto a favore della bambina palestinese trucidata dagli israeliani, alla fine si rivelò una scelta corretta, che andava anche più a fondo del previsto. “Fuck” disse spontaneo l’autore 72enne di Dead man e altri titoli di giovanile successo con nelle mani il pesante trofeo vinto con Father Mother Sister Brother, girato con grandi attori suoi amici e complici per dimostrare ancora una volta che sì, ogni famiglia è proprio infelice a modo suo.

Lui ne prende ad esempio tre, costruendo tre episodi, struttura prediletta, che però si toccano e si guardano l’un l’altro. Jarmusch riesce a far ridere gelando il sangue o mettendoci di fronte allo specchio deformante di certi teatrini di famiglia: “Non so bene da dove venissero queste storie”, ha dichiarato per evitare profonde esegesi critiche. Si inizia con i due figli, Adam Driver e Mayim Bialik (nota per la serie The Big Bang Theory) che vanno a trovare un rustico, burbero padre (un grande Tom Waits), il quale vive isolato, tipo il partner montanaro della Berlinguer in tv, in una fattoria del New Jersey, e si mostra indigente ma forse è un imbroglione. Due chiacchiere e poi via, la visita è compiuta, l’obbligo esaurito: niente di affettuoso o di personale, qualche appunto sui bisogni primari e via.

Nel secondo round si passa alla mamma, elegante scrittrice si presume per signore, che sta a Dublino e una volta l’anno allestisce in salotto, senza particolare esborso affettivo per le due figlie, un the di grande raffinatezza, cui le ragazze rispondono con un elegante ma frenato entusiasmo, portando fiori, sorrisi, ma svignandosela appena possono. Pasticcini, rumore di piattini, chicchere e cucchiaini, pochi dialoghi raggelati negli stereotipi: come stai? Qui le tre attrici sono da Oscar, la madre severa Charlotte Rampling, le rampolle Vicky Krieps e Cate Blanchett, diversamente affezionate.

L’ultimo segmento è quello più emotivo e parla di due gemelli (Indya Moore e Luka Sabbat) che vanno a visitare la casa vuota in vendita, a Parigi come quella di Ultimo tango, dei genitori appena defunti: i due ragazzi, gemelli empatici al massimo, vivono sull’anaffettività esibita negli episodi precedenti e sono chiaramente più vicini alla tribù di Jarmusch, alla sua sensibilità. Però mancano di qualcosa che neanche gli altri figli e figlie hanno avuto, segno che l’apatia affettiva è diventata un comandamento. Il film è dolcemente pessimista, sembra voli in superficie, invece pesca anche nel torbido dei rapporti a studiarne bene le mosse.

E nei tre episodi ci sono alcuni elementi che ricorrono, una specie di sincronie junghiane, di dèja vu, come dei ragazzi in skateboard, un Rolex, un brindisi con l’acqua e un gioco di parole inglese (“Bob è tuo zio?”) non ancora diffuso, come stereotipo di banalità dialogica. Tre tappe d’un viaggio anche geografico ma soprattutto interiore, che presuppone un prima e un dopo, ma è chiarissimo anche così per la sintesi di Jarmusch che mai cederebbe alle sirene del melodramma, e per la felicità drammaturgica delle situazioni così ben gestite da attori che sanno come far diventare la forma sostanza. Che Lucky Red lo faccia uscire per il Natale consumistico di oggi, nonostante tutto, ha una sua ragione post disneyana che lo rende molto godibile, anche senza palloncini.

Father, Mother, Sister, Brother di Jim Jarmusch, con Cate Blanchett, Adam Driver, Charlotte Rampling, Mayim Bialik, Sarah Greene, Vicky Krieps, Tom Waits, Luka Sabbat, Indva Moore

(Visited 9 times, 1 visits today)