Perdere l’innocenza mentre la Germania nazista crolla

In Cinema

Fatih Akin, regista tedesco di origine turca, porta sullo schermo un progetto del suo sceneggiatore Hark Bohm basato sui ricordi di bambino negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale. Il 12enne Nanning percorre le strade della remota isola di Amrum interrogando tutti su Hitler e la rovina del suo paese. I genitori sono fedeli al Fuhrer e vivono l’angoscia della disfatta, lui vuole in tutti i modi aiutare loro e i fratellini più piccoli. Intanto vive un drammatico percorso di crescita, a fronte della rivelazione di crimini orrendi. Un racconto che si apre a una prospettiva universale, che vale oggi come ieri

Nella primavera del 1945 l’isola di Amrum, dove è ambientato L’isola dei ricordi di Fatih Akin, affacciata sul mare del Nord, è uno dei pochi posti al mondo dove non piovono bombe. La Seconda guerra mondiale che sta per concludersi ha portato anche in questo angolo remoto di Germania fame e razionamenti, insieme alle voci relative all’avanzata dell’esercito russo e delle truppe alleate. La notizia dell’ormai imminente disfatta del nazismo è così giunta fino a qui, accolta con inevitabile sollievo da molti abitanti, ma non dalla famiglia del dodicenne Nanning.

Suo padre è al fronte, suo zio è il rappresentante del partito nazionalsocialista sull’isola e sua madre soffre così tanto all’idea di una possibile sconfitta della Germania nazista da sprofondare in una profonda depressione, che si trasforma in una sorta di stato catatonico quando la radio diffonde la notizia della morte di Hitler. Nanning adora sua madre e farebbe di tutto per aiutarla a stare meglio, ma i suoi tentativi di compiacerne i desideri si scontrano con una realtà che si va facendo sempre più dura, e in gran parte indecifrabile. Ma non del tutto incomprensibile!

A differenza dei suoi fratelli più piccoli, Nanning gira per l’isola, parla con adulti e bambini, si confronta in modo anche brutale con un gruppo di profughi in fuga dai bombardamenti sulle città tedesche, e così impara, a poco a poco, che non esiste un unico modo per interpretare (e raccontare) ciò che sta succedendo. I suoi occhi di bambino hanno bisogno di confortanti verità assolute, ma diventare grandi significa prima di tutto imparare a comprendere la complessità del reale, le sue dolorose ambiguità. Insomma, perdere l’innocenza.

Fatih Akin, regista tedesco di origine turca, dirige per la prima volta una sceneggiatura scritta da altri, dal regista, attore e sceneggiatore Hark Bohm, tra l’altro interprete negli anni Settanta di numerosi film di Rainer Werner Fassbinder e coautore della sceneggiatura di Oltre la notte, diretto dal regista di origine turca nel 2017. Bohm aveva a lungo lavorato a questo progetto, a partire dai suoi ricordi della Seconda guerra mondiale vissuta da bambino in un minuscolo villaggio proprio sull’isola di Amrum, ma aveva dovuto rinunciare a portarlo a termine per motivi di salute (è morto a 86 anni, nel novembre 2025).

Akin lo ha dunque in qualche modo ereditato, fatto suo, dipingendo con grande sensibilità (e una per lui inedita sobrietà di stile) il giovanissimo protagonista e riuscendo a raccontare attraverso il suo sguardo molto più di uno specifico ancorché fondamentale momento storico. Il punto di vista di Nanning consente infatti di aprire il racconto a una prospettiva universale, a un discorso più largo, capace di interrogarsi, al di là della denuncia degli orrori nazisti, su quanto possa essere ancora terribilmente attuale il pericolo di ogni ideologia che si nutra di disprezzo nei riguardi del diverso e di una perversa idea di superiorità, in grado di giustificare i peggiori crimini. Oggi come ieri.

L’isola dei ricordi, di Fatih Akin, con Jasper Billerbeck, Laura Tonke, Lisa Hagmeister, Kian Köppke, Lars Jessen

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