Vittoria Caprotti ci racconta “Fata Morgana: memorie dall’invisibile”, a cura di Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini, ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi per Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, visitabile gratuitamente fino al 30 novembre 2025. Segnalandovi che oggi alle ore 18:00, nella sala conferenze di Palazzo Morando, verrà presentato il volume che accompagna la mostra, edito da Electa, con una conversazione tra Massimiliano Gioni e Marta Papini, due dei curatori della mostra e della pubblicazione, Gianfranco Maraniello, Direttore dell’Area Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano, con l’introduzione di Beatrice Trussardi, Presidente della Fondazione Nicola Trussardi.
Fata Morgana è arrivata a Milano. Si è svestita dei vecchi, un po’ logori abiti che la mitologia celtico-gallica le aveva messo addosso – il suo nome deriva forse da quelli delle dee Modron o Morrigan – e ha smesso di combattere contro Artù, Ginevra e mago Merlino – i suoi nemici giurati nell’Inghilterra medievale. Con ancora addosso giusto il bello scialle cucito per lei da André Breton nei primi anni ’40 del secolo scorso – il francese pubblicò un poema intitolato proprio “Fata Morgana” nel 1942 –, questa signora senza tempo è sbarcata nella città meneghina e ha preso casa a Palazzo Morando, ospite della Contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini. Nata nel 1876 e morta nel 1945 (stando a Internet; nata nel 1870 e morta nel 1954 stando al profilo Instagram di Fondazione Trussardi: mistero), lo spirito della Contessa – appassionata di spiritismo, teosofia e alchimia – aleggia nella dimora di famiglia con più forza che mai. In queste settimane, infatti, Palazzo Morando ospita “Fata Morgana: memorie dall’invisibile”. La maxi-mostra di Fondazione Trussardi curata da Massimiliano Gioni, Daniel Birnbaum e Marta Papini mette sul tavolo cosa possa essere Fata Morgana oggi, e come possa esserlo. Arrivata nel museo che ospita la collezione di Costume e Moda del Comune di Milano, insomma, Fata Morgana è super chic e ci insegna a stare al passo coi tempi – lei che di tempi ne ha visti e vissuti di pressoché infiniti.

Sono circa 80 i nomi degli autori presenti in mostra tra artisti di oggi e di ieri, medium, mistiche medievali, scrittori e via così. L’allestimento si dipana tra il piano terra e il piano nobile di Palazzo Morando, in un infinito rincorrersi e accumularsi di immagini, suoni e suggestioni. L’ammasso di fotografie, disegni, tele e sculture delle prime stanze – sembra di essere in un bazar, dove potrebbe spuntare una lampada magica da qualsiasi angolo – prosegue nell’ala nuova del primo piano; lì, vetrine, teche e cornici si affollano attorno al visitatore che, se proprio non riesce a sentire la presenza degli spiriti, sente quantomeno quella delle numerosissime opere. Sempre al piano nobile, il percorso prosegue con meno furia e più respiro negli ambienti storici, dove è esposta anche la collezione di Palazzo Morando.

Impensabile, impossibile soffermarsi in una sola visita su tutti gli 80 autori presenti in mostra. Come in una seduta spiritica, come in un’esperienza mistica, come in un incontro con l’Ignoto, contano le sensazioni, i flash, le attrazioni fatali che rimangono in mente e addosso per motivi inspiegabili; contano, qui e ora, per me – che devo tornare a fare un altro giro da “Fata Morgana” – alcune opere e alcuni nomi degli 80 incontrati a Palazzo Morando. Non passano inosservate le fotografie delle sedute spiritiche di Eusapia Palladino con i tavoli che si alzano da terra. Impressiona la perizia tecnica nei disegni capellocentrici di Madame Favre, nome d’arte di un’altrimenti anonima disegnatrice francese della metà dell’800. Funziona eccome la sequenza delle due sale con i grandi, pallidi disegni erotico-pulsionali di Pierre Klossowski e il video al buio di Diego Marcon. Rimane nelle orecchie il canto di Ildegarda di Bingen uscito direttamente da una cattedrale gotica. Non stancano mai i brandelli di corpi di Carol Rama (facendo pure venire in mente le pagine che Giorgio Manganelli le ha dedicato). Fanno venire voglia di rubarli – citofonare Louvre, prego – i volumi della Contessa Morando con titoli come: “Speculum Imaginum Veritatis Occultae”, pubblicato nel 1681. Danno un piacevole senso di nausea le immagini in cui Stanislawa Popielska mastica, ingoia e vomita garze e tovaglioli.

Citando le “Tesi contro l’occultismo” di Adorno, il giorno dell’inaugurazione Massimiliano Gioni ha sottolineato come “si ritorna all’occultismo in momenti di oscurantismo”. Fata Morgana, dunque, oggi, dopo secoli passati a essere una presenza a metà tra il maligno e l’illusorio, può finalmente essere una luce contro gli oscurantismi. Quelli artistico-culturali, con la riscoperta di artisti e lavori poco noti al grande pubblico; quelli socio-politici, con la riabilitazione di figure messe ai margini durante la loro vita; quelli personali, imposti da noi a noi stessi quando ci obblighiamo a essere esseri esclusivamente razionali, dimenticando la Fata Morgana che ci vive dentro.